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Doraemon e Nobita, esploratori di sogni di mezza estate


Visto con Riccardo, 8 anni e Letizia, 4 anni

Doraemon e Nobita, esploratori di sogni di mezza estate

Poco più di un lungo episodio televisivo, con magia, esotismo e una venatura crepuscolare del tutto insolita

di Demis Biscaro 18/07/2015

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L’estate è una stagione magica e da bambini lo è doppiamente. Niente più scuola ma tanto caldo, sole e una scorpacciata di giochi all’aria aperta, per riempire i generosi pomeriggi che si stiracchiano pigri fino a orari impensabili nei mesi invernali. E se il tempo si dilata, l’orizzonte sembra a portata di mano e a saltarci al di là non è poi così impossibile, basta un balzo appena un po’ più grande, come si fa col fosso dietro casa. Voglia di avventura? Non solo. E’ la vita che si veste di sogno per farsi strada nel cuore dei piccoli, al di là di ogni costrizione materiale.

E lo stesso impulso spinge Nobita a fotografare tutto il globo terrestre per cercare un angolo di mondo inesplorato su cui costruire la propria avventura estiva. Lo troverà nel mezzo di una foresta africana grazie all’intervento di Peko, un cagnolino molto intelligente raccolto per strada. Un passo attraverso la dokodemo porta (il chiusky che permette di accedere ai luoghi lontani senza dover viaggiare) ed è fatta: Nobita, Shizuka, Gian, Suneo e Doraemon, accompagnati da Peko, si troveranno in una remota regione dell’Africa, dove una razza evolutissima di cani ha sviluppato una civiltà simile a quella umana. Peko è il principe legittimo di questo regno anche se da qualche tempo il potere gli è stato usurpato da un impostore. Ma con l’aiuto dei suoi nuovi amici la battaglia per la riconquista del trono e del cuore della sua bella principessa ha esito scontato.

Trentaduesima opera d’animazione che ha per protagonista il gattone blu, Le avventure di Nobita e dei cinque esploratori è il remake del film del 1982 “Doraemon nel paese delle meraviglie” e, a differenza del recente Doraemon – Il film, non punta a dar conto di tutto l’arco narrativo della serie TV ma si limita a riproporre situazioni e gag tipiche degli episodi televisivi, servite però in un contesto narrativo di più ampio respiro. L’animazione è più curata, specialmente nell’uso del colore, variegato e ricco di sfumature, ma l’impianto non cambia: Nobita e compagni finiscono regolarmente in situazioni che non sono in grado di gestire e ogni volta (o quasi) Doraemon estrae l’ennesimo chiusky capace di dare una svolta positiva alla situazione.
A margine non mancano gli spunti costruttivi – l’importanza di avere fiducia in sé stessi e il valore dell’amicizia soprattutto – e il personaggio di Gian ha modo di riscattarsi agli occhi dei suoi amici mostrando il suo lato più determinato e coraggioso. Ma l’obiettivo principale rimane quello di far divertire e meravigliare gli spettatori più piccoli perciò abbondano gli elementi magici ed esotici e anche nei momenti potenzialmente più drammatici il tono viene puntualmente smorzato da una gag o dall’intervento propizio di Doraemon.

Ciò che conferisce al film un tocco di originalità è un sotterraneo risvolto crepuscolare, l’impressione che tutto il racconto sia un lungo sogno estivo ad occhi aperti, una fragile fantasia collettiva interrompibile in qualsiasi momento, come quando a turno ogni bambino usa la Dokodemo porta per andare a fare la pipì nel bagno di casa invece di farla lì nella foresta. Il rientro nella realtà di tutti i giorni è poi particolarmente malinconico e sottolineato da Nobita che, con lo sguardo perso nel tramonto, si chiede: “Noi quattro, quando saremo adulti, potremo ancora vivere avventure così?”. La voce è sua ma il pensiero è condiviso anche dagli altri e solo Shizuka riesce a smorzare la tensione replicando, dopo un attimo di smarrimento, “Comunque di sicuro questa non è stata l’ultima.”

Riccardo e Letizia hanno guardato il film come fosse un lungo episodio televisivo, divertendosi alle gag e alle apparizioni dei chiusky ma senza farsi coinvolgere più di tanto dalla storia. Anche la principessa-cane, promessa sposa di Peko, è stata presto dimenticata da Letizia, nonostante il suo debole per le aspiranti regnanti in vestito lungo.
Paradossalmente però è probabile che il film tocchi maggiormente la sfera emotiva dei genitori, che portano memoria delle tante vacanze estive vissute da bambini e delle smisurate aspettative che queste racchiudevano. E sanno bene che la risposta alla domanda di Nobita è un triste no: da adulti non si vivono più avventure così. Per fortuna però ci sono storie che fanno sgambetto al tempo e per un attimo riportano a galla sensazioni di un passato irrecuperabile. E questo film, in qualche misura, è una di quelle.

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