Recensioni

Epic, la forza della natura


Visto con Alex, 4 anni, Giorgio, 2 anni

Epic, la forza della natura

Non solo favola ecologista. Tra alti e bassi, il film di Chris Wedge è anche una storia epica della leggendaria lotta tra Bene e Male, un racconto di formazione e un omaggio alla cinematografia per ragazzi

di Karin Ebnet 24/05/2013

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Difficile definire in poche parole Epic, il nuovo film della Blue Sky Animation, anche se favola ecologista è quello che meglio lo rappresenta. Ma è limitativo. Tra alti e bassi, infatti, il film di Chris Wedge (L’era glaciale) è molto di più. È una storia epica della leggendaria lotta tra Bene e Male, è un racconto di formazione ed è anche un omaggio alla cinematografia per ragazzi. Ma cominciamo con ordine.
La storia prende avvio con l’arrivo di Mary Katherine (lei preferisce M.K.), rimasta orfana della madre, alla casa del padre sperduta nel cuore di una foresta. È lì infatti che vive l’uomo che ormai non riconosce più, perso nella fantastica intuizione che là fuori, nel verde, esiste una minuscola popolazione  ben organizzata che ha il compito di proteggere la natura. Lo scetticismo della ragazza, che proprio non comprende la mania del padre, si scontra ben presto con la realtà. Nel bosco i Leafmen, ovvero i protettori della natura, esistono davvero, e combattono da sempre contro il male, rappresentato dai Bogani, che vorrebbero distruggere la vita per lasciare solo putrefazione e morte. E come in ogni racconto epico che si rispetti, la ragazza finirà per fare la differenza in questa battaglia.
Non esiste il grigio in questo film, dove tutto è rappresentato dal contrasto tra bianco o nero, vero o falso, allegro o triste, tra ciò che è reale e ciò che è fantastico, tra la luce e l’oscurità, tra la vita e la morte. Una mancanza di sfumature che aiuta molto i bambini più piccoli a catalogare con precisione fatti e personaggi della storia: i Leafmen sono i buoni, i Bogani i cattivi; la natura è positiva, il regno del male dove tutto è secco e putrefatto è negativo; la luce porta la vita, l’oscurità la morte; l’unione fa la forza, la solitudine rende deboli; e così via. E dove non ci sono sfumature arrivano i colori, vivi, sgargianti, luminosi a dare vita a una natura rigogliosa e talmente ben disegnata da sembrare vera. È proprio lei la vera protagonista di questa favola ecologista, appunto. Vera ruota trainante della storia, è lei che bisogna proteggere, perché da lei dipenda la vita. Importante insegnamento per le nuove e le vecchie generazioni, che devono imparare a prendersi un po’ più cura di ogni pianta e di ogni fiore che incontrano. Perché dietro potrebbe celarsi un Leafman, il cui motto esplicita il cuore del film: «Tante foglie, un solo albero»; un po’ come l’«Uno per tutti e tutti per uno» dei moschettieri. E qui si apre la parentesi omaggi, di cui il film è strabordante. Dalla saga di Arthur e il popolo dei Minimei (il perfido Mandrake assomiglia in modo impressionante a Maltazard) a Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi (vedi la scena dell’inseguimento con il cane del professore, Ozzie), dalla regina di colore Tara (impossibile non pensare a Tiana de La principessa e il ranocchio) a classici del genere come Alice nel paese delle meraviglie (gli strambi personaggi) e La storia infinita (l’epicità del fantasy).
Un fantasy d’animazione che è anche un romanzo di formazione. I protagonisti, tutti, affrontano un viaggio (interiore) che li cambierà per sempre. M.K. imparerà a credere anche a ciò che non vede, il giovane e ribelle Nod che l’unione fa la forza, il capo dei Leafmen che un sorriso alleggerisce la vita e il padre della ragazza che al mondo esiste altro oltre alle proprie ossessioni, primo fra tutti la famiglia.
Alex, dalla prima inquadratura, è rimasto incantato dal magico mondo fatato di Epic, rapito dai colori ma soprattutto dalla gentilezza e dal coraggio della regina Tara, tanto che la sospirata erede è diventata immediatamente la sua più grande eroina e il personaggio in cui si è sentito più legato. Sarà anche lui sufficientemente buono, altruista e coraggioso da poter aspirare al ruolo di Re della natura? Ha riso, e con lui il fratellino, alle battute e alle gag più divertenti dei personaggi di contorno (l’accoppiata degli invertebrati Mub e Grub è irresistible), ma è anche rimasto molto scosso da un episodio negativo del film (ATTENZIONE SPOILER, evidenziare per leggere – All’inizio della pellicola la regina Tara, il personaggio più positivo dell’intero film, muore drammaticamente). E la morte è molto presente in tutta la storia: Mary Kathrine è appena rimasta orfana della madre, il padre di Nod è deceduto in battaglia, il figlio del cattivo di turno non riesce ad andare oltre l’incipit del film (cinicamente spazzato via dai tergicristalli di un taxi) e rimane stecchito persino un moscerino della frutta. L’occasione è certamente da cogliere per parlare di un argomento molto delicato, ma è comunque difficile spiegare a un bambino di quattro anni perché un personaggio tanto positivo è dovuto morire. Dalle ceneri risorgono le nuove generazioni, il futuro ha bisogno di vittime, ma per Alex questi sono concetti ancora troppo difficili e ostici. Per lui semplicemente quella freccia avrebbe dovuto conficcarsi in un albero. Ed è difficile dargli torto.

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