Recensioni

La regina delle nevi, una fiaba tutta al femminile


Visto con Riccardo, 8 anni e Letizia, 4 anni

La regina delle nevi, una fiaba tutta al femminile

Il film che ha convinto Miyazaki a dedicarsi all'animazione stupisce ancora oggi per l'atmosfera onirica e il fascino ambiguo di una regina attraente e terribile

di Demis Biscaro 20/03/2015

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Kai e Gerda sono un bambino e una bambina che abitano in case affacciate e che passano il tempo coltivando la loro amicizia e le loro rose, esposte su un giardino sospeso tra gli abbaini delle loro abitazioni. Durante una sera d’inverno Kai viene colpito al cuore da un scheggia di ghiaccio che gli fa scordare l’affetto che provava per la sua amica. Dietro questo maleficio c’è la regina delle nevi la quale, raggiunto il villaggio con la sua slitta, conduce Kai via con sé. Allora Gerda pur di ricondurre a casa il suo amico affronterà da sola un pericolosissimo viaggio fino al palazzo della terribile regina.
Nel 1957 Lev Atamanov, uno dei padri fondatori dell’animazione sovietica, rilegge l’omonima fiaba di Andersen (la stessa che ha ispirato Frozen – Il regno di ghiaccio) in un’ottica laica, rimuovendo tutti i riferimenti all’iconografia cristiana del testo danese e trasformandola in una celebrazione del coraggio e dell’amicizia disinteressati propri dell’infanzia. Il viaggio di Gerda è un iter di crescita e insieme una discesa verso un inferno di ghiaccio, attraverso un territorio sempre piú spoglio e freddo man mano che la meta finale si approssima. Un viaggio condotto a piedi nudi, a testimoniare che nulla della sua vita precedente può esserle d’aiuto se non l’affetto per il suo amico, unico pensiero a guidarla attraverso lande sconosciute e impervie. Lungo la strada farà nuove conoscenze e comprenderà che i rapporti personali costituiscono un prezioso motivo di conforto ma anche un tessuto di legami da cui nel corso della vita ci si deve saper districare per non perdere di vista gli obiettivi più importanti (l’affetto per Kai nello specifico) e per non trasformarsi in vittime di quelle stesse persone che avrebbero voluto aiutarci.
Particolarmente significativo è il fatto che, tolto Kai, tutti i personaggi principali della storia sono femminili e tutti contribuiscono allo sviluppo della personalità della piccola Gerda che dovrà dal canto suo trovare la forza per abbandonare il rifugio rassicurante di queste amicizie ancora di stampo infantile per puntare a quell’unico elemento maschile che solo può traghettarla nell’adolescenza e proiettarla nell’età adulta. Da una certa prospettiva la sua ricerca può anche essere letta come la riconquista di un amante perduto, traviato da una passione subitanea e alienante per una donna carismatica, maliziosa e più esperta, per sconfiggere la quale serve la forza di un amore puro come quello di una bambina e la determinazione propria di una donna adulta.
Il cuore gelido del film è infatti la regina delle nevi, statuaria figura femminile che con la sua austera bellezza e la severità del suo sguardo dispensa in egual misura timore e attrazione. Glaciale ed imperscrutabile, ha i tratti di una vera e propria antimadre che adotta atteggiamenti apparentementi materni con Kai con lo scopo però non di acuire la sua sensibilità quanto piuttosto di smorzarla e di rendere il suo cuore insensibile all’amore. E il film insegna che nessuno è al sicuro da questo pericolo, perché anche nel caldo tepore delle nostre case una scheggia di ghiaccio e indifferenza può insinuarsi nel nostro cuore, chiudendoci ai rapporti con gli altri.
Il contrasto tra la durezza del mondo reale e la delicatezza dell’universo interiore è sottolineata da un iterato contrasto tra gli ambienti esterni, caratterizzati da tonalità fredde e cupe, e quelli interni, illuminati dalla luce calda e avvolgente del fuoco. La narrazione ha un taglio prevalentemente drammatico, stemperato in parte da alcuni intermezzi in cui compare il narratore, un vecchio elfo di nome Ole-Lukøie, anch’egli protagonista di una fiaba di Andersen.
L’animazione è molto fluida e detagliata ma al di là degli aspetti tecnici ciò che colpisce di più è la capacità del regista di calare la storia in un’atmosfera onirica, costantemente aperta allo stupore e alla meraviglia più genuini, emozioni che le grandi major dell’animazione odierna (Disney, Dreamworks, Fox, ecc.) hanno sacrificato da tempo all’altare di una comicità chiassosa e superficiale.
E proprio questa intensa vena fantastica ha conquistato Riccardo che è rimasto incantato dal piccolo giardino sospeso che Gerda e Kai avevano costituito tra le loro due case e in cui si incontravano e accudivano le loro rose, segno di un’amicizia speciale, delicata ma nello stesso tempo abbastanza robusta da tenerli sollevati tra le nuvole, al di sopra della prosaica vita delle persone comuni. Letizia invece, che è ancora in piena fase “principesse”, ha focalizzato tutta l’attenzione sulla regina delle nevi e ogni volta che compariva sullo schermo si stringeva a me, affascinata e insieme intimorita dal suo sguardo.
Lo stesso fascino l’ha subito Hayao Miyazaki (regista tra le altre cose de La città incantata e del recente Si alza il vento) che in passato ha dichiarato di aver deciso di continuare il suo lavoro nel campo degli anime, nonostante le difficoltà iniziali, proprio dopo aver visto questo film. E difficilmente riusciamo a immaginare un merito più grande per un’opera d’animazione.

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