Recensioni

I gladiatori che piacciono ai bambini


Visto con Sara, 8 anni, e Emma, 4 anni

I gladiatori che piacciono ai bambini

Una storia semplice e divertente, ambientata in una Roma lontana dai libri di storia

di Paolo Paglianti 12/04/2013

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Una Roma antica, in cui le fanciulle di buona famiglia vanno in vacanza studio in Grecia e i ragazzi più coraggiosi sperano di diventare guerrieri nell’arena, fa da sfondo a I gladiatori di Roma, lungometraggio animato creato dalla penna magica di Iginio Straffi, il papà delle WinX. Il protagonista Timo passa il tempo nell’Urbe a divertirsi con i suoi inseparabili amici, per nulla interessato ai furiosi duelli tra gladiatori: almeno finché non torna dall’Ellade la bella Lucilla, di cui è innamorato perdutamente. Per conquistarla, l’unica strada è dimostrare il proprio valore in combattimenti senza quartiere nel Colosseo: quasi impossibile per Timo, fuori forma e poco incline alle fatiche fisiche. Le prova tutte, comprese pozioni magiche illegali, ma l’unico modo per diventare gladiatore è allenarsi costantemente. Per fortuna, incontra Diana, la “personal trainer” più in voga di Roma, che a forza di ginnastica, trappole e qualche sganassone ben assestato lo spingerà nella direzione giusta. La storia è piuttosto banale e scontata, non esistono particolari temi d’approfondimento e livelli di lettura (se non un accenno a quanto sia sbagliato doparsi) e l’animazione è anni luce rispetto a quella di Pixar e DreamWorks. Nella sua semplicità, però, il film funziona e piace ai piccoli: le mie due figlie si sono davvero appassionate alle avventure di Timo e soci. Forse è stata l’innegabile somiglianza con lo stile delle beneamate WinX, forse il fatto che le due vere protagoniste del film sono femminili, ovvero Diana e Lucilla, ma i 90 minuti de I gladiatori di Roma sono volati per Sara e Emma, che hanno addirittura chiesto di rivedere il film. Asterix da noi è di casa, sotto forma di fumetti che cartoni Anni ’80, e questo sicuramente le ha aiutate a inquadrare il mondo de I gladiatori di Roma in un passato che non è quello dei libri di scuola. Se un palato adulto non impazzisce per gli inserti delle spalle comiche (i tre bimbi-gladiatori sponsorizzati dalla Big Bubble li ho trovati insopportabili a dir poco, e persino un po’ fuori luogo), le mie figlie si sono divertite moltissimo a seguire le disavventure di Timo, che per due terzi del film passa il tempo a prendere sganassoni e far figure barbine, riscattandosi solo nel finale, quando comprende che l’insegnamento principale di Diana risiede nel “Cogito” (“Io penso!”) scritto sull’uniforme che gli fa indossare a inizio addestramento.
Il film è infarcito di citazioni (da Rambo a Il Gladiatore) che solo un adulto può cogliere: l’idea di creare un cartone adulto naufraga miseramente, e non consiglieremmo I gladiatori di Roma a un pubblico di trentenni come faremmo invece con cartoni quali Magadagascar o Shrek; è invece perfetto per un sabato pomeriggio di pioggia o una serata con i piccoli di casa, che se lo gusteranno avidamente.
Il duello finale, in cui il rivale di Timo diventa un mostro verdastro per colpa della pozione della strega (un evidente monito anti-doping) ha fun po’ impressionato mia figlia minore – niente che qualche coccola non abbia fatto passare immediatamente, anche considerando che non ci sono spargimenti di sangue e il lieto fine è d’obbligo. Il team di Iginio Straffi dimostra ancora una volta di saperci davvero fare con i bambini e, soprattutto, le bambine.

 

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