Recensioni

La bella addormentata, quando i cattivi fanno la differenza


Visto con Riccardo, 7 anni e Letizia, 3 anni

La bella addormentata, quando i cattivi fanno la differenza

Scenografie mozzafiato e un'indimenticabile strega cattiva salvano una pellicola in cui ritmo e comicità lasciano a desiderare

di Demis Biscaro 4/07/2013

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Alla nascita della primogenita Aurora, il re Stefano e la regina Leah indicono grandi festeggiamenti a corte. Le fate Flora e Fauna benediscono la piccola con i doni della bellezza e del bel canto ma prima che Serenella, la terza e ultima fata, possa pronunciarsi irrompe nella sala la strega Malefica che, furibonda per non essere stata invitata, scaglia una terribile maledizione sulla neonata: al compimento del sedicesimo anno di età la giovane si sarebbe punta con un fuso e sarebbe morta. Coi suoi poteri Serenella riesce solo a mitigare la funesta profezia: Aurora non morirà ma cadrà in un sonno profondo da cui potrà svegliarsi solo con un bacio di vero amore. Nonostante le tre fate si prendano cura personalmente della principessa nascondendola in una casetta nel bosco, Malefica riesce a dar corso alla sua maledizione e solo l’intervento del principe Filippo, che sconfiggerà la strega trasformatasi in drago, porrà fine al terribile l’incantesimo.
Ispirato molto lontanamente alla fiaba omonima di Perrault e al balletto di Čajkovskij, La bella addormentata nel bosco si distingue per un tratto grafico notevole, slanciato e sottile, insolitamente moderno e lontano dalla tradizionale rotondità di altri celebri lungometraggi Disney. Le sontuose scenografie, debitrici della pittura fiamminga del ’400, regalano allo spettatore il ritratto di una natura contemporaneamente stilizzata e ricca di dettagli in cui si innestano scorci di paesaggio urbano dal sapore tardo-medievale. Fuori dal borgo rurale le architetture dei palazzi svettano lungo vertiginose linee di fuga verticali mentre la profondità delle scene non è affidata al volume dei corpi ma ad una sequenza di piani paralleli su cui si muovono sagome tendenzialmente piatte e dal contorno spigoloso.
In questa ambientazione dal gusto piacevolmente gotico troneggia Malefica, figura vigorosa e di forte impatto emotivo, capace di dominare la scena con la sua sola presenza. Al suo confronto gli altri personaggi sono evanescenti, prima fra tutte la bella protagonista, inchiodata in una perenne condizione di sognante languore e strutturalmente incapace di una significativa evoluzione interiore. Se la cava decisamente meglio il principe Filippo: rappresentato con una certa vena ironica (alla prima apparizione finisce molto poco elegantemente a mollo in un laghetto), è innamorato e ammiccante ma anche capace di crescere e affrontare le difficoltà con scudo e spada alla mano.
Purtroppo il film è appesantito da una sceneggiatura fiacca che non riesce ad imprimere il ritmo giusto alla storia e che per colmare il vuoto narrativo si appoggia a dei comprimari poco incisivi come le tre fate, dotate di una vis comica esilissima. Un servizio di gran lunga migliore l’avrebbero reso gli assistenti-mostriciattoli di Malefica, confinati invece in un paio di parentesi comiche del tutto marginali. Anche l’intreccio non aiuta, facendo leva su fraintendimenti ed equivoci che rendono la storia di difficile comprensione da parte degli spettatori più piccoli (Aurora e Filippo credono che le rispettive famiglie vogliano ostacolare la loro unione mentre in realtà il loro matrimonio era già stato pianificato fin da quando erano in culla…). Letizia infatti non appena ha visto Aurora in lacrime senza motivo apparente ha cominciato a chiedere “Perché piange? Perché è triste?” ed è stato impossibile darle adeguata ragione di quel comportamento. Oltretutto nella prima parte del film si è annoiata parecchio perché la protagonista si vedeva molto poco (più volte ha chiesto dov’era la principessa…) e le tre fate non offrivano un diversivo efficace. Riccardo invece ha apprezzato la battaglia a suon di colpi di bacchetta magica tra Flora e Serenella che non riuscivano ad accordarsi sul colore del vestito di Aurora. Ma la scena che l’ha conquistato è stata quella del combattimento tra il drago e Filippo: cupa, drammatica e fortemente iconica, nella sua essenzialità rimanda a certe rappresentazioni del mitico scontro tra San Giorgio e il serpente alato. Alla vista del dragone Letizia è rimasta un po’ impressionata e al termine del film ha tenuto a ribadire che la sua principessa preferita rimaneva in ogni caso ancora Biancaneve!

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