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La Bella e la Bestia, l’apparenza inganna


Visto con Riccardo, 7 anni e Letizia, 3 anni

La Bella e la Bestia, l’apparenza inganna

Un capolavoro dell'animazione, che a partire dall'omonima fiaba insegna a guardare oltre la superficie delle cose

di Demis Biscaro 23/08/2014

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Nel corso della sua storia l’uomo ha sviluppato alcuni tabù per proteggere i bambini da esperienze al di fuori della loro portata. Uno dei più forti è sicuramente quello relativo al sesso, dipinto come un groviglio di istinti bestiali da cui è bene tenersi alla larga. Salvo poi doverci fare i conti tutto d’un tratto al momento del matrimonio. Non stupisce perciò che in passato la prima notte di nozze assumesse nella fantasia di molte ragazze i contorni di un evento insieme splendido e orribile, simile a un incontro intimo con una bestia ripugnante in un castello da sogno. E proprio di questo narra la fiaba del La Bella e la Bestia, che sviluppa in forma letteraria il brusco – e non di rado traumatico – superamento del tabù infantile del sesso.

La trasposizione cinematografica ad opera della Disney nel 1991 conserva sorprendentemente intatto questo originario nucleo semantico (che parla  per lo più all’inconscio), sovrapponendovi alcuni elementi originali. La storia è nota. Belle è una ragazza appassionata di libri che vive in un villaggio francese col padre inventore. Di ritorno da un viaggio l’uomo finisce prigioniero nel castello di quello che un tempo era un bellissimo principe ma che ora ha le sembianze di una Bestia orrenda. Liberato grazie all’intervento di Belle, l’inventore dovrà rientrare a casa senza la figlia, condannata a restare per sempre nel castello al posto suo. Tuttavia la forzata convivenza della ragazza con la Bestia farà nascere tra i due un amore inatteso, minacciato però dal giovane cacciatore Gaston che, invaghito di Belle, organizzerà una spedizione per uccidere il mostro.

L’apparenza inganna, perciò nella vita bisogna guardare al cuore delle cose: questo il messaggio esplicito del film, enunciato a chiare lettere dal narratore e declinato nello sviluppo della storia attraverso personaggi dalla doppia natura: la Bestia-principe in primis, ma anche Gaston, cacciatore dall’aspetto seducente ma dal cuore malvagio, e tutta la servitù del castello, in particolare Lumière (il candelabro) e Tockins (l’orologio), soprammobili dall’animo generoso.

La stessa Belle custodisce sotto le sembianze di una semplice ragazza di villaggio un’anima sognatrice, e una personalità fortemente emancipata e anticonformista che fanno di lei una delle prime principesse moderne di casa Disney. E quando nel finale la Bestia si trasforma nel tradizionale principe azzurro, le si legge chiaro in volto tutto lo stupore e il disorientamento di chi scopre per la prima volta che quanto appariva mostruoso (la sessualità, per riprendere la metafora iniziale) nascondeva nel suo intimo una natura fin troppo umana. Ed è proprio quell’umanità che Belle cerca in fondo agli occhi del suo innamorato, senza farsi distrarre dal suo nuovo affascinante aspetto.

Messaggi importanti e stratificati, sorretti da un’animazione splendida a cominciare dai fondali, ispirati ai paesaggi della Valle della Loira e riprodotti con delicate tinte pastello, per passare alle elaborate coreografie in perfetto stile Broadway, alla vivacità delle spalle comiche e all’uso del colore con funzione narrativa (il castello della Bestia vira progressivamente da un blu cupo a un rosa solare man mano che Belle conquista il cuore del suo ospite). Menzione d’onore spetta anche alla straordinaria colonna sonora e in particolare alla canzone principale “Beauty and the Beast”, entrambe premiate con l’Oscar.

Il film ha calamitato l’attenzione dei miei due bimbi fin dal prologo, che racconta la trasformazione del principe in Bestia con un’efficacissima grafica “a vetri colorati” tipica di molte cattedrali gotiche. Riccardo poi si è fatto coinvolgere maggiormente dalle scene più avventurose, come la lotta tra la Bestia e i lupi – che invece ha spaventato molto Letizia, tanto da farle coprire gli occhi – e il combattimento finale tra Gaston e la Bestia. Tra le spalle comiche hanno riscosso un grande successo la coppia Mrs. Bric e Chicco, rispettivamente teiera e tazzina, che proponevano in chiave ironica tipiche dinamiche madre-figlio.

Letizia invece si è subito affezionata a Belle, che già conosceva dai libretti Disney che girano per casa, ma è rimasta profondamente impressionata dalla prima apparizione della Bestia, tanto da chiedere rassicurazioni: “Qui da noi non ci sono le bestie, vero?”. “No, non ce ne sono” ho confermato. Ma anche ce ne fossero, a saper guardare al di là delle apparenze e dei tabù scopriremmo che forse non sono poi così terribili come sembrano.

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