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James e la pesca gigante, un frutto grande come un sogno


Visto con Riccardo, 6 anni

James e la pesca gigante, un frutto grande come un sogno

Dall'omonimo romanzo di Roald Dahl una favola-musical ottimistica che mescola live action e stop motion per celebrare la forza dei sogni

di Demis Biscaro 30/12/2012

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James Henry Trotter ha sette anni e vive in Inghilterra in un’orrenda stamberga vicino al mare con le terribili zia Spugna e zia Stecco che non perdono occasione per maltrattarlo e sottoporlo ai lavori più faticosi. Un giorno riceve in dono da uno sconosciuto un sacchettino pieno di stranissimi vermicelli magici di un luminescente color verde, capaci di cose straordinarie, come far produrre al pesco rinsecchito del giardino un frutto di dimensioni spropositate. Al suo interno vive addirittura un gruppetto di insetti giganti che aiuteranno James a fuggire di lì e a realizzare il suo grande sogno di arrivare a New York.
Dopo lo strepitoso successo di Nightmare Before Christmas, Henry Selick si appropria di un celebre romanzo di Roald Dahl per realizzare un film piacevolmente onirico che mescola stop motion e live action ed omaggia Broadway con inserti musicali e scenografie dal gusto visibilmente teatrale. Se il libro di Dahl era un volo libero e sorprendente della fantasia (pur frammentario e non privo di dissonanze) che traeva il suo motivo d’essere da quell’ingenuo senso del meraviglioso tipico dell’infanzia, la pellicola di Selick cerca di mettere ordine nella materia, intessendo un’elegiaca celebrazione dei sogni e dell’importanza di perseguirli con tutte le proprie forze a dispetto di qualsiasi obiezione razionale. La sceneggiatura ci guadagna in robustezza, a patto di sacrificare parte della genuina levità dell’originale e di virare il racconto fiabesco in un fantasy dai toni grotteschi, accentuati da alcune aggiunte ex-novo (l’avventurosa battaglia subacquea con un gruppo di pirati-scheletro capeggiati da Jack Skeletron in persona!) e da efficaci invenzioni visive (un spaventoso pesce-mostro meccanico sostituisce un branco di comuni squali). Molto apprezzabile è anche la caratterizzazione degli insetti giganti che popolano la pesca, un coro di protagonisti eterogeneo ma ben affiatato, tra cui spiccano due figure dalla personalità forte e ambigua: la Signorina Ragno, una vera e propria femme fatale dannunziana, e il Millepiedi, un ceffo rissoso e attacabrighe ma dal cuore tenero.
Mentre guardavamo il film Riccardo, a cui avevo da pochi giorni terminato di leggere il romanzo, corrucciava spesso lo sguardo e ripeteva: “Ma questo non c’era nel libro!” oppure “Nel libro non era così!”. D’altra parte era la prima volta che vedeva un film tratto da un libro che aveva letto e, com’è naturale, non si aspettava nessuna diversità. Conoscere la storia gli ha consentito di seguire il filo della racconto più agevolemente e comunque alla fine si è mostrato molto soddisfatto dichiarando addirittura, con mia assoluta sorpresa, che gli era piaciuto di più il film del libro: quando si dice il potere delle immagini!
In effetti la pellicola è decisamente più divertente del romanzo grazie alle frequenti trovate comiche basate sul ravvicinato confronto fisico e verbale tra gli insetti, costretti ad una prossimità forzata all’interno della pesca, di cui tra l’altro viene enfatizzato il ruolo materno. Infatti sarà proprio il frutto gigante a fornire, come un secondo utero, protezione e nutrimento a James durante la trasvolata sopra l’Oceano Atlantico fino a farlo letteralmente rinascere a nuova vita nella terra dei suoi sogni. Una volta tanto crescere non significa necessariamente andare incontro ad amare disillusioni ma impegnarsi per realizzare i propri desideri. Una ventata di fiducia nel futuro che, coi tempi che corrono, non guasta proprio.

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