Recensioni

Gli aristogatti, un classico che scalda il cuore


Visto con Alex, 4 anni, Giorgio, 2 anni

Gli aristogatti, un classico che scalda il cuore

Lontano anni luce dalla moderna computer grafica, ha un tratto abbozzato ed essenziale con caldi colori pastello. La storia non è originalissima ma è zeppa di travolgenti personaggi curatissimi in ogni aspetto

di Karin Ebnet 27/05/2013

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Ventesimo classico Disney e primo film prodotto dopo la scomparsa del fondatore Walt (che però aveva fatto in tempo ad approvare il progetto), Gli aristogatti è uno dei grandi imprescindibili che ora torna al cinema dopo 43 anni. Protagonista è l’aristocratica quanto seducente gatta Duchessa che, insieme ai suoi tre cuccioli Minou, Matisse e Bizet vive in una grande casa nella Parigi della Belle Epoque. La loro tranquilla esistenza viene completamente scombussolata quando il maggiordomo Edgar, per impossessarsi dell’eredità che gli spetterebbe solo in caso di decesso dei gatti, decide di dare un’accelerata ai tempi e di abbandonare i felini ben lontano dalla capitale francese. Sarà Romeo “er mejo del colosseo”, in italiano doppiato magnificamente da Renzo Montagnani, a ricondurre Duchessa e i gattini tra le braccia della padrona, aiutato nel compito da una serie di indimenticabili personaggi. Va da sé che durante il viaggio scopre l’amore di una famiglia.
Lontano anni luce dalla moderna computer grafica – è stato disegnato a mano, con oltre 400 sfondi colorati, da cinque dei celebri “Nine Old Men” (Ollie Johnston, Milt Kahl, Eric Larson, John Lounsbery e Frank Thomas) – Gli Aristogatti ha un tratto abbozzato ed essenziale con caldi colori pastello che scaldano gli occhi e il cuore. Intere generazioni sono state conquistate della raffinata micetta altolocata che si innamora del gatto di “borgata” caciarone ma buono di cuore. Perché, come in ogni fiaba che si rispetti, il lieto fine è d’obbligo e il “cenerentolo” trova il suo posto nel castello. La storia, pur non essendo originalissima – visto che ricorda per molti versi l’illustre predecessore La carica dei 101 (qui però si sente molto la mancanza di un cattivo pregnante come Crudelia De Mon) –, è zeppa di personaggi travolgenti e curatissimi in ogni aspetto. Dalle oche ancheggianti  alla ricerda dell’“alticcio” zio Reginaldo, al simpatico topo Groviera, fino alla coinvolgente banda jazz di Scat-Scat, passando per i favolosi cani Napoleone e Lafayette. Senza contare che alcune sequenze degli Aristogatti sono ancora oggi da antologia, come l’inseguimento tra i cagnoloni ed Edgar, l’allegra serata nella “casa del jazz” o l’impareggiabile finale con tutti i personaggi che prendono a calci nel sedere il maggiordomo. Ed è questa la scena che ha divertito di più sia Alex che Giorgio, incontenibili nelle risate per tutto il film, persino nell’incipit iniziale che mostra i tre gattini  alle prese con la lezione quotidiana di musica. Alex, sensibile ed empatico, è rimasto molto colpito anche dalla figura di Madame, l’anziana padrona di Duchessa che, rimasta sola, vaga sconsolata per casa e non vede l’ora che i micetti tornino “al loro posto”. Il finale ha meritato una risata consolatoria e un abbraccio tra fratelli, che Giorgio ha accolto e ricambiato felice. Ogni scusa è buona per un po’ di coccole.

 

 

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