Recensioni

Il viaggio di Arlo, un tenero western per i più piccoli


Visto con Alex, 7 anni, Giorgio, 4 anni

Il viaggio di Arlo, un tenero western per i più piccoli

Un romanzo di formazione che spiega ai bambini l'importanza di affrontare le proprie paure e la forza dell'amicizia. Il tutto all'interno di un paesaggio western meravigliosamente emozionante e perfetto

di Karin Ebnet 29/11/2015

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A soli due mesi dall’uscita nelle sale di Inside Out, come già aveva fatto con Cars, Pixar abbassa il tiro presentando un film indirizzato principalmente ai bambini che racconta la tenera storia d’amicizia tra un dinosauro e un bambino.

65 milioni di anni fa il fatidico meteorite, che nella realtà ha cambiato il volto della Terra, nel film non ha mai colpito il pianeta. I dinosauri vegetariani hanno continuato a brucare placidamente l’erba alzando lo sguardo per osservare la grande stella cadente che ha illuminato per un attimo il cielo. Oggi il mondo non è quello che conosciamo. I dinosauri, che non si sono estinti, sono i padroni del pianeta mentre gli uomini non si sono evoluti e sono considerati poco più che bestioline. È in questo scenario che si incontrano Arlo, un apatosauro fifone che non riesce ad essere d’aiuto alla famiglia nella gestione della loro fattoria, e Spot, un cucciolo d’uomo che ha sviluppato un coraggio inversamente proporzionale alla sua minuscola stazza.

In linea con la tradizione Pixar, la storia si sviluppa come un romanzo di formazione: attraverso il lungo viaggio che intraprendono i due neo-amici, Arlo compie un percorso personale importantissimo, che lo aiuta a scoprire le sue vere potenzialità e a venire a patto con le sue paure. Una consapevolezza che si rivela attraverso il dolore fisico, mostrato attraverso i lividi che colorano la pelle del delicato apatosauro e le sue ginocchia, costantemente arrossate e contuse.

Un’avventura on the road che si sviluppa all’interno di un genere cinematografico ben preciso, ovvero il western. Grandi spazi e panorami mozzafiato accompagnano le gesta dei protagonisti e dei personaggi che incontrano lungo la strada. A partire dalla famiglia di fattori a cui appartiene Arlo, si passa a quella dei mandriani dei T-Rex, ai ladri di bestiame, all’indiano solitario…

E come ogni western che si rispetti il paesaggio è uno dei protagonisti principali della pellicola. È qui che emerge la vera forza del film che rivela uno dei più emozionanti fotorealismi mai visti. Lo scorrere dell’acqua, il fruscio del vento tra le foglie o l’immensità delle montagne non sono disegnati o almeno non lo sembrano, ma prendono vita sotto gli occhi dello spettatore come mai prima d’ora.

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E dire che il film ha subito una lavorazione molto travagliata: il regista è cambiato in corso d’opera ed è stato necessario un anno in più rispetto al previsto, per riscrivere e ridisegnare la storia.

Questo purtroppo è evidente. Si vede nella costruzione della storia, troppo semplicistica e lineare, tanto che il film manca dei piani di lettura a strati ai quali ci ha abituato la Pixar. E si vede anche nella mancanza di un villain che dia ritmo alla trama. Come detto, il film è un percorso di formazione affidato completamente al rapporto d’amicizia tra il “cucciolo” Arlo e il “piccolo” Spot e soffre a causa di una drammatizzazione inesistente e di una trama in cui fondamentalmente non succede granché.

Qui emerge la seconda carenza del film, che allontana Pixar dai tempi moderni per una visione troppo tradizionalista della famiglia e per una condanna, anche se solo accennata, della diversità. Il concetto di famiglia qui proposto è lontano anni luce da quello del disneyano Ohana di Lilo e Stitch (“nessuno viene abbandonato”), perche è costituita unicamente da individui simili se non uguali, cosi Arlo e Spot alla fine del film sono costretti – senza un vero motivo – a separarsi.

Tematiche che per fortuna restano in secondo piano rispetto ad altre come l’affrontare la morte, la forza dell’amicizia, la comprensione e l’altruismo. Tutte sviluppate attraverso un rapporto che nasce, cresce e si cementa senza dialoghi. Mentre Arlo è in grado di parlare e di comunicare con gli altri dinosauri alla pari, Spot si fa capire unicamente con gesti e grugniti. Un’amicizia “alla rovescia” che conquista istantaneamente e che fa perdonare gran parte dei difetti sullo sfondo di una magnifica e perfetta rappresentazione della natura. Che lascia letteralmente a bocca aperta.

Alex e Giorgio sono rimasti molto colpiti dal rapporto tra Arlo e Spot, hanno pianto quando si sono dovuti separare (scena per loro molto più traumatica della morte del padre) e hanno riso a tantissime gag, soprattutto all’inizio, quando nascono i cuccioli e Buck usa la mazza per colpire il grande uovo di Arlo. Per entrambi il momeno preferito del film è stato quello del ritorno a casa e l’abbraccio con la mamma. Finalmente il viaggio è terminato e Arlo, diventato grande, forte e coraggioso può mettere la sua impronta accanto a quella del padre. Nessuno dei due invece ha fatto caso al fotorealismo e alla perfezione della messa in scena, ancora troppo piccoli per rendersi conto della rivoluzione tecnica nell’animazione messa in atto dalla Pixar già da trent’anni. Ma per questo hanno ancora tempo…

Guardate l’unboxing del volume The Art of The Good Dinosaur, dietro le quinte de Il viaggio di Arlo:

CoverArlo

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  1. sun77

    Mio figlio, 3 anni e mezzo, è rimasto terrorizzato da certe scene al cardiopalma, mutuate da film d’azione per adulti.
    Voleva tornare a casa, era letteralmente terrorizzato! Anche altri bambini ho visto che hanno avuto una reazione del genere.
    Forse è più adatto ai bambini dai 5 anni in su.

    1. Karin Ebnet

      Grazie per aver condiviso con noi la vostra esperienza al cinema. La visione di un film è molto personale e ogni bambino reagisce in maniera diversa a ciascun film, per questo la vostra esperienza è così importante per noi e per tutti i genitori che portano i figli al cinema e si rivolgono alle nostre pagine per avere un consiglio.

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Il viaggio di Arlo (The Good Dinosaur)

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