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Inside Out, libero sfogo alle emozioni!


Visto con Alex, 7 anni, Giorgio, 5 anni

Inside Out, libero sfogo alle emozioni!

Il più toccante film Pixar ha per protagoniste le emozioni. Gioia, Rabbia, Disgusto, Paura e Tristezza accompagnano grandi e piccini in un viaggio che tocca le corde dei sentimenti più profondi. Il tutto con un sorriso

di Karin Ebnet 4/08/2015

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La Pixar, e più nello specifico Pete Docter, ci ha da tempo abituato a credere all’inverosimile, ad affezionarci a personaggi particolarmente “strambi” e ad emozionarci a livelli che non avremmo mai creduto di raggiungere. Ci è riuscita con Monsters & Co., facendoci amare i mostri dell’armadio, e con Up, facendoci affezionare a un bisbetico vecchietto, ma soprattutto ci è riuscita con Inside Out, un film che dalla trama pareva il più strambo dei progetti.

Alla base però come sempre un’idea geniale. Dopo la città dei mostri e la casa volante, Pete Docter infatti conduce dritti nella testa delle persone, per far capire il meccanismo che si cela in ognuno di noi e che ci fa essere quello che siamo. A spiegarci quello che all’apparenza pare complesso e impossibile da comprendere pienamente, soprattutto in un cartoon per bambini, ci pensano le emozioni. Sono loro il “cuore” pulsante della mente che controlla ogni ricordo che immagazziniamo nella memoria e sono loro a guidarci nelle nostre scelte. A caratterizzare però la personalità di ognuno sono delle “isole” che nascono da dei ricordi basilari (famiglia, amicizia, onestà, hockey, ecc).

Tutto inizia dal solito toccante incipit che già costringe lo spettatore a munirsi di fazzoletti (Pete Docter è un mago in questo), e prosegue in una semplice ma solida spiegazione di come funziona la mente di una bambina appena nata e di come cresce e si amplia negli anni. La bambina si chiama Riley ed è nella sua testa che abitano le cinque emozioni basilari – Gioia, Tristezza, Rabbia, Disgusto e Paura – che collaborano per un unico interesse: il benessere di Riley.

Dopo un’iniziale e obbligatoria spiegazione, la storia si trasforma ben presto in una sorta di Road Movie, che utilizza la metafora del viaggio per aiutare ad assimilare con facilità concetti complessi come la contaminazione delle emozioni. Gioia e Tristezza si trovano infatti, catapultate lontane dal centro di controllo , che resta così in mano a Rabbia, Disgusto e Paura. Inutile dire che queste tre emozioni, abbandonate a loro stesse, rischiano di creare non pochi problemi. A Gioia e Tristezza, due emozioni una l’opposto dell’altra che hanno sempre fatto fatica a comprendersi, non resterà che trovare il modo per tornare indietro in tempo, prima che succeda l’irreparabile, ma per farlo dovranno venire a patti con chi sono veramente e comprendere che solo insieme potranno davvero aiutare Riley a ritrovare un suo equilibrio.

Perché, se all’interno della mente di Riley le emozioni sono in subbuglio, nella vita della ragazza è intervenuto un cambiamento radicale: il trasferimento dal Minnesota a San Francisco a causa del nuovo lavoro del padre. Trasloco che comporta ovviamente l’adattarsi a una nuova casa (dove non arrivano mai i mobili) e a una nuova scuola oltre a dover trovare nuove amicizie e una nuova squadra di hockey. Il tutto a 11 anni, propro quell’età in cui ci si appresta ad abbandonare quel luogo di certezze e di sentimenti facilmente identificabili che è l’infanzia per addentrarsi nell’inestricabile condizione di adolescente, passaggio obbligato verso l’età adulta.

Due racconti paralleli che servono a mostrare con delicatezza e acume come in questo pasaggio le emozioni basilari si contaminino fino a creare un’infinita gamma di varietà di sentimenti più complessi che regolano l’animo umano.

Una grande verità raccontata come sempre con una maestria sorprendente. Costruito con un’infinità di piani di lettura differenti come solo la Pixar sa fare, permette di essere fruito da tutti, partendo dai bambini più piccoli che si affezioneranno al burbero Rabbia, si rallegreranno con Gioia, proveranno simpatia per Tristezza, rideranno con Disgusto e apprezzeranno Paura, fino ai genitori, che si rispecchieranno nelle emozioni di Riley rievocando la loro adolescenza.

Disseminate un po’ ovunque ci sono in più diverse trovate geniali che arricchiscono un film che è già un tesoro di inestimabile valore. L’amico immaginario di Riley che vaga per i meandri della mente come un barbone e piange caramelle, il perché ogni tanto ci fissiamo con dei motivetti che non riusciamo a toglierci dalla mente, il meccanismo alla base dei sogni e il treno dell’immaginazione che collega ogni punto della mente sono spiegazioni fantasiose che ci accompagneranno per sempre.

Una sceneggiatura così accurata e inattaccabile che meriterebbe da sola una nomination agli Oscar come Miglior sceneggiatura originale. A febbraio sapremo quali e quanti premi si porterà a casa questa meraviglia Pixar, capace di emozionarci come non mai, ma sicuramente il riconoscimento più grande lo otterrà in sala con le lacrime, i sorrisi, le risate e i pianti di tutti noi.

Alex, alle porte dei 7 anni, e Giorgio, quasi 5 anni, sono uno specchio piuttosto veritiero di come sarà diversificata la fruizione del film da parte dei bambini. Giorgio, ancora piccolo per comprendere i meccanismi della mente umana, per quando semplificati al massimo, non ha compreso molto della trama, ma ha potuto dare un volto alle emozioni che lo travolgono ogni giorno. La sua preferita? Rabbia, perché quella testa calda tutta rossa sembrava fatta apposta per conquistarlo dal primo istante.

Alex invece, più grandicello, è riuscito a seguire molto meglio la storia e, al contrario di Giorgio, invece di identificarsi con le emozioni, si è identificato direttamente con Riley, aiutato dal fatto che anche lui è alle prese con il cambio di scuola e di amicizie. Al termine della proiezone, proprio come me, anche lui aveva un po’ lo sguardo lucido ed emozionato di chi è rimasto travolto da una infinita gamma di sensazioni e sentimenti. Consapevole che Gioia, Tristezza, Rabbia, Disgusto e Paura lo accompagneranno anche a casa e saranno attente compagne e complici di tutta la sua vita. Per sempre.

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