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Il Grande Mazinga, robot dal cuore freddo


Visto con Riccardo, 8 anni

Il Grande Mazinga, robot dal cuore freddo

La serie più spettacolare e drammatica fra quelle della classica saga dei Mazinga fatica a conquistare le simpatie dei bambini, anche a causa di un protagonista scarsamente empatico

di Demis Biscaro 20/11/2014

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Dopo il suo provvidenziale intervento nell’ultimo episodio di Mazinga Z, Tetsuya Tsurugi, pilota del Grande Mazinga, è protagonista di un’estenuante lotta contro i mostri meccanici di Mikene inviati dal Generale Nero, comandante in capo delle armate dell’Imperatore delle tenebre. Con l’aiuto di Jun Hono su Venus Alfa e della Fortezza delle Scienze, il laboratorio di Kenzo Kabuto, padre di Koji e Shiro, Tetsuya riuscirà a respingere i violenti attacchi dei nemici, nonostante la ricomparsa del Dottor Inferno nelle vesti di Gran Maresciallo delle tenebre. Fino allo scontro finale che vedrà il ritorno anche di Koji con Mazinga Z e Sayaka con Diana A.
Secondo segmento della trilogia iniziata con Mazinga Z e conclusa con Atlas Ufo Robot, il Grande Mazinga qui in Italia è stata la serie piú vista delle tre, a motivo delle numerosissime repliche cui andò soggetta in varie emittenti locali nel corso degli anni (anche recenti). Ed è anche di gran lunga quella piú spettacolare, a partire dal design dei mostri guerrieri che hanno un aspetto più elaborato e spaventoso delle creature di Inferno. Lo scontro con le forze del male inoltre si carica fin dalle prime battute di toni nettamente più drammatici della serie precedente: non di rado al termine del combattimento Tetsuya ha il viso rigato di sangue e lo stesso Grande Mazinga subisce spesso danni notevoli, come la perdita delle ali o di arti, dai cui tronconi gronda olio rossastro. Particolarmente impressionante è l’episodio in cui il robot viene crocifisso sulla cima di una collina da un feroce mostro-mummia.
La radicalizzazione dello scontro va di pari passo con una parziale disumanizzazione anche del fronte dei “buoni”. Kenzo Kabuto è un cyborg che di umano ha solo il cervello, appartenuto un tempo al padre biologico di Koji (Ryo) e Shiro, mentre Tetsuya è un orfano cresciuto e addestrato duramente dallo stesso Kabuto per diventare il pilota del Grande Mazinga. A differenza di Koji, Tetsuya ha come unico scopo nella vita la difesa della Terra e al riguardo è severo con sé stesso fin quasi al parossismo. Memorabile l’episodio in cui, dopo aver ucciso acccidentalmente un cane durante una battaglia si lascia fare a pezzi da un mostro guerriero finché la piccola padroncina dell’animale non gli concede il suo perdono. Per Tetsuya ogni errore è una colpa da espiare con la sofferenza, anche autoimposta, e le fragilità del cuore umano sono solo pericolosi ostacoli sulla via che porta a essere un guerriero perfetto. Di fatto Tetsuya non è un uomo, è la gelida anima di un robot. E come tale è un eroe con cui non è agevole identificarsi, soprattutto da parte di un bambino, il che spiega in parte anche lo scarso successo che ebbe la serie in Giappone.
Il dualismo presente in Mazinga Z viene qui estremizzato: i mostri guerrieri hanno sempre due volti, come pure i generali di Mikene, su cui spicca la Marchesa Yanus, il cui viso demoniaco con la pelle verde e i denti affilati da vampiro non sfigurerebbe in un film horror. Gli intermezzi comici sono di molto ridotti rispetto a Mazinga Z, nonostante la presenza di Boss e del suo sgangherato robot, mentre il fulcro narrativo di ogni episodio si focalizza ancora di piú attorno alla battaglia contro i mostri guerrieri. Inevitabile che i valori di riferimento siano il coraggio, lo spirito di sacrificio, la collaborazione e l’amicizia, benché marginalmente vengano toccati anche temi di più ampio respiro, come l’accettazione del diverso, l’emarginazione (Jun, figlia di una giapponese e un uomo di colore, soffre per la sua pelle scura) e l’importanza della famiglia (Shiro si sente abbandonato dal padre e Tetsuya è geloso del rapporto tra Koji e Kenzo Kabuto).
A livello formale l’anime vede l’introduzione per la prima volta del rituale della vestizione con la tuta da combattimento e soprattutto del lunghissimo volo della navicella, il Brian Condor, attraverso un tortuoso tunnel sotterraneo prima di uscire e di agganciarsi al robot. Stilemi diventati elementi imprescindibili di numerose serie animate successive.
Inizialmente a Riccardo il Grande Mazinga non andava proprio giù, affezionato com’era a Mazinga Z e alle atmosfere piú giocose e leggere della vecchia serie. Poi, poco a poco, ha ceduto al fascino dei mostri guerrieri e di alcune armi inedite come i Pugni Atomici Rotanti e le Spade Diaboliche e così ha preso un po’ di interesse anche a queste nuove avventure. Tuttavia ha simpatizzato ben poco con Tetsuya, troppo freddo e impersonale per i suoi gusti, tanto che ancora oggi i suoi eroi preferiti rimangono Mazinga Z e Koji.

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