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Kiki, com’è difficile crescere!


Visto con Alex, 4 anni

Kiki, com’è difficile crescere!

Uno dei capolavori di Hayao Miyazaki trova la strada dei nostri cinema a 24 anni di distanza dall'uscita in patria, portando con sé importanti messaggi di crescita attraverso le avventure di una giovane strega

di Karin Ebnet 23/04/2013

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Hayao Miyazaki è uno dei pochi artisti dell’animazione capace di toccare l’anima con storie che veicolano importanti messaggi educativi. Sarà per questo che LuckyRed ha deciso, già da qualche anno, di far scoprire anche al pubblico italiano alcuni dei suoi più grandi capolavori. È così che, a distanza di anni, arriva nelle nostre sale Kiki – Consegne a domicilio, tenerissimo lungometraggio tratto da un libro di Eiko Kadono, che racconta il passaggio all’età adulta di Kiki, una tredicenne maldestra e vispa come tante ragazzine della sua età dalle quali però si discosta per una importante peculiarità: è una strega. Come nella maggior parte della filmografia di Miyazaki (vedi Il mio vicino Totoro o Il castello errante di Howl), la magia però non è il fulcro della storia ma il pretesto per raccontare altro. In questo caso il viaggio di formazione di una ragazza alla scoperta di se stessa. Kiki infatti, come tutte le streghe della sua età, deve lasciare il sicuro riparo della casa dei genitori per affrontare un anno di apprendistato lontano, in una città sconosciuta. Kiki parte con una sacca riempita di pochi indispensabili oggetti personali, il suo gatto Jiji e un’unica certezza: vuole vivere vicino al mare. Così, dopo un lungo girovagare, arriva nella città di Koriko (che per l’architettura ricorda le città del nord Europa), dove tutto però le è estraneo e ostile. Tranne la gentile e chiacchierona fornaia Osono che la accoglie in casa sua, le cede una stanza e l’avvia ai segreti del pane. Ma Kiki ha in mente altro. Non avendo ancora piena consapevolezza della sua vera natura di strega, Kiki vuole mettere a frutto la sua abilità nel volo con la scopa aprendo un servizio di consegne a domicilio. Alla lunga però la nostalgia di casa, la vita solitaria derivante dall’essere una forestiera e le tante difficoltà quotidiane abbattono le sicurezze di Kiki, tanto da perdere non solo la fiducia in se stessa ma persino la sua magia. È qui che il percorso di formazione di questa piccola strega si compenetra con quello delle adolescenti (e dei teenager) di tutto il mondo. E diventa un inno alla forza di volontà, un’esortazione a non farsi abbattere dalle difficoltà e un incitamento a credere sempre in se stessi. Solo diventando consapevoli delle proprie forze, dei propri pregi, e persino dei propri difetti, un ragazzo può superare il confine tra l’infanzia e l’età adulta. Un tema difficile e irto di trabocchetti che Miyazaki riesce a raccontare con semplicità e naturalezza, senza voli pindarici o scene d’azione (siamo lontani dai toni più drammatici e ricchi di suspense de La città incantata o Il castello errante di Howl), ma con una dose massiccia di poesia.
Abituato ad altri ritmi (vedi Ben 10 o persino le Winx) Alex ha guardato il film con una perplessità iniziale che si è pian piano dissipata lungo la visione del film.  Di Kiki ha notato subito la somiglianza con Heidi, sia per la capigliatura corvina e le gote rosse, sia per l’incredibile ottimismo con cui affronta le difficoltà. Ovviamente del percorso d’iniziazione della piccola strega non ha capito il senso finale, in fondo ha solo quattro anni, però il messaggio di non farsi abbattere dalle difficoltà è arrivato forte e chiaro. «Mamma, vero che bisogna sempre provare a fare le cose finché non ci si riesce? Me lo dice sempre anche Michela (la sua maestra n.d.r.)». Tra tutti i personaggi di Kiki – Consegne a domicilio chi ha colpito dritto al cuore di Alex alla fine è stato il gatto Jiji. Ma d’altronde del desiderio di un amico a quattro zampe i miei figli non fanno mistero già da un po’. E chissà che un giorno non vengano accontentati… con una magia di mamma e papà!

 

 

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