Recensioni

Hotel Transylvania, “Mostri” come noi


Visto con Alex, 3 anni

Hotel Transylvania, “Mostri” come noi

Un film che aiuta a consolidare il rapporto tra padri e figli. Ma attenzione ai mostri!

di Karin Ebnet 10/11/2012

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Appena uscito il film, mi sono precipitata al cinema per vedere Hotel Transylvania con Alex. Mio figlio aveva visto la pubblicità di questo cartoon che parlava di Dracula e mostri vari e mi aveva chiesto di vederlo con gli occhioni in stile Gatto con gli stivali. L’impatto con i personaggi, però, per lui che non ha ancora quattro anni, non è stato dei più facili. I protagonisti “orrorifici” – ovvero Dracula, la famiglia dei licantropi, Frankenstein e consorte, La mummia e l’Uomo invisibile – sono buffi e disegnati con dei tratti che li rendono simpatici e persino “innocui” (attenzione però al Re delle tenebre quando si arrabbia!). Di tutt’altro genere sono invece i mostri che alloggiano nell’albergo. Ce ne sono un’infinità e alcuni possono fare impressione a un pubblico di giovanissimi (c’è anche un cervello che cammina da solo e che viene calpestato). Quando il film ci ha accompagnato nella hall di Hotel Transylvania e ci ha presentato tutti i vari personaggi ho visto Alex irrigidirsi. Così, come faccio sempre per tranquillizzarlo, l’ho preso in braccio. Di solito funziona, si rilassa e si gode la visione, anche perché non è un bambino particolarmente impressionabile o che si lascia spaventare facilmente, ma questa volta è rimasto inquieto per tutta la visione, continuando ad agitarsi sulle mie ginocchia e mangiando popcorn con una voracità tale che mi ricordava qualcuno col vizio di rosicchiarsi le unghie.
Hotel Transylvania però ha il pregio di aver raccolto tutti questi personaggi “da paura” togliendoli ai luoghi spettrali a cui apparterrebbero per rinchiuderli tutti in un sol ambiente, mostrandoli nelle loro fragilità, quotidianità e rapporti sentimentali. Rendendoli in questo modo molto più umani e familiari. Il fatto poi di renderli protagonisti di scene ad alto tasso di divertimento li ha definitivamente snaturati dal loro contesto orrorifico.
Altro motivo per cui il film è più adatto ad un pubblico di bambini più grandi è che non è di facile comprensione nemmeno la storia, incentrata principalmente sul rapporto padre e figlia. Dracula, dopo aver perso la moglie a causa della paura degli umani per vampiri e affini (chi sono i veri mostri?), ha fatto costruire una vera e propria fortezza inviolabile dove tenere al sicuro la figlia che adora. Un posto dove anche tutte le altre creature possono sentirsi a casa e a proprio agio con se stessi e con gli altri. Il compito gli riesce fino al 118esimo compleanno di Mavis. Sua figlia, diventata ormai grande, vuole vedere il mondo, ma Dracula è troppo spaventato per lasciarla andare. Così inventa degli escamotage per dissuaderla. Un giorno però, proprio alla vigilia della festa, alla porta dell’Hotel si presenta un ragazzo mortale, per niente intimorito da chi gli sta attorno (dopo un primo impatto alquanto divertente), che si innamora di Mavis. Come riuscire a dividere i due?
Drammaturgicamente è questo il motore di tutto il film e il fattore scatenante della maggior parte di gag e battute. Una sottotrama che appunto non ha raggiunto Alex, più adatta ad un pubblico di bambini smaliziati e vicini alla prima pubertà. Di innamoramenti, separazioni, difficoltà di realazioni e pene d’amore in fondo ancora non ne sa niente. Il messaggio arrivato invece chiaro e tondo è quello, come già accennato, del rapporto che lega padri e figli, così forte da arrivare fino al cuore di un bimbo di tre anni. Alex infatti  è rimasto molto colpito da come Dracula cerca di difendere e proteggere Mavis, ad ogni costo, anche dicendo qualche bugia (comportamente che sa essere sbagliato e di cui poi fa ammenda), e di come pur di farla felice è disposto a cambiare completamente il suo modo di vedere il mondo. Tornando a casa non ha fatto altro che parlare di Dracula paragonandolo a suo papà, che forse questa volta sarebbe stato l’accompagnatore ideale.
Il personaggio preferito di Alex però sono “gli occhiali”. Chissà, forse perché è prorprio così che avrebbe voluto sentirsi lui davanti a quell’orda di mostri di ogni sorta: invisibile.

 

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