Recensioni

Il grande orso, l’anima ecologista che piace ai bambini


Visto con Alex, 4 anni, e Giorgio, 2 anni e mezzo

Il grande orso, l’anima ecologista che piace ai bambini

Film danese presentato in cartellone al Festival di Berlino del 2011, Il grande orso ha una grande anima ecologista racchiusa nella storia d'amicizia tra un orso millenario gigantesco e due bambini di città

di Karin Ebnet 5/07/2013

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Jonathan ha 11 anni e da sempre è abituato ad occuparsi di sua sorella Sofia, che di anni ne ha sei. Anzi, per l’esattezza, sei anni, sei mesi, nove giorni e sette ore, come ci tiene a precisare. Prendersi cura di lei è impegnativo e a volte frustrante, però nonostante tutte le incomprensioni la ama profondamente. Per questo, quando durante una vacanza in montagna dal nonno la bambina viene rapita da un orso grande come una montagna, il ragazzo si getterà all’inseguimento nel cuore di un’antica foresta e per ritrovarla sarà disposto a tutto, anche venire a patti con un cacciatore senza scrupoli.
Film danese presentato in cartellone al Festival di Berlino del 2011, Il grande orso ha una grande anima ecologista racchiusa nella storia d’amicizia tra un enorme orso millenario e due bambini di città. La resa della computer grafica è un po’ grezza e le imperfezioni si possono notare soprattutto nella fluidità dei movimenti dei personaggi, ma è stata dedicata molta attenzione ai particolari per cercare di sopperire con il realismo dei dettagli ai difetti del film. A compensare ci pensa anche la tenerezza suscitata dall’enorme creatura che dà il titolo al film: un orso gigantesco e vecchio come la grande foresta ma buono e ubbidiente come un cagnolino. Contrapposto al “grande frigiof”, come l’ha chiamato Sofia in onore del suo inseparabile orsacchiotto, c’è un cattivissimo cacciatore da sempre in cerca dell’orso per ucciderlo e vendicarsi della distruzione del suo villaggio. In realtà i motivi della vendetta suonano da subito alquanto futili, soprattutto perché l’uomo sfodera una malvagità paragonabile a pochi altri personaggi presenti nei cartoon per bambini. Per raggiungere il suo scopo non esita a mettere a repentaglio la vita dei due piccoli, a rapire la piccola Sofia e a minacciare Jonathan tenendolo bloccato a terra con uno stivale premuto sulla spalla. Una violenza gratuita che serve come motore scatenante di tutto il film, ma mette così anche in luce la debolezza di una sceneggiatura piena di buchi e di incoerenze: i bambini che vanno in vacanza dal nonno come se abitasse dietro l’angolo, i genitori nominati continuamente ma che non si vedono mai, il bagno nel lago dell’orso, la facilità con cui i bambini ritrovano la strada di casa, la totale mancanza di preoccupazione da parte del nonno in seguito alla loro scomparsa…
Metafora della natura che si riprende i suoi spazi – l’orso si mimetizza nella foresta grazie agli alberi che gli sono cresciuti sulla schiena – la matrice ecologista del film traspare anche dal carattere dei due bambini. Jonathan, il maggiore e più coraggioso, è incapace di adattarsi alla vita selvaggia e adotta spesso comportamenti sbagliati con gli animali che popolano la foresta, mentre Sofia, di solito fifona e lagnosa, si trova perfettamente a suo agio all’aria aperta tanto da farsi perfettamente comprendere dal grande orso. Due fratelli che non potrebbero essere più diversi e in cui molti bambini non potranno che rispecchiarsi. Il rapporto di amore/odio che li lega e che li porta a battibeccarsi in continuazione è la parte più realistica e accurata del film. Tant’è che Alex ha riso di gusto alle battute che si scambiano i due fratelli («Se superi quella linea di appendo per le mutande») ed era molto coinvolto nella ricerca di Sofia. Tifoso del grande orso nella estenuante battaglia con il cacciatore, Alex è rimasto particolarmente colpito dalla figura malvagia di quest’ultimo, così sopra le righe da averlo spiazzato. Quello che più mi ha stupito invece è stato Giorgio, che ha seguito tutto il film con un interesse e con una partecipazione emotiva davvero sorprendenti. A due anni e mezzo ha compreso molto poco di una trama dai toni così dark da oltrepassare la soglia dei sette anni e arrivare a interessare persino un pubblico in pubertà, ma è rimasto conquistato da quel colossale orso così simile a uno dei peluche in cameretta. E chissà che d’ora in poi non lo guardi con occhi diversi…

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