Recensioni

Khumba, diverso è meglio


Visto con Alex, 5 anni

Khumba, diverso è meglio

Dopo Zambezia l'africana Tiggerfish torna con un cartone che esplora tematiche importanti come la diversità, la fiducia, la perseveranza, l'amicizia e l'accettazione di se stessi

di Karin Ebnet 5/02/2014

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Protagonista di Khumba – Cercasi strisce disperatamente, secondo film dell’africana Tiggerfish dopo Zambezia, è una piccola zebra appena nata. Il nome che gli è stato dato, Khumba appunto, che in africano significa “pelle”, risulta particolarmente azzeccato visto che il nuovo arrivato non è come tutte le altre zebre: ha le strisce soltanto su metà del corpo. Questo suo tratto distintivo spaventa i membri del branco, retrogradi e superstiziosi, che iniziano a incolpare proprio Khumba per la siccità che incombe sul deserto di Karoo dove vivono. È a questo punto che il film entra nel vivo, usando l’inflazionato pretesto del romanzo di formazione per esplorare tematiche importanti come la diversità, la fiducia, la perseveranza, l’amicizia e l’accettazione di se stessi. Concetto quest’ultimo condensato tra l’altro in un’unica significativa battuta – «Quante strisce ti servono per essere una vera zebra?» – e ripetuto più volte nel film attraverso la presenza di tanti personaggi che in un modo o nell’altro hanno caratteristiche che li rendono diversi dagli altri, vedi l’aquila nera, unica della sua specie, che si isola sul picco più alto ed è temuta da tutti o la tigre senza un occhio ma con un fiuto sorprendente, diventata il più feroce dei predatori.
Come già per Zambezia, anche Khumba trae ispirazione dai classici dell’animazione Disney – da Bambi e Il re Leone a Dumbo e Alla ricerca di Nemo – utilizzando il dramma come elemento scatenante del percorso di crescita del protagonista. Alla morte della madre Khumba parte alla ricerca di una fonte miracolosa, unica sua speranza di ottenere le tanto agognate strisce e insieme a loro il rispetto dei suoi simili. Durante il viaggio farà amicizia con vari strambi personaggi che lo aiuteranno a comprendere che la diversità non è un male e che anzi, può addirittura trasformarsi in una carta vincente.
L’animazione in computer grafica è ancora una volta di ottimo livello, con grande attenzione al dettaglio. Anche se quello che impressiona di più, e che sta già diventando un tratto distintivo della Tiggerfish, è la realizzazione di vedute d’ampio respiro che creano un contorno scenografico alla storia di forte impatto, anche emotivo. Impossibile non venire contagiati dal Mal d’Africa immersi con Khumba nelle rare acque del deserto di Karoo o avvolti dalle tante pietre spoglie che diventano sempre più imponenti, fino a innalzarsi in spettacolari formazioni rocciose.
Alex è rimasto affascinato da Khumba, dal suo coraggio e dalla sua determinazione nella ricerca della fonte magica. Il film è stato un ottimo spunto per parlare in famiglia della diversità, delle caratteristiche che rendono unico un individuo e del fatto che sia importante realizzare se stessi come persone pur appartenendo a una comunità. Riflessioni che sono dei semi che, una volta instillati, se adeguatamente fertilizzati germoglieranno nel migliore dei modi.

 

 

 

 

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