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Fiocco di neve, la libertà di essere se stessi


Visto con Alex, tre anni, Giorgio, 22 mesi

Fiocco di neve, la libertà di essere se stessi

Realizzato con l'uso della tecnica mista, mira a conquistare il pubblico dei più piccoli con la storia (quasi) vera dell'unico gorilla albino conosciuto all'uomo e che ha vissuto per quarant'anni nello zoo di Barcellona

di Karin Ebnet 3/01/2013

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È una favola molto dolce ed estremamente semplice nel messaggio quella de Le avventure di Fiocco di Neve, film spagnolo che si ispira alla storia vera dell’unico gorilla albino che ha vissuto nello zoo di Barcellona dal 1966 al 2003. Protagonista è appunto Fiocco di Neve, un piccolo gorilla dal pelo candido che viene battezzato così dalla figlia del direttore dello zoo, una dodicenne che sogna di diventare una calciatrice. Il primate, prima di venire trasferito allo zoo della citta per diventarne l’attrazione principale e il simbolo, trascorre a casa della bambina un periodo di assestamento. Tra i due si instaura subito un profondo legame d’affetto e d’amicizia, che non si interrompe nel momento in cui Fiocco di Neve viene condotto a vivere all’interno della zona dei gorilla, dove lo attende un “papà” adottivo e due fratellastri. Dai quali viene respinto perché “diverso”. Spinto dalla necessità di essere accettato, Fiocco di Neve scappa dallo zoo in compagnia del suo amico Miguel, un panda rosso che si crede una pantera, per cercare la strega del Nord, l’unica in grado di renderlo un gorilla dal pelo nero. Sulle sue tracce però si è messo lo sfortunato Luc de Sac, che vorrebbe trasformare il suo cuore in un amuleto contro la malasorte.
Una storia lineare e senza fronzoli che è più che altro un pretesto per parlare di diversità, dell’importanza di sapersi accettare per come si è, e di come l’amore e l’amicizia sinceri siano le uniche cose che contino davvero. Messaggi semplici realizzati nel modo più elementare, contrapponendo il bianco del pelo di fiocco di Neve (simbolo di candore, ma anche di giustizia e bontà) con il nero del papà gorilla, fin troppo severo e diffidente, ma anche con i colori scuri e tetri del “cattivo” della favola. Al bianco e nero vengono poi associati anche toni accesi e sgargianti per mostrare la Barcellona degli anni ’60 con i tetti disegnati da Gaudì, la casa del direttore dello zoo dove Fiocco di Neve trascorre i suoi momenti più felici, e persino il prato verde della sua nuova dimora.
Il film è stato realizzato con l’uso della tecnica mista – gli animali, creati in computer grafica, si muovono nel mondo reale accanto a personaggi in carne e ossa – che, per quanto imperfetta, non è deludente. Merito senz’altro degli occhioni azzurro cielo di Fiocco di Neve, creati appositamente per intenerire e conquistare grandi e piccini. Missione riuscita in pieno anche con Alex e Giorgio (al suo primo film al cinema), che hanno seguito con attenzione le avventure di Fiocco di Neve in giro per la città. Anche perché la pellicola è un prodotto destinato principalmente a loro: la storia ricorda nel suo sviluppo i film Disney che hanno dato i natali a Jodie Foster e Lindsay Lohan (vedi Una ragazza, un maggiordomo e una Lady e Genitori in trappola), la sceneggiatura è semplificata al massimo, i personaggi sono al limite del macchiettismo (dal panda rosso che sembra uscito da un’avventura di Kung Fu Panda al “cattivo” che più che malvagio è sfortunato) e l’umorismo è gradevole e mai volgare. Imputando un difetto al film si potrebbe dire che ha messo forse un po’ troppa carne al fuoco, tanti personaggi che rendono più difficile per i più piccoli una totale immedesimazione in Fiocco di Neve: il ragazzino innamorato della protagonista, il bisogno di sentirsi accettati di Fiocco di Neve, la “pazzia” del Panda rosso, la testardaggine del gorilla papà, la fuga per la città, e le sfortune di Luc de Sac. Giorgio ovviamente dopo un’ora di film ha cominciato a perdere interesse, ma d’altronde era forse ancora un po’ piccolo per un film vero e proprio (e la fame cominciava a farsi sentire), Alex invece è rimasto affascinato dal pelo del piccolo gorilla ma ha avuto “paura” del papà primate. Non riusciva a comprendere come potesse esistere un papà cattivo, faceva mille domande sul perché dei suoi comportamenti (e non era mai soddisfatto delle risposte) e quando entrava in scena voleva uscire dal cinema. Mi spiace che il finale, per quanto consolatorio, non abbia dato alla figura del gorilla padre un vero e proprio riscatto. Il film comunque ha dato ad Alex la possibilità di comprendere che anche gli adulti possono sbagliare, l’importante è capire i propri errori e rimediare. Solo questo vale il prezzo del biglietto.

 

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