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La casa dei fantasmi, un divertimento “spaventoso” per tutta la famiglia


Visto con Alessandro, 5 anni

La casa dei fantasmi, un divertimento “spaventoso” per tutta la famiglia

Il film, tratto da una delle più celebri attrazioni dei parchi Disney, è perfetto per passare una serata "da brividi"... con tante risate. Se poi avete visitato il vero Phantom Manor, beh, è ancora meglio!

di Luca Celoria 27/11/2014

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La casa dei fantasmi è una delle attrazioni di maggior successo nei parchi Disney, forse seconda solo a I pirati dei caraibi, dai quali è nata la famosa pentalogia con Johnny Depp. Grazie al successo avuto col primo film, La maledizione della prima luna, i vertici della Casa di Topolino pensarono di creare una storia basandosi anche sulla loro attrazione più spaventosa, e così nel 2003 arrivò nelle sale cinematografiche La casa dei fantasmi. Sarò onesto, personalmente me ne ero completamente scordato, ma una sera era in programmazione e così io e mio figlio Alessandro ci siamo messi a guardarlo.
La trama è molto semplice: una coppia, entrambi agenti immobiliari, visita una casa  “tenebrosa” e fuori mano, con il compito di venderla; sono accompagnati dai loro figli, perché il marito è spesso rimproverato dalla moglie (pensa solo al lavoro, e non è mai a casa assieme a loro). Il classico temporale blocca la famigliola all’interno della casa; tutti quanti insieme, finiranno per aiutare i fantasmi prigionieri a trovare la strada verso… il paradiso.
La sinossi sembrerebbe una perfetta base per un horror alla Sam Raimi o Carpenter, tuttavia il film è una commedia piena zeppa di gag, simpatici ectoplasmi e personaggi bizzarri, e alterna sedicenti spaventi a battute e continue situazioni comiche. A rendere subito divertente l’atmosfera ci pensa il protagonista: Eddy Murphy, che in veste di malcapitato avventuriero porta risate in quasi tutto il film. Effetti speciali ben curati (nonostante l’alta definizione delle Tv odierne smaschera qualche difetto) e personaggi comprimari all’altezza reggono bene tensione e sviluppo della trama.
La pecca principale è che il film è piuttosto semplice e scontato… per un adulto. Ma non è così per Alessandro! Per un bimbo di 5 anni è un prodotto perfetto, perché con tatto e fantasia incomincia a introdurre il passaggio dalla vita al paradiso. Non è catechismo, è il favoloso e obbligatorio percorso della vita. Nel complesso, il film scorre piuttosto bene, anche se sicuramente ciò che mio figlio ha vissuto di persona nel viaggio a Parigi ha finito per rivelarsi un valore aggiunto.
Una piccola curiosità: nel film i busti di marmo che cantano in coro sono doppiati dai Neri per Caso, che non sfigurano affatto nei confronti dei cantanti originali del film, o di quelli che hanno doppiato i busti nell’attrazione del parco. Peccato siano spariti dal mercato discografico.
Far vedere La casa dei fantasmi ai miei figli è poi stato particolarmente importante, in virtù di un episodio che risale alla mia adolescenza. Nel 1992, quando avevo 16 anni, i miei genitori mi portarono ad Eurodisney, alle porte di Parigi; era giugno e faceva caldo, ma non troppo, e il parco non era affollato. Le attrazioni giravano solo da sessanta giorni (Disneyland Paris fu inaugurata proprio nell’aprile di quell’anno), e tutto era tirato a lucido e col profumo di nuovo. La magia che si respirava camminando per i mondi incantati di quel parco era incredibile. L’emozione che provai mi è rimasta impressa nella mente, e nonostante negli anni sia tornato spesso a visitare altri “Disneyland” sparsi in giro per il mondo, quella sensazione non l’ho mai più avuta. Del resto, il detto la prima volta non si scorda mai è inattaccabile.

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Carboncino eseguito da Nonna Liù per Alessandro, che ritrae il Phantom Manor di Disneyland Paris

Sicuramente una delle cose che mi colpì maggiormente fu la ricostruzione del villaggio western, Frontierland; e proprio lì, oltre alle montagne rocciose e al di là della strada principale dove i cowboys si sfidavano a duello davanti al fortino dei soldati, si ergeva imponente e spaventoso il Phantom Manor (l’equivalente francese della Haunted Mansion statunitense). L’attrazione era una “casa degli orrori” a tutti gli effetti; una volta catapultati all’interno della magione e saltati a bordo a dei piccoli “ovetti”,  si seguiva un percorso pieno di fantasmi, incantesimi, scheletri dispettosi e lugubre presenze. La prima volta che vidi il Phantom Manor ero io il “piccolo”; poi la giostra della vita mi ha fatto tornare in quel luogo da Padre, ed ecco che le sensazioni nostalgiche sono state accantonate per far spazio a nuovi ricordi e ad altre emozioni. Alessandro, che aveva circa tre anni e mezzo all’epoca, rimase incantato da quella serie di stupefacenti giochi di luce, salite, discese, ombre, gatti neri, bare, scheletri, dove tutto quello che avrebbe dovuto far paura finiva per rivelarsi spassoso. E a molti mesi di distanza, davanti allo schermo, è stato divertente giocare con lui a riconoscere le attrazioni mostruose  che si incontrano nel Phantom Manor che poi sono diventate scene del film! Abbiamo riconosciuto, ad esempio, il corridoio dei ritratti, la sfera verde della zingara, i busti di marmo che prendono in giro i passanti e il valzer dei fantasmi nel salone principale.
Adesso aspettiamo solo che il piccolo Adriano cresca ancora un pochino per poter e far vivere anche a lui questa divertente e spaventosa avventura, sia in Dvd che dal vivo nei parchi Disney!

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Ecco Alessendro davanti al Phantom Manor. N.B.: nella foto è più piccolo di quanto raccontato nell’articolo, perché l’immagine risale a un precedente viaggio a Parigi; fino ai tre anni non è consigliabile portare i bimbi a visitare l’attrazione e infatti noi, in quell’occasione, siamo rimasti fuori

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