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Il re leone, dramma shakespeariano


Visto con Marco, 4 anni

Il re leone, dramma shakespeariano

Il leoncino Simba deve affrontare sensi di colpa, responsabilità e paure nel capolavoro Disney

di Luca Maragno 16/11/2012

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Il 32esimo classico Disney è uno dei più noti al mondo per molti motivi. Innanzitutto la solida storia, un vero e proprio dramma shakespeariano: il fratello del re, per impadronirsi del trono, lo elimina e costringe il figlio, erede legittimo ancora piccolino, ad autoesiliarsi facendogli credere di essere il vero colpevole della morte del padre.
Non siamo in qualche corte medievale, ma nella savana africana fra i leoni (anzi, dopo Bambi, quindi dal 1942, questo è l’unico film Disney dove non compaiono proprio persone).
Il protagonista, Simba, da leoncino diverrà grande e dovrà affrontare il passato per salvare il suo popolo. E’ un personaggio tormentato, che deve affrontare un percorso di vita duro. I temi affrontati, infatti, sono seri, importanti e proposti in modo perfino “epico”. Simba deve affrontare i suoi sensi di colpa, trovare il coraggio per superarli, per confrontarsi con una realtà dalla quale è fuggito. Tutto ciò è ben sintetizzato da un nemico tridimensionale: Scar è un cattivo senza se e senza ma, mosso dalla sua perfidia e dall’egoismo sfrenato che distrugge tutto ciò che lo circonda. Simba, affrontando Scar, affronta le sue responsabilità; divenendo Re, diviene “uomo” e si lascia alle spalle la “fanciullezza”. Vi si trova anche l’idea che ciascuno di noi è chiamato a trovare il proprio posto nel cerchio della vita portata avanti anche nella costruzione dei personaggi – persino quelli di contorno – assai precisa e minuziosa: la mamma di Simba che, nonostante le umiliazioni, non perde la sua dignità; Nala, che diventa la forza di Simba, l’unica capace di convincerlo ad affrontare il suo passato; Rafiki, la guida spirituale.
Messaggi e sottotesti di un certo peso, insomma, ma sempre presentati attraverso metafore in grado di tenere desta l’attenzione di bambini di tutte le età con un buon equilibrio tra dramma, azione, avventura e persino momenti più leggeri.
La prima parte del film è a tratti struggente, e culmina con la morte del padre di Simba. Le canoniche spalle comiche dei film Disney, che entrano addirittura in scena dopo ben 45′, praticamente al secondo tempo, sono un alleggerimento dei toni del film, ma anche del dramma da un punto di vista filosofico e in questo senso il loro utilizzo ha una marcia in più, non è solo “accessorio”. Il loro motto, infatti, è “Hakuna Matata”, canzone e modo di dire divenuti famosissimi proprio grazie al film Disney. E’ una specie di “take it easy”, di “peace and love”, ovvero di “non preoccuparti, la vita va avanti”: è lontanissimo dal personale stile di vita di chi scrive, ma indubbiamente una filosofia con un certo valore alle spalle.
A proposito di canzoni: Il re leone ha vinto l’Oscar per la migliore colonna sonora (di Hans Zimmer) e per la miglior canzone (Can You Feel The Love Tonight di Elton John e Tim Rice), in Italia tradotta e cantata efficacemente da Ivana Spagna, tanto che “Il Cerchio della vita” è considerata la migliore versione straniera perfino da Elton John. Oscar meritati, perché la musica in questo film (siamo nell’era in cui i film Disney erano infarciti di parecchi minuti in stile musical) aiuta molto a creare degli alleggerimenti per i bambini e sottolinea bene le immagini creando delle vere e proprie sequenze “mitologiche”, come la nascita di Simba all’inizio o quando diventa Re alla fine.
Come ha vissuto Marco questo film? Lo abbiamo visto insieme, ma per lui era già la seconda volta e quindi le sue reazioni erano evidentemente rassicurate dalla prima visione. La morte del padre di Simba non lo ha turbato più di tanto. Scar lo ha fatto arrabbiare con commenti del tipo «è un imbroglione», «lo deve uccidere!». Le effusioni amorose tra Simba e la fidanzata sono state motivo di sorrisetti maliziosi. Mi è parso meno coinvolto rispetto ad altre occasioni: le lotte, che di solito sono per lui una leva irresistibile di imitazione in tempo reale, qui non hanno scatenato il solito effetto; le canzoni, che spesso lo stimolano ad alzarsi e ballare, nemmeno. E’ chiaro che i punti di forza de Il re leone per lui sono altri: il fatto che Marco l’abbia voluto rivedere non lascia alcun dubbio sul livello di gradimento.

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