Recensioni

Kirikù e la strega Karabà, la saggezza africana


Visto con Marco, 4 anni

Kirikù e la strega Karabà, la saggezza africana

Un viaggio ascetico che usa il linguaggio della fiaba e i colori della savana diventa una storia ricca di insegnamenti in grado di parlare a tutti

di Luca Maragno 23/01/2013

0

http://www.movieforkids.it/wp-content/uploads/2013/01/Kirikou-Mere-et-Kirikou-naissance-1600x9641.jpg

Il primo lungometraggio del francese Michel Ocelot, Kirikù e la strega Karabà, è uno degli ultimi baluardi di cinema d’animazione europeo per bambini in grado di tenere testa alla qualità delle produzioni americane e giapponesi.

Usando il linguaggio proprio della fiaba, Kirikù narra le peripezie di un bambino africano, alle prese con le angherie di una strega che ha privato un villaggio della sua fonte d’acqua ed eliminato tutti gli uomini che hanno osato sfidarla. Nasce da solo dal ventre materno, già in grado di parlare e minuscolo come un folletto: Kirikù più che un bambino è la rappresentazione stessa della purezza dell’uomo, della sua innocenza e della vivacità intellettuale. «La tua forza è nell’assenza di amuleti», gli dirà il saggio nonno, «La strega conosce il mondo degli amuleti e si prende gioco degli uomini che si credono protetti e non diffidano più. Invece lei non sa cosa fare davanti all’innocenza nuda e cruda e a un’intelligenza sempre vigile e libera».

Le peripezie di Kirikù per affrontare la strega hanno il sapore del viaggio ascetico, nel senso che egli deve affrontare una serie di prove che lo porteranno a raggiungere una nuova forma, che sarà poi quella adulta di uomo fatto e completo.

Affrontando i problemi con astuzia e ingegno e soprattutto non fermandosi mai sulla superficie delle cose del mondo, Kirikù svela una realtà ben diversa da quella che gli viene presentata dal comune sapere del villaggio.

Prima salva la vita allo zio che affronta la strega Karabà; poi salva la vita ai bambini del villaggio che la strega stava per rapire; poi fa tornare l’acqua nella fonte, bloccata da un animale e non fatta sparire per magia; infine sfugge allo sguardo vigile di Karabà intenta a bloccare ogni contatto con il saggio della montagna. Questi è l’unico che sa rispondere alla (ovvia e semplice) domanda che solo Kirikù pone fin da subito: «perché la strega Karabà è cattiva?». «Perché ha una spina nella schiena che la fa soffrire» è la risposta. «Strapperò la spina dalla schiena della strega Karabà o morirò», conclude subito Kirikù. E così fa, rendendola buona nell’ultimo atto che lo trasformerà in un uomo e che avvia il film verso una conclusione originale e piena di ulteriori significati morali. Kirikù chiede a Karabà di sposarlo e insieme tornano al villaggio dove si trovano ad affrontare le resistenze della gente che non riconosce Kirikù fattosi adulto e non è disposta a perdonare Karabà. Tutto però si concluderà per il meglio.

Sono molte le “magie” del film: il look intrigante e originale con un disegno tradizionale ispirato dai colori e dal folclore africano, dove è possibile riconoscere la cosiddetta “arte negra” come i totem; il ritmo sempre ben equilibrato tra avventure e filosofia esplicita: «Io sono piccolo e vorrei essere grande», dice per esempio in uno dei tanti passaggi Kirikù e gli viene risposto che «oggi tu sei piccolo e sei potuto entrare dove nessun’altro avrebbe potuto. Rallegratene. Domani, quando sarai grande, non dimenticare di rallegrarti di essere grande»; e, infine, i tanti bei condivisibili sottesti che vanno dalla “ricerca della verità dietro le apparenze” al valore del perdono nel finale.

Prodotto dalla Factory Les Armateurs (gli stessi del capolavoro Appuntamento a Belleville), Kirikù vanta un’animazione ancora fresca e attuale (il film è del 1998) grazie anche a una cura del particolare e una serie di idee brillanti (Karabà per esempio, si serve di un esercito di “feticci”, che non sono altro che gli uomini del villaggio trasformati in oggetti, ognuno diverso dall’altro, ognuno che sembra nato dalle mani di un talentuoso scultore e che si muovono scattosamente, avendo perso il contatto con la natura del mondo).

Il film ha avuto difficoltà distributive dovute alle nudità mostrate: per restare fedele alla realtà africana, infatti, le donne del villaggio sono tutte e seno scoperto, ma a parte questo non vi sono né scene né allusioni sessuali di alcun genere.

Non era mai capitato che Marco mi chiedesse di rivedere un film, subito dopo essere arrivati alla fine (permesso che è stato negato). Kirikù è stato richiesto il giorno successivo e quello successivo ancora e ad oggi rappresenta un record: è stato visto tre volte di seguito in tre giorni. Marco si è appassionato molto insomma, senza che effettivamente potesse in qualche modo “vestire” i panni del protagonista come fa di solito. Era più che altro incuriosito da molteplici aspetti che gli hanno suscitato diverse domande. Quella che ha assunto più importanza nel tempo riguarda la voce degli uomini. Kirikù alla fine si trasforma in adulto e cambia quindi anche “doppiatore”: Marco ha così scoperto che diventando grande cambierà anche la sua voce e non c’è giorno che non mi chieda, senza che io possa soddisfare efficacemente la sua curiosità, come diventerà la sua da grande o come era la mia da piccolo.

Vai alla scheda Cinema
Vai alla scheda Home Video

© Riproduzione riservata


This entry was posted in Senza categoria on .

Inserisci un Commento