Recensioni

I Goonies, ragazzi come noi


Visto con Riccardo, 7 anni

I Goonies, ragazzi come noi

Un'avventura moderna che mescola mistero, paura e divertimento per costruire un'indimenticabile omaggio all'amicizia tra ragazzi

di Demis Biscaro 30/06/2014

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Goon Docks, quartiere popolare alla periferia di Astoria, Oregon. Quattro ragazzini, i Goonies, si riuniscono per trascorrere insieme l’ultimo pomeriggio prima di essere sfrattati con le loro famiglie dalle rispettive case. Rovistando in una soffitta scoprono una vecchia mappa del posto, che porterebbe al tesoro nascosto del pirata Willy l’Orbo. Decisi a trovarlo, finiranno nel sottosuolo di Astoria, inseguiti da una famiglia di malviventi, la banda Fratelli, e minacciati a ogni passo dai letali trabocchetti disseminati dal pirata.
Affermare che I Goonies è il miglior film per ragazzi mai realizzato è forse esagerato, ma neanche troppo. Per cominciare, gli ingredienti di base sono perfetti. C’è la provincia americana, un nessundove sconosciuto carico delle stesse potenzialità narrative del bosco delle fiabe, un luogo mitico dove è facile credere che in un pomeriggio piovoso tutte le certezze possano disfarsi e l’impensabile comporsi in una nuova realtà. C’è una famiglia di malviventi da quattro soldi, pasticcioni e litigiosi ma all’occasione letali. Ci sono i pirati e poi avventura, mistero, pericolo, paura, suspense, senso del macabro e dell’esotico e divertimento a perdifiato. E perfino un gigante buono dal volto deforme. I riferimenti alla tradizione letteraria e cinematografica d’avventura sono innumerevoli: da Twain e Verne passando per Salgari e Molnar fino ai moderni supereroi crossmediali come Superman e alle saghe di Indiana Jones e dell’agente 007.
Epicentro di questa indimenticabile caccia al tesoro è il manipolo di preadolescenti che dà il titolo al film, ciascuno identificato da una specifica attitudine: Data è l’inventore folle, Mouth lo sbruffoncello che si atteggia da grande, Chunk il ciccione piagnucoloso e infine Mikey, il sognatore e il motore del gruppo. Nessuno di loro è speciale (“Scarti. Come noi, i Goonies” dice Chunk), sono ragazzini qualunque, in un posto qualunque, in un pomeriggio qualunque che vogliono una cosa semplice: salvare la loro amicizia. E per farlo si mettono istintivamente in gioco, tra mille dubbi e incertezze, proprio come avremmo fatto noi al posto loro. Certo, il film parla anche di lealtà, coraggio, spirito di sacrificio, sincerità e accettazione del diverso ma sono comunque riflessi condizionati di questa prepotente spinta interiore che tutti noi abbiamo provato almeno una volta a quell’età. “Tutto comincia da qui”, per citare Mikey. In fondo I Goonies ci dicono quello che sappiamo da una vita: il posto migliore del mondo è casa nostra e la migliore compagnia è quella dei nostri amici. Ma lo dicono così bene che non ci si stanca mai di starli a sentire.
La sceneggiatura riesce a intrecciare in modo equilibrato diversi registri espressivi (pur con qualche scivolone sul versante patetico, soprattutto nel finale), bilanciando i momenti di tensione con un’impagabile vena comica. E anche di fronte all’ingenuità di alcune gag, non si può non riconoscere che a trent’anni di distanza funzionano ancora a dovere e che si innestano a meraviglia nel tronco narrativo principale. La psicologia dei personaggi non è particolarmente approfondita ma i quattro ragazzini, presi come gruppo, costituiscono un’individualità sfaccettata con cui è facile identificarsi: chi non ha mai provato a costruirsi qualche invenzione strampalata come quelle di Data? O non ha mai fatto i “cancelli in aria” ad occhi aperti come Mikey? Attorno a loro orbita un cintura di adolescenti turbolenti, tra cui Brandon, il fratello maggiore di Mikey, e Andy, la sua ragazza: rappresentano il futuro prossimo dei Goonies e con il loro disorientamento introducono un ulteriore livello di ironia in tutta la storia.
Altra perla del film è la colonna sonora, coinvolgente e incalzante, con un tema principale basato su una canzone di Cindy Lauper, a cui viene riservato anche un brevissimo cameo.
Con mio figlio abbiamo visto e rivisto il film ripetutamente e ogni volta è una festa! Ormai giochiamo ad anticipare le situazioni e le battute che ci piacciono di più e ridiamo come matti a tutte le gag. A Riccardo sta particolarmente simpatico Mouth, che con le sue trovate demenziali è il personaggio che lo fa divertire di più, ma ha anche un’aperta ammirazione per Data, per via delle sue mirabolanti invenzioni. La prima volta che ha visto il film è rimasto impressionato da Sloth (“il gigante con la testa quadrata” come lo chiama lui), anche perché trucco ed effetti speciali hanno retto bene il trascorrere degli anni, ma non si è spaventato perché gli è stato chiaro fin da subito che Sloth era brutto ma buono.
Alla vigilia del suo trentesimo compleanno (il film uscí nelle sale nel 1985) I Goonies dà prova di essere uno degli esempi piú evidenti della capacità del cinema di unire generazioni diverse e ancora oggi rimane uno dei piú bei canti con cui Hollywood abbia onorato l’amicizia tra ragazzi.

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