Recensioni

Galline in fuga, sulle ali della libertà


Visto con Riccardo, 8 anni e Letizia, 4 anni

Galline in fuga, sulle ali della libertà

Comicità slapstick, citazioni cinefile e momenti di riflessione sono gli ingredienti vincenti del miglior film della Aardman

di Demis Biscaro 10/03/2015

0

http://www.movieforkids.it/wp-content/uploads/2015/03/galline-in-fuga-piano-di-fuga.jpg

Dopo il successo dei cortometraggi degli anni ’90 dedicati alla strana coppia Wallace & Gromit, nel 2000 la Aardman Animations porta sul grande schermo il suo primo lungometraggio, rigorosamente in claymation (stop motion con personaggi di plastilina). Dichiaratamente ispirato alla pellicola degli anni ’60 “La grande fuga”, il film narra dei ripetuti (e falliti) tentativi di evasione da parte delle galline dell’allevamento Tweedy, guidate dall’intraprendente Gaia, una indomita pennuta che si affida a Rocky, un gallo americano, per insegnare a volare alle sue compagne. Ma quando i signori Tweedy acquistano una terribile macchina per trasformare tutti i volatili in pasticci di pollo, Gaia si rende conto che il tempo stringe e che è meglio trovare rapidamente un piano alternativo.
Se è indubbio che l’allevamento Tweedy ricorda da vicino il campo di concentramento del cult movie con Steve McQueen, citato esplicitamente anche in alcune scene per la gioia di mamme e papà cinefili, è altrettanto vero che i registi Peter Lord e Nick Park puntano a oltrepassare i limiti del loro modello per aprirsi a una riflessione più ampia sul senso di concetti come libertà e prigionia. Innanzitutto libertà fa il paio con solidarietà e socialità: Gaia vuole far fuggire tutte le galline e non scappare in solitaria perché sa bene che la libertà esiste solo in quanto modalità di rapportarsi agli altri e che non può esserci libertà nella solitudine. E infatti le galline non impareranno a volare singolarmente ma riusciranno a solcare il cielo unendo le loro forze, su un paio di robuste ali mosse dallo sforzo congiunto di tutto l’allevamento. Ma per raggiungere questo obiettivo Gaia deve prima liberare le sue compagne dai “recinti mentali” che bloccano la volontà e impediscono loro perfino di immaginare una società a misura d’uomo (anzi, di gallina!), diversa da quella in cui vivono, che sfrutta gli individui finché sono produttivi per poi sbarazzarsene quando non lo sono più.
Il cuore del film è proprio Gaia, una gallinella rossa perseverante e ingegnosa ma anche fragile e insicura, soprattutto sul versante sentimentale. Un personaggio sorprendentemente ricco di sfacettature che trova nel fortunato doppiaggio di Nancy Brilli una voce capace di rendere le diverse sfumature dei suoi stati d’animo in modo sincero e credibile.
Benché non si raggiungano le punte surreali di Wallace & Gromit, il film ha una vocazione sostanzialmente comica, per cui non mancano i momenti di puro divertimento, giocati su gag slapstick (soprattutto i catastrofici tentativi di volo delle galline!) e su un corollario di personaggi secondari particolarmente azzeccati, come Baba, gallina svampita e perennemente impegnata a sferruzzare, Von, occhialuta inventrice svizzera dall’accento tedesco e Cedrone, ex gallo portafortuna della RAF in pensione, brontolone e tradizionalista. E naturalmente Rocky (doppiato più che dignitosamente da Christian De Sica), asse portante di un parallelo umoristico tra il modo americano di affrontare la vita, spavaldo e noncurante, e la concretezza un po’ seriosa propria degli inglesi.
Particolarmente significativo è anche il fatto che il confronto tra eroe e villain sia tutto all’insegna della femminilità: lo scontro al vertice è tra Gaia e la signora Tweedy, ciascuna delle quali incarna un opposto ideale: il valore degli individui da un lato e il più disumano senso utilitaristico dall’altro, enfatizzato dall’impiego di una tecnologia spinta all’estremo e in sostanza fuori controllo (tema già emerso nel cortometraggio “Una tosatura perfetta”). L’animazione come sempre è di altissima qualità, anche se mancando i picchi di virtuosismo delle scene dinamiche che avevano fatto la fortuna dei precedenti cortometraggi di Wallace & Gromit.
Ai miei bambini il film è piaciuto moltissimo. Letizia si è resa conto subito che l’idea di Gaia e Rocky di far volare le galline non poteva funzionare: “Le galline non possono volare!” ha esclamato. E si è divertita tantissimo quando Gaia e compagne provavano le varie tecniche di volo: “Questo film fa troppo ridere!” ripeteva tra una gag e l’altra. Riccardo invece si è fatto coinvolgere maggiormente da alcuni personaggi, in particolare da Rocky, che col suo fare disinvolto e accattivante è entrato subito nelle sue simpatie. I marchingegni della signora Tweedy e la macchina volante hanno attratto come al solito la sua attenzione ma quello che lo ha fatto divertire di più è stata la gag finale, prolungata oltre i titoli di coda, sull’eterno dilemma su chi sia nato prima, se l’uovo o la gallina.
A distanza di quindici anni dalla sua uscita, Galline in fuga rimane forse il miglior film della Aardman per la sua capacità di parlare su livelli diversi a spettatori di ogni età, mescolando citazioni cinefile (evidentissima quella di Indiana Jones), humor inglese e comicità e sviluppando nello stesso tempo riflessioni di un certo spessore. In altre parole un film da vedere e rivedere.

Vai alla scheda Cinema

© Riproduzione riservata


This entry was posted in Senza categoria on .

Inserisci un Commento