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Iron Man 3, un eroe anche per le ragazze


Visto con Valentina, 15 anni

Iron Man 3, un eroe anche per le ragazze

I cinecomic non sono più territorio esclusivo dei maschietti, ma piacciono anche alle teenager. Iron Man in primis, e Robert Downey jr. c'entra qualcosa

di Francesco Argento 23/04/2013

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Ricordo ancora quando lessi per la prima volta Iron Man. Erano i primi anni ’70 e nelle edicole italiane arrivarono i fumetti della Marvel, pubblicati dalla Editoriale Corno di Luciano Secchi. L’Uomo Ragno e Devil, queste erano le due testate capofila. Iron Man era considerato un eroe di seconda linea, tant’è che le sue avventure non ebbero l’onore di una testata titolare ma finirono in appendice a Devil, avvocato non vedente di giorno e giustiziere mascherato dotato di super-sensi di notte. Quarant’anni dopo tutto è cambiato.
Oggi Iron Man è il personaggio Marvel di maggior presa sul pubblico cinematografico, capace di superare in popolarità Spider-Man o I Fantastici Quattro e di trascinare al successo l’intero gruppo dei Vendicatori. Cosa è accaduto? È accaduto che dietro e dentro quell’armatura c’è una trasversalità immaginifica capace di coinvolgere tutti: i padri nostalgici dei fumetti anni ’70 (ogni riferimento è puramente casuale), i ragazzini ipertecnologici cresciuti a patatine in barattolo e videogames, le mamme sensibili al fascino del quarantottenne Robert Downey Jr. e, soprattutto, le ragazzine sensibili al fascino del quarantottenne Robert Downey Jr.
Eh già, perché Iron Man e quello che c’è dentro è riuscito più di ogni altro supereroe a far sognare il pubblico delle teenager, avvicinando schiere di ragazze al mondo dei supereroi, sino a qualche anno fa territorio esclusivo dei maschietti. L’attesa per questo terzo capitolo era spasmodica. Anticipi più o meno veritieri sulla trama si erano diffusi a macchia d’olio, ma la vera resa dei conti arriva lì, durante la proiezione dell’anteprima romana.
Il film parte come ci si aspetta: un flashback fa capire al pubblico che si rispetta la continuity con qualche riferimento agli Avengers e al salvataggio di New York City, poi ci si cala nella storia. Valentina, mia figlia, è attenta e coinvolta, aspetta il Robert Downey Jr. che conosce: strafottente, un po’ arrogante, seducente e dalla battuta irriverente. La qualità della produzione è altissima, gli effetti speciali sono così perfetti che fanno apparire normali scene straordinarie, ma Tony Stark non è più lo stesso, sta rinchiuso a giocare con le sue armature, dorme pochissimo, soffre di ansia e depressione che si manifesta con terribili attacchi di panico. Tony Stark prima di essere un supereroe è un uomo, con i suoi problemi e le sue fragilità e le battute, l’atteggiamento scanzonato sono solo un inciso in una realtà molto più complessa.
Il regista Shane Black e lo sceneggiatore Drew Pearce dosano gli elementi col bilancino. Il fattore umano, le trame terroristiche, l’uso malvagio della scienza, la ricerca di se stessi, il momento sdrammatizzante con il ragazzino (Ty Simpkins) che aiuta il supereroe e non viceversa, ma io mi accorgo, e mia figlia prima di me, che a questo superhero movie manca un po’ di brillantezza, anche nel senso cromatico, viste le molte scene notturne.
Il personaggio di Iron Man si evolve narrativamente, mostra il lato umano e fragile dell’eroe e con esso si evolvono anche le tematiche del film, più politiche, adulte, con un cattivo – il Mandarino (Ben Kingsley) – che evoca un po’ il fantasma di Bin Laden con i suoi videomessaggi deliranti. Certo ci manca un po’ il Mickey Rourke del secondo capitolo che sentenzia “questo non è mio pappagallo”, ma è giusto così. La forza dell’immaginario degli eroi Marvel è proprio questa, sono supereroi con superproblemi, e Iron Man non può sottrarsi al suo destino.
Tra una ricerca interiore e l’altra lo spettacolo non manca, la distruzione della villa di Stark è un piccolo capolavoro di effetti speciali, personaggi ambigui come Aldrich Killian (Guy Pearce), e la sua azienda di esperimenti genetici (AIM) creano non pochi, spettacolari ed inquietanti guai, l’integerrimo Don Cheadle indossa la nuova armatura di Iron Patriot per difendere le istituzioni.
Valentina è attenta, aspetta i colpi di teatro dell’attore protagonista che arrivano sì, ma meno del previsto, e questo la delude un po’.  Allo stesso tempo però comprende la necessità degli autori di fare qualcosa di diverso per portare avanti un terzo capitolo. La comprende così bene che mi bisbiglia all’orecchio un possibile colpo di scena riguardo gli avversari di Iron Man. E ci prende in pieno mentre io, per la cronaca, ero andato totalmente fuori strada. E poi, diciamola tutta, il rapporto consolidato tra Tony Stark e Pepper Potts ammorbidisce un po’ la trama e per fortuna alla fine un po’ di pepe ce lo mette lei che smette di vestire i panni della principessa in pericolo e passa all’azione. Momento che mia figlia ha apprezzato particolarmente.
Iron Man 3 è un buon film, con un finale da fuochi d’artificio, girato in maniera mai banale ma in generale forse caricato di troppe aspettative. E mentre scorrono i titoli di coda ci si rende conto che a tutti a due è mancato qualcosa di importante: la musica degli AC/DC!

 

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