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Dragon Trainer, i Pokemon vichinghi


Visto con Marco, 4 anni

Dragon Trainer, i Pokemon vichinghi

Il rapporto padre-figlio e l'accettazione della diversità in un dramma incentrato sull'appeal dei draghi, usati in modo molto simile ai noti mostriciattoli giapponesi dei videogiochi

di Luca Maragno 27/11/2012

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Dopo aver puntato forte sulla comicità con Shrek e Madagascar, DreamWorks ha deciso di virare sul dramma. Lo ha fatto prendendo spunto da un libro di Cressida Cowell, Dragon Trainer, che fa leva e usa intelligentemente l’appeal che i draghi hanno sui bambini.
Al centro della storia c’è il conflitto tra il giovane protagonista vichingo, Hiccup, e il padre. Il primo è gracilino e ingegnoso, il secondo è il capo di un villaggio di guerrieri e come tale vorrebbe che anche il figlio fosse soprattutto forte. Anche perché servono braccia per combattere i draghi, che periodicamente saccheggiano il bestiame della comunità.
Grazie alla sua curiosità e alla voglia di non fermarsi solo alle apparenze, né di accettare una “verità” imposta, Hiccup riesce a scoprire che i draghi non sono cattivi, bensì sottomessi a un’enorme creatura che li obbliga a procurare il cibo per sé.
Tematiche sempre attuali insomma, presentate in modo avventuroso e attraverso il bel rapporto di amicizia che si viene a creare tra Hiccup e un drago menomato di un’aletta sulla coda.
Un modo per far diventare anche il drago “un diverso” e per legarlo al protagonista, che inventa un’ala meccanica con la quale la creatura può tornare a volare (ma solo con Hiccup in groppa a comandare il marchingegno). Nel coraggioso finale Hiccup perde addirittura una gamba divenendo ancora più simile al suo amico drago e sempre più lontano dalla figura del guerriero desiderata dal padre. Il quale, nel corso del film arriva persino a rifiutarlo: «Sei in combutta con loro ormai, tu non sei un vichingo… tu non sei mio figlio!». Eppure Hiccup non solo troverà il suo posto tra i vichinghi, ma ne cambierà il mondo facendogli fare amicizia proprio coi draghi, che diverranno quasi degli animali domestici.
L’idea che i draghi siano tutti diversi tra loro, ognuno con determinate caratteristiche e capacità (uno spara gli aghi, un’altro è veloce, un terzo è più forte, ecc.) è quella che sta alla base del successo di un altro brand notissimo tra i bambini: i Pokemon. Se in uno si allenano mostri di ogni genere, in Dragon Trainer i vichinghi si trovano a dover “addomesticare” i vari draghi. Un potenziale usato solo in minima parte nel film, ma chiaramente sviluppabile in futuro. Infatti sono già stati realizzati due cortometraggi, Il dono della furia buia e The book of dragons, annunciati due sequel e in America è già iniziata dallo scorso agosto una serie tv, Dragons, Riders of Berk.
Il look molto realistico di Dragon Trainer è lontano dai buffi, colorati e fantasiosi design di altri film di questa generazione come Shrek, L’era glaciale o i Pixar ed è perfetto per coinvolgere lo spettatore in una avventura che è fondamentalmente seria.
La storia è molto maschile: pur essendoci personaggi femminili, si tratta sempre di “maschiacci”, trattandosi comunque di vichinghe.
Dragon Trainer è uno dei film preferiti di Marco, la sua visione è una costante nel tempo. In modo del tutto insospettabile, una delle scene che più lo ha affascinato è quella in cui Hiccup procura del pesce da mangiare per guadagnarsi l’amicizia del drago. Probabilmente in qualche modo gli ricorda il suo rapporto coi gatti della nonna.
È stata abbastanza ovvia, invece, l’esclamazione «come Silver!» quando Hiccup perde la gamba e gli viene sostituita con una di legno nel finale del film, riferendosi all’unico altro personaggio menomato che conosce bene, ovvero il pirata de L’isola del tesoro.
In che misura, invece, possano lavorare certi sottotesti a soli quattro anni è davvero difficile dirlo, ma il messaggio forte «sii te stesso e non quello che vogliono gli altri» in cui si può sintetizzare Dragon Trainer è senza dubbio una preziosa lezione per tutte le età.

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