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La collina dei conigli, in viaggio verso la libertà


Visto con Riccardo, 7 anni

La collina dei conigli, in viaggio verso la libertà

Una storia drammatica in equilibrio tra naturalismo e tensione epica, impreziosita da un'animazione a tinte pastello ricca di dettagli

di Demis Biscaro 30/03/2013

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“Tutto il mondo sarà tuo nemico o Principe dai Mille Nemici, e ogni qualvolta ti prenderanno, ti uccideranno. Però prima dovranno prenderti, e tu hai buone zampe e buone orecchie o Principe dai Rapidi Riflessi. Sii astuto! Inventa trucchi e stratagemmi e il tuo popolo mai verrà distrutto, mai sarà sterminato!”
A pronunciare queste parole è Frits, Creatore dell’universo, che si rivolge a El-ahrairà, primo coniglio e principe di tutti i suoi discendenti. Si apre così, con un mito cosmogonico riletto in chiave lapina questo bellissimo film d’animazione tratto dall’omonimo bestseller di Richard Adams, che narra l’umile epopea di un gruppo di conigli selvatici alla ricerca di un luogo propizio per fondare una nuova conigliera.
Martin Rosen, regista e sceneggiatore, opera una doverosa riduzione del romanzo ma rimane egregiamente fedele al suo spirito innestando la straordinaria avventura dei protagonisti a quattro zampe su uno sfondo naturalistico rappresentato con un grado di dettaglio quasi botanico. Moscardo e compagni agiscono sotto la spinta di un atto di volontà ammirevole, sorretto da una fiducia reciproca e da un affiatamento di gruppo che consente loro di superare difficoltà apparentemente insormontabili e di sfuggire anche ai predatori piú insidiosi (primo fra tutti l’uomo). La dimensione epica della storia non nasce dalla grandiosità delle imprese compiute (in fin dei conti sono conigli che attraversano prati e boschi cercando di salvare la pelle) ma dall’onestà dei loro intenti e dalla sincera dedizione con cui vengono perseguiti. Sí, sono conigli, ma sono ispirati da un’ideale di libertà assoluto e irrinunciabile, a volte più forte persino dello stesso istinto di sopravvivienza. Proprio su questo primato dell’ideale sul materiale fa perno il processo di antropomorfizzazione degli animali, un’antropomorfizzazione tutta interiore che, agli antipodi rispetto a quanto si è soliti vedere nei prodotti piú mainstream (Disney, Dreamworks, Pixar, ecc.), rispetta religiosamente il loro aspetto fisico e la loro biologia per focalizzarsi sulle dinamiche emotive che si sviluppano all’interno del gruppo in risposta alle situazioni di pericolo.
L’animazione a tinte pastello si distingue per una notevole profondità nella rappresentazione degli ambienti naturali su cui si stagliano le figure degli animali, piatte e dal contorno ben definito, quasi delle macchie di colore grigio e marrone sullo sfondo verde. Come per La tela animata Riccardo è rimasto catturato fin da subito dal flusso variopinto delle immagini e dalla colonna sonora ammaliante, che fa da insostituibile contrappunto ai fatti narrati (da segnalare in special modo la canzone Bright eyes intepretata da Art Garfunkel).
La componente drammatica è predominante ed è sottolineata dall’abbondanza di colori freddi che fanno da cornice alle scene più tese, come quelle in cui si profila la minaccia di qualche predatore o una lotta tra conigli. Nonostante l’assoluta mancanza di personaggi comici e una narrazione non particolarmente vivace Riccardo ha seguito il film con interesse anche se durante qualche sequenza di raccordo l’attenzione tendeva un po’ a calare.
Nel rispetto di una rigorosa vocazione ecologista, la macchina da presa non si ritrae di fronte agli aspetti piú violenti del mondo naturale e non si fa scrupolo di mostrare artigli, zanne, conigli sanguinanti e anche qualche animale morto, per cui la visione è sconsigliata agli spettatori piú piccoli e sensibili. Riccardo non è rimasto particolarmente impressionato dalle scene più crude e anzi mi ha detto che il Generale Vulneraria, invece di incutergli timore, gli sembrava buffo per il fatto che aveva un occhio azzurro e l’altro bianco (accecato durante una battaglia).
Ma grazie alla forza della poesia che emana da ogni immagine perfino la violenza e il ciclo biologico della vita e della morte trascolorano in una realtà più grande e indefinibile. E più di ogni altra cosa rimane nel cuore l’ultima toccante sequenza prima dei titoli di coda in cui si vede uno dei conigli che, abbandonato il suo corpo vecchio e stanco, si allontana saltellando con El-harairà nella bruma del crepuscolo, leggero e libero, verso i pascoli del cielo.

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