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La storia fantastica, fantasy con ironia


Visto con Riccardo, 9 anni

La storia fantastica, fantasy con ironia

Lo sceneggiatore di Misery racconta una classica storia d'amore e avventura, rivitalizzando il fantasy grazie a dei personaggi iconici e a un'ironia in punta di penna

di Demis Biscaro 5/01/2016

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Due volte premio Oscar per la sceneggiatura di Butch Cassidy e Tutti gli uomini del presidente, William Goldman ha firmato numerosi script di grande successo, tra cui, oltre a quelli già citati, Il maratoneta e Misery non deve morire. Nel 1973 Goldman dà alle stampe il suo secondo (e ultimo) romanzo, La principessa sposa, ambientato a Florin, un immaginario regno medievale dove Buttercup, una giovane donna di umili origini ma di straordinaria bellezza, diventa promessa sposa del principe Humperdinck, dopo che il suo unico e vero amore, il garzone Westley, è morto in mare. Prima delle nozze però Buttercup viene rapita da un curioso trio di malviventi e liberata da un formidabile uomo vestito di nero e dal volto coperto: chi si nasconde dietro quella maschera?

Il quid del romanzo sta nel fatto che la storia è raccontata con un artificio metaletterario (il libro non sarebbe altro che una riduzione di una precedente opera di tal Morgenstern) che consente all’autore di smontare gli elementi tipici delle storie d’amore e d’avventura con i suoi interventi corrosivi e il taglio ironico della narrazione. Nel 1987 Goldman adatta il suo romanzo in un film per la regia di Rob Reiner, rinunciando (quasi) alla componente metanarrativa e trasformando la sua vena più caustica in una brillante ironia, capace di vivacizzare e ridare paradossalmente nuova linfa al fantasy.

Ne esce un’opera classica fin dal suo primo apparire, dove quello che conta non è tanto il messaggio di fondo (il vero amore supera ogni ostacolo) ma la capacità di attrarre e soddisfare adulti e bambini per motivi diversi. I più piccoli vengono catturati dalle invenzioni fantastiche, dai duelli all’arma bianca e dall’atmosfera avventurosa che si respira a ogni inquadratura, mentre i più grandi (e più smaliziati) possono godersi lo spirito disincantato della narrazione e l’ironia in punta di penna dell’autore.

Ma ciò che resta nel cuore sono alcuni iconici personaggi: Fezzik, il gigante buono e tonto con la passione per le rime (interpretato dal campione di wrestling André the Giant), Westley, l’uomo in nero che ogni ragazzino sogna di diventare e Bottondoro (pessimo adattamento italiano dell’inglese Buttercup), un’incantevole Robin Wright al suo debutto sul grande schermo. E naturalmente l’indimenticabile Inigo Montoya, invincibile spadaccino spagnolo tanto devoto alla memoria del padre da aver dedicato tutta la sua esistenza alla ricerca dell’uomo che lo aveva ucciso: “Hola. Mi nombre es Inigo Montoya. Tu hai ucciso mio padre. Preparate a morir!”.

Menzione a parte per la colonno sonora, altro fiore all’occhiello del film, che vanta la presenza di musiche curate dal chitarrista dei Dire Straits Mark Knopfler.

Riccardo ha cominciato a guardare La storia fantastica con moderato interesse, ma quando alla scena del primo bacio stava per iniziare a lamentarsi come fa ogni volta di fronte a qualche intermezzo romantico è stato preso in contropiede dal fatto che anche il bambino a cui viene raccontata la storia all’interno del film stava protestando per la stessa ragione (un retaggio dell’impalcatura metanarrativa del romanzo). Questo piccolo episodio l’ha messo subito nella disposizione d’animo più adatta per seguire la storia, con uno spirito partecipe ma aperto all’ironia.
La parte nella palude del fuoco coi topi giganti è stata la sua preferita insieme alla scena in cui l’uomo in nero sfida l’astuto Vizzini con un indovinello, la cui soluzione, anche in questo caso, l’ha fatto sorridere. Della trama romantica non gli importava proprio niente e il film nel complesso non l’ha coinvolto piú di tanto.
Però alla fine ha voluto che gli prendessi dalla libreria la mia copia del romanzo, che avevo letto da ragazzino quando il film era uscito nelle sale. Da lí potrà riprendere il viaggio verso Florin, magari questa volta con piú interesse.

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