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Il libro della vita, scrivetevi una storia vostra!


Visto con Riccardo, 8 anni e Letizia, 4 anni

Il libro della vita, scrivetevi una storia vostra!

Il folklore messicano in tutta la sua esplosiva vivacità fa da sfondo a una storia divertentissima e ricca di messaggi positivi

di Demis Biscaro 2/07/2015

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Quando le ombre dei defunti si mescolano ai vivi tutto diventa possibile. Ed è proprio quello che accade in un paesino del Messico il 2 novembre, giorno della festa dei morti, quando per una scommessa tra la Muerte, una benevola divinità femminile, e il truce spirito maligno Xibalba, lo scontro tra Manolo e Joaquinn per conquistare il cuore della bella Maria sconfina anche nelle lande dell’oltretomba: dalla Terra dei Ricordati, in cui le anime vivono in armonia sostenute dal ricordo dei loro cari ancora in vita, alla Terra dei Dimenticati, dove i morti di cui si è persa la memoria si consumano nella tristezza fino a diventare polvere.

Nel primo lungometraggio di Jorge Guitierrez c’è tutta la vitalità e il colore del folklore messicano, venato a tratti dalla malinconica consapevolezza della contiguità di morte e vita, tipica della spiritualità centroamericana, azteca in particolare. Ma niente paura, la storia di Manolo e Joaquinn è una fiaba a tutto tondo carica di messaggi positivi: il valore dell’amicizia, l’importanza di saper chiedere perdono, la devozione nei confronti delle anime dei defunti, la determinazione nel combattere sempre per ciò che è giusto scandiscono il ritmo di una sceneggiatura senza sbavature, capace di alternare avventura, suspense e parentesi romantiche con una levità sorprendente.

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L’estro comico che informa tutta la narrazione si fa forte non solo delle immancabili gag slapstick, piú facilmente fruibili da un pubblico di piccolissimi, ma anche delle battute pensate per un pubblico in prima età scolare, tutte giocate su un’impeccabile gestione dei tempi comici e su un’espressività dei personaggi particolarmente azzeccata. E altrettanto divertenti sono le spalle comiche corali schierate a fianco dei protagonisti: i mariachi stonati, le suore devote e i soldati che sembrano usciti da un quadro di Picasso.

Dal canto suo l’animazione adotta tecnologie moderne (la computer grafica) per mettere in scena un mondo d’altri tempi, popolato di personaggi incarnati da burattini o figure in legno. Così la cura per la resa visiva di materiali molto concreti come appunto il legno, la pietra e la stoffa dà corpo e credibilità alle mirabili invenzioni di una fantasia che corre a briglia sciolta e dà il suo meglio nella rappresentazione dei mondi dell’al di là, vivaci e visionari come pochi altri.

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Fondamentale anche il ruolo della colonna sonora che mescola celebri pezzi classici come l’Ave Maria di Schubert, la Nona Sinfonia di Beethoven o Il lago dei cigni a sonorità tipiche della tradizione centroamericana. Anche se a dire il vero le canzoni originali cantate da Manolo non sono particolarmente riuscite e a un primo ascolto hanno un impatto emotivo non sempre adeguato al contesto.

Non bastasse tutto ciò, Il libro della vita è un film che ha molto da insegnare anche a mammme e papà, troppo spesso tesi a orientare i propri figli verso un futuro perfetto, almeno nelle intenzioni, ma che il piú delle volte non trova corrispondenza nelle loro aspirazioni. Il rischio è di crescere degli adulti infelici, come accade puntualmente a Manolo, avviato controvoglia a diventare un matador benché desideri essere un chitarrista, o peggio di far emergere il loro lato piú negativo, come succede invece a Joaquinn, spinto a diventare un eroe a tutti i costi fino a perdere di vista il suo lato piú leale e altruista.

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Nonostante il film ruoti attorno al tema della morte e non manchino momenti particolarmente commoventi, noi di Movie for Kids consigliamo la visione anche ai bambini più piccoli, dai tre anni in su, proprio per la leggerezza e la dolcezza con cui l’argomento viene affrontato. Inevitabile però che ai più grandicelli qualche curiosità sulla vita e la morte sorga spontanea, per cui i genitori è bene che non si facciano trovare impreparati.

Ai miei due bimbi il film è piaciuto parecchio. Letizia all’inizio era un po’ disorientata perché l’insolita grafica dei personaggi le risultava un pochino indigesta. Poi però si è appassionata tantissimo, grazie al taglio comico della narrazione e alla presenza della fascinosa (e ribelle) Maria, che è diventata presto il suo personaggio preferito, tanto da chiedermi perfino se era una principessa. Riccardo invece si è ritrovato subito a suo agio nell’iconografia messicana, ricca di teschietti, serpentelli e tori particolarmente arcigni e naturalmente ha fatto il tifo per Manolo e per i suoi strampalati antenati toreri, uno piú buffo e dell’altro.

Ma alla fine, tra morte e vita, chi ha la meglio? Nessuna delle due, perché, come ci ricorda il Candelaio (altra figura soprannaturale di riferimento), l’esistenza è tutta giocata su equilibri tra tensioni opposte. E ciò che conta di più è che a ognuno sia garantità la libertà di scrivere la propria storia nel libro della vita.

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