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Giú per il tubo, lumache canterine e rospi vendicativi


Visto con Riccardo, 6 anni

Giú per il tubo, lumache canterine e rospi vendicativi

Una storia piuttosto convenzionale riscattata da ottime scene d'azione e da un coro di lumache ad altissimo tasso di comicità

di Demis Biscaro 13/11/2012

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Roderick St. James è il topo domestico di una ricca famiglia londinese che vive in un appartamento a Kensington. Mentre i padroni sono in vacanza Roddy ne approfitta per uscire dalla sua gabbia e svagarsi in compagnia di bambole e pupazzi, dal momento che è l’unico essere vivente della casa. Una notte però lo scarico del lavandino sputa fuori Sid, un rozzo ratto di fogna determinato a prendere possesso di quello che ai suoi occhi è un vero paradiso. Roddy non riuscirà a cacciarlo ed anzi finirà lui stesso nelle fogne dove lotterà insieme a Rita, un ratto femmina tutto pepe, per ostacolare i malvagi piani di Rospo, intenzionato a spazzare via tutti i topi dal sottosuolo.
Dopo Galline in fuga e Wallace & Gromit: La maledizione del coniglio mannaro, la Aardman torna a collaborare con la Dreamworks abbandonando per la prima volta nella sua storia lo stop-motion a favore di una CGI calda e porosa, con un taglio fortemente realistico soprattutto nella resa della grana dei materiali. Giù per il tubo è un film spassosissimo in cui le spalle comiche rubano spesso e volentieri la scena ai protagonisti, peraltro abbastanza convenzionali e poco incisivi. Indimenticabili a questo proposito sono le lumache, così insospettabilmente espressive e dinamiche da farci piegare in due dalle risate ogni volta che i loro occhioni tondi facevano capolino sullo schermo: non ho mai visto Riccardo ridere così tanto e così di gusto durante un film! E siccome i limacciosi molluschi guarnivano anche i titoli di coda ci siamo sciroppati pure quelli fino all’ultima scritta, che recitava “No slugs were a-salted during the making of this film” (nessuna lumaca è stata salata durante la realizzazione di questo film). Se si aggiunge che buona parte delle canzoni presenti nella colonna sonora molto ritmata sono intonate proprio da coretti di lumache, l’atmosfera surreal-demenziale della pellicola si fa lampante.
Non manca neppure uno sguardo ironico sulle piccole grandi manie del popolo britannico (prima fra tutte l’attaccamento feticistico alla famiglia reale) e una variegata gamma di riferimenti a celebri capisaldi della cultura pop e non solo: da James Bond a Madagascar, da Terminator a Kafka. Riccardo, ad esempio, ha colto la citazione (ovviamente evidentissima) del film Alla ricerca di Nemo.
La narrazione, semplice e diretta fino alla banalità e priva di qualunque sottotesto, rinuncia programmaticamente ad ogni forma di intreccio (malintesi, doppi sensi, incertezze vengono risolti sempre nel giro di qualche minuto) e anche il messaggio di fondo non brilla certo di originalità (meglio una vita vissuta in compagnia nelle fogne che un’esistenza dorata nella solitudine di una gabbia). Benché le singole situazioni siano gestite in modo soddisfacente, ciò che manca è una visione d’insieme organica, per cui la storia si trascina senza un robusto filo conduttore che non sia la follia megalomane e vaniloquente del cattivone di turno, un rospaccio corpulento supportato da manipolo di assistenti tonti e pasticcioni.
Tutt’altro discorso per le sequenze d’azione che, come esige la buona tradizione Aardman, sono sempre ai massimi livelli: Riccardo è andato in delirio per la scena i cui i cattivi inseguono la barca di Rita e Roddy zigzagando per i canali di scolo a cavallo di frullatori da cucina.
Nel complesso Giù per il tubo garantisce ad un pubblico di ogni età un’oretta e mezza di divertimento spensierato e totale, senza particolari pretese edificanti. Fortemente consigliato come antidoto alla malinconia degli uggiosi pomeriggi autunnali.

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