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Il libro della giungla, la libertà di essere se stessi


Visto con Alex, 7 anni, Giorgio, 5 anni

Il libro della giungla, la libertà di essere se stessi

La nuova versione in live-action de Il libro della giungla supera il classico d'origine. Tra fotorealismo e canzoni indimenticabili, senza tralasciare importanti messaggi per i più piccoli

di Karin Ebnet 12/04/2016

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A quasi cinquant’anni dall’uscita del 19esimo classico animato, Disney ha voluto svecchiare la storia de Il libro della giungla riproponendola alle nuove generazioni in versione live-action pur sapendo che il confronto sarebbe stato inevitabile e la visione sarebbe stata ombreggiata da un velo di diffidenza… Eppure, come già per Cenerentola, Disney ha avuto ragione a mettere in piedi questo progetto, riuscendo, grazie soprattutto al regista Jon Favreau, a raccontare una storia inedita, pur mantenendo i riferimenti all’originale, dando in più nuovi e importanti messaggi.

La trama è quella che conosciamo tutti. Tratta dal romanzo di Rudyard Kipling ma ispirata soprattutto al film animato, segue le avventure di un cucciolo d’uomo chiamato Mowgli e cresciuto da una famiglia di lupi. Quando la temibile tigre Shere Khan minaccia la sicurezza del branco, Mowgli è costretto a lasciare la giungla per tornare al villaggio degli uomini accompagnato dall’insaparabile mentore Bagheera, la pantera nera. Lungo la strada finirà tra le spire del gigantesco serpente Kaa, conoscerà il simpaticissimo orso Baloo, verrà rapito dalle poco amichevoli scimmie e portato al cospetto di King Louie, deciso a farsi rivelare il segreto del potente fiore rosso: il fuoco. Ma Shere Khan è sempre in agguato…

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Quello di Mowgli nella giungla è un importante viaggio alla scoperta di se stessi. Quella de definirei la migliore storia di formazione degli ultimi anni aiuta i bambini a comprendere quanto sia importante imparare a combattere le convenzioni sociali e a riconoscere le proprie diversità. Il ragazzo selvaggio, per venire accettato dal branco e riconosciuto dagli animali della giungla, si era dovuto adattare a essere quello che non è, comportandosi da lupo. Solo alla fine, scoprendo chi è davvero e rivelando la sua vera natura, riuscirà a mettere al servizio della giungla e dei suoi amici le sue capacità e i suoi talenti.

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Riflettori puntati anche sulla famiglia, rappresentata qui non soltanto dalla figura predominante della materna lupa Raksha (che nel film originale invece faceva una breve apparizione) ma anche dagli amici della giungla Baloo e Bagheera, e al concetto di appartenenza a un gruppo, dove il rispetto degli altri è fondamentale e dove trovano spazio identità differenti ma complementari. Anche il finale, che non sveleremo, cela un importante messaggio su amore e appartenenza, cambiando un po’ le carte in tavola rispetto al film animato diretto da Wolfgang Reitherman.

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Tra citazioni al classico Disney (una su tutte, la scena in cui mowgli è seduto sulla pancia dell’orso che nuota nel fiume), rimandi (gli avvoltoi ridotti a un mero cameo) e innovazioni (rendere femminile il personaggio del boa Kaa, in una fantastica scena omaggio), il film prende vita autonomamente grazie anche a una (quasi) perfetta computer grafica, che lo ha reso vivido e reale. Dopo essersi fatti conquistare dalla storia di Mowgli è quasi impossibile riuscire a immaginare il piccolo Neel Sethi, qui alla sua prima esperienza cinematografica, dare vita al piccolo selvaggio in un unico set interamente ricoperto da blue screen (il film è stato girato negli studi di Londra). Nulla di quello che si vede sul grande schermo infatti è reale. Ogni elemento, dagli animali resi vivi e veri fin nei minimi particolari – attenzione al dettagliatissimo pelo della lupa Raksha– alla scenografia della giungla (tranne qualche manciata di arbusti, pezzi di tronco o fango), acqua compresa, è stato ricreato al computer con un fotorealismo davvero impressionante.

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Anche la musica è stata naturalmente riadattata alle nuove atmosfere del film. John Debney, prendendo il meglio dal materiale originale, è riuscito a dare più ritmo alle musiche alternando toni più dark a quelli più allegri, come per la scena in cui compare la canzone emblema de Il libro della giungla Lo stretto indispensabile. Un po’ infelice invece la scelta di inserire il brano cantato da King Louie Voglio essere come te, che poco si sposa con la drammaticità della scena.

Un applauso anche al doppiaggio italiano. Le voci di Toni Servillo (Bagheera), Neri Marcoré (Baloo), Giovanna Mezzogiorno (Kaa), Violante Placido (Raksha), Alessandro Rossi (Shere Khan) e Giancarlo Magalli (King Louie) si sposano perfettamente con le immagini creando l’effetto di un coro intonato e armonioso. E attenzione ai titoli di coda dove Magalli riserva una divertente sorpresa…

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Ben confezionata, diretta e recitata, questa nuova versione de il libro della giungla è ideale soprattutto per un pubblico di bambini in età scolare e per gli adulti. Sconsigliamo la visione ai bimbi più piccoli di 5/6 anni per la difficoltà di seguire per intero una storia lunga 105 minuti, per il tono drammatico del film, che si discosta molto dalla leggerezza del classico animato, ma anche e sopratutto per alcune scene che potrebbero urtare la sensibilità dei più piccoli. Come la battaglia all’ultimo sangue tra Shere Khan e Mowgli, l’inseguimento di King Louie, o la morte di Akela.

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Al cinema a vedere Il libro della giungla è venuto anche Giorgio ad accompagnare il fratello più grande Alex. A cinque anni, essendo anche un secondogenito, Giorgio è più avanti rispetto ad alcuni suoi coetanei rispetto alla visione di film e serie tv e non si impressiona facilmente. Un po’ temevo le sue reazioni e infatti l’ho tenuto molto vicino durante la visione per assicurarmi che non avesse paura o che alcune scene non lo urtassero più del dovuto. Per fortuna nulla di tutto ciò è avvenuto. Non si è mai spaventato particolarmente (tranne un paio di momenti che hanno fatto saltare sulla sedia pure me), e non ha avuto problemi a seguire la trama, anche se alla fine ha ammesso che per lui il film era davvero troppo lungo. Ha amato molto i personaggi di Bagheera e Baloo, mentre era irritato con Mowgli per non aver affrontato, sin da subito, Shere Khan (forse sperava così che sarebbe durato un po’ meno!).

Alex, dell’età perfetta per questo film, era entusiasta. Ha amato ogni singolo personaggio (tranne shere Khan naturalmente, ma lui d’altronde odia i cattivi) e si è immedesimato molto con Mowgli, invidiando la sua libertà di potersi arrampicare sugli alberi e di saltare da un ramo all’altro. Si è anche reso conto della crescita del protagonista che impara ad usare sempre meglio le sue doti innate, ed è stato molto contento del cambiamento nel finale. D’altronde l’“happy end” del cartone non lo aveva mai convinto per davvero…

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