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Edhel, la magia della diversità – La recensione


Visto con Alex, 8 anni, Giorgio, 6 anni

Edhel, la magia della diversità – La recensione

Romanzo di formazione che mette il dito nella piaga del bullismo attraverso la metafora della fiaba fantasy. Edhel è una pietra grezza che merita di essere visto

di Karin Ebnet 25/01/2018

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In questo periodo il cinema, sia d’animazione che live action, si sta mobilitando in massa per affrontare uno dei temi più delicati e tristi che riguardano i nostri figli: il bullismo. In forma più o meno grave, psicologica o fisica, questo tipo di violenza può essere devastante e creare enormi ostacoli alla socializzazione e alle relazioni familiari. Per questo è importante parlarne e un film come Edhel diventa un piccolo gioiellino da far vedere ai nostri figli e possibilmente da mostrare nelle scuole.

Piccolissimo film indipendente diretto dall’esordiente Marco Renda che ha fatto il suo debutto al Giffoni Film Festival dell’anno scorso e che è stato portato con successo a diversi festival internazionali, l’opera mostra apertamente i suoi difetti e le sue imperfezioni. Ma proprio come insegna lungo tutta la storia, di queste imperfezioni ne va orgogliosa perché la diversità e le anomalie possono in realtà diventare dei punti di forza sui quali ripartire.

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Edhel racconta le vicende di una ragazza nata con un’anomalia ai padiglioni auricolari che la rendono simile a un elfo. Rimasta da poco orfana dell’amatissimo padre, si è chiusa sempre più in se stessa impedendo a tutti di entrare o di superare la barriera del cappuccio che si ostina a portare per nascondere le sue orecchie. Questo comportamento la mette subito al centro dell’attenzione nella nuova scuola, dove viene presa di mira dalle altre ragazze che arrivano persino a picchiarla. La situazione non è facile nemmeno a casa dove anche la madre, sopraffatta dal dolore della perdita e incapace di interpretare la sofferenza della figlia, non sa come gestire la situazione se non costringendo Edhel a sottoporsi a una operazione chirurgica per renderla “normale”. La ragazza però può contare su Caronte, un cavallo che cavalca regolarmente e con il quale gareggia, che la conduce nel bosco dove è attirata da strane voci… La sua somiglianza con gli elfi, in più, attirano l’attenzione di un ragazzo più grande, che la introduce nel mondo del fantasy e dei giochi di ruolo, un mondo dove la magia e l’esoterismo hanno grande potere e dove può sentirsi finalmente se stessa.

Quello di Edhel è un viaggio di formazione non facile, sofferto e sofferente, che trasuda da ogni inquadratura l’inquietudine e l’imbarazzo che si crea quando la cosiddetta normalità entra in contatto (e spesso in conflitto) con la diversità. Un viaggio intimo nell’animo umano che tocca le corde più profonde e che aiuta a riflettere sui pregiudizi di cui tutti siamo vittime inconsapevoli e che troppo spesso trasforma le persone in carnefici.

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A dare volto a Edhel è la giovanissima Gaia Forte, che mostra un talento grezzo ma dalle forte potenzialità, già comprese da Matteo Rovere che l’ha voluta nel cast del suo prossimo film Il primo re. È lei a portare sulle spalle tutto il film e a fare si che il pubblico si innamori di questa strana e imperfetta ragazza, che tifi per lei perché impedisca alla mamma di toglierle la sua peculiarità e che la magia del mondo fiabesco non la ingoi facendola sparire per sempre.

Il messaggio del film è infatti urlato chiaro e forte. Se si hanno dei problemi non bisogna rifugiarsi nel mondo delle fiabe ma bisogna affrontarli a viso aperto nel mondo reale. Solo così si può essere davvero se stessi.

Guardare il film con Alex e Giorgio è stata l’occasione per parlare, e non superficialmente, di un problema che nel loro piccolo a volte li affligge, perché i bulli di diversa natura ci sono davvero dappertutto. Un modo per far capire loro che i problemi, se condivisi e raccontati, diventano più piccoli ed è più facile affrontarli. Edhel è un film che tutti i genitori dovrebbero vedere con i propri figli e che si spera venga premiato al cinema dal passaparola.

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