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Il libro della giungla, un’avventura allegra e spensierata


Visto con Alex, 4 anni

Il libro della giungla, un’avventura allegra e spensierata

Tratto dall'ominimo romanzo di Rudyard Kipling, il film Disney ha completamente stravolto la storia all'origine per eliminare i toni drammatici in favore di un contagioso buon umore

di Karin Ebnet 4/06/2013

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Il libro della giungla, il più allegro e spensierato tra i classici Disney e ultimo film a cui ha lavorato Walt Disney, è tratto dall’omonimo romanzo di Rudyard Kipling e racconta le avventure di Mowgli, un bambino allevato nella foresta dai lupi che deve difendersi dalla vendetta della terribile tigre Shere Khan. Come già accaduto in altre trasposizioni, la storia all’origine è stata completamente stravolta per eliminare i toni drammatici in favore di un contagioso buon umore. Mowgli nel film viene trovato dalla pantera nera Bagheera, che lo affida alle cure di una mamma lupa. Una volta cresciuto, Mowgli deve però difendersi da Shere Khan, una tigre che odia due cose: il fuoco e gli uomini con i fucili. Proprio per impedire che il ragazzo possa un giorno diventare uno di loro comincia a dargli la caccia. Il branco dei lupi decide allorache è arrivato per Mowgli il momento di tornare tra la sua gente e affida a Bagheera il compito di scortarlo. Ma il ragazzo, che non ha paura di niente, fugge dalla sua amica pantera e incontra Baloo, un simpatico orso che gli insegna a godersi la vita. Solo l’inizio di una serie di guai: oltre al pitone Kaa, che vorrebbe mangiarselo in un boccone, Mowgli viene anche rapito dalle scimmie, in cerca del segreto del fuoco. E Shere Khan è sempre in agguato…
Nomi cambiati, personaggi buoni che diventano cattivi, condensazioni temporali e stravolgimenti di trama: il film di Disney perde completamente la storia d’origine e diventa altro: da romanzo di formazione a spettacolo d’intrattenimento adatto a tutte le età che conquista soprattutto per la forza dei suoi personaggi. Il vero protagonista infatti non è Mowgli, che rappresenta l’impulsività della giovinezza, ma tutto il nutrito gruppo di animali che gli fanno da contorno, ognuno portatore di una caratteristica che lo identifica alla perfezione. A partire da Bagheera (la responsabilità) e Baloo (la superficialità), ma anche il capo delle scimmie Re Luigi (l’avidità), gli elefanti (la testardaggine) e Shere Khan (la sopraffazione). Il film poi, delineato da un’animazione semplice ma efficace, riesce ancora oggi a infondere buon umore grazie alle canzoni orecchiabili e facilmente memorizzabili, nella mente e nel cuore (« Ti bastan poche briciole, lo stretto indispensabile, e i tuoi malanni puoi dimenticar…»).
Alex, pur essendo abituato ai ritmi dei cartoon più moderni (vedi Ben 10, Max Steel o i Tranformers), è rimasto come ipnotizzato da Il libro della giungla, ed è stato travolto dalla simpatia dei protagonisti (con una predilezione per gli elefanti, tanto che nella scena della marcia si è fatto delle grosse risate). Dal film ha imparato che “ognuno deve stare al suo posto” visto che Mowgli deve tornare al villaggio degli uomini invece di restare nella foresta, però ha compreso anche che l’amicizia è più forte di qualunque paura. Baloo, da spensierato vagabondo, affronta con inusuale coraggio la tigre per salvare il suo amico, mettendo anche a rischio la propria vita. Una scena e un finale agrodolce che ha impressionato molto Alex, che ha sperato fino alla fine che Mowgli restasse con Bagheera e Baloo nella foresta. «Ma ognuno appartiene a casa propria, vero mamma?» Vero, ma l’amicizia non si affievolisce mai, nemmeno se si è distanti. Rassicurato, Alex ha cominciato a dimenare il sedere come Baloo. Simpaticamente con la stessa grazia dell’orso.

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