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Jake e i pirati del buonumore


Visto con Alex, 3 anni

Jake e i pirati del buonumore

Le travolgenti avventure di Jake e la sua ciurma di pirati bambini conquistano tutti, ma il più simpatico è quel monello di Capitan Uncino

di Karin Ebnet 18/10/2012

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L’idea alla base di Jake e i pirati dell’isola che non c’è è tra le più semplici e geniali. Sono stati presi alcuni elementi pirateschi e i personaggi che hanno contribuito al successo della favola di Peter Pan (velieri, spade, tesori così come Capitan Unicino, Spugna e la polvere magica di Campanellino) e sono stati combinato insieme con la formula vincente delle serie tv per bambini interattive. Non stupisce quindi che quella di Jake e la sua ciurma sia la serie di punta di Disney Channel. Anche perché è davvero difficile non rimanere conquistati dalle avventure dei protagonisti e dal contaggioso buonumore.

Jake è un pirata bambino che abita su un’isola dotata di tutti i comfort con i suoi amici Izzi e Cubby. Con loro ci sono anche il pappagallo Skully e il veliero Bucky. Insieme affrontano ogni giorno una nuova avventura, sia perché spinti dalla necessità di aiutare qualcuno, sia per riparare ai danni compiuti da quel dispettoso (ma simpatico) di Capitan Uncino. Come tutte le nuove serie per bambini anche Jake e i pirati dell’isola che non c’è segue uno schema ripetitivo che accompagna i bambini, sopratutto quelli molto piccoli, e li aiuta a non “perdersi” nella visione. Ogni episodio infatti inizia con la presentazione di una nuova situazione (il costume da piratessa di Izzy, il cappello di Capitan Uncino ritrovato sulla spiaggia, una partita di baseball, ecc), Capitan Uncino poi ci mette lo zampino e tutti si ritrovano sull’isola che non c’è per cercare di arrivare per primi nel luogo dove si svolge l’azione. Per arrivarci, occorre affrontare piccole prove (massi che rotolano, pietre traballanti, fiumi colorati, ecc) che i nostri piccoli pirati riescono a superare con facilità, e ad ogni azione corrisponde un premio in dobloni d’oro. La situazione si risolve lasciando Capitan Uncino a bocca asciutta, ma rigorosamente nei guai, mentre Jake, Izzy e Cubby tornano volando alla loro isola. La puntata finisce con il trio di amici che mette i dobloni guadagnati nel forziere, che si apre solo grazie a una canzoncina che mio figlio Alex, tre anni e mezzo, conosce a memoria.

Come quella che cantano i piccoli pirati quando, a bordo di Bucky, navigano verso una nuova avventura: “Forza ciurma si va, che giornata straordinaria sarà, com’è bello viaggiare in compagnia, tutti in assetto perfetto, e via…”. Così travolgente che ormai la mia famiglia l’ha adottata come sigla personale. La cantiamo tutte le volte che ci ritroviamo insieme a fare qualcosa (anche soltanto la spesa, ma soprattutto quando giochiamo o andiamo al parco). Da quando guarda il cartoon di Jake, per Alex i pirati sono diventati degli amici immaginari inesparabili, anzi, come li chiama lui, dei “figli” veri e propri. Se li porta in tasca (sono amici immaginari, appunto) e fantastica mille avventure da vivere insieme a loro. Inutile dire che adora anche quel monello di Capitan Uncino, più malinconico e buffo di quanto sia cattivo.

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Jake e i pirati dell’isola che non c’è

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