Recensioni

Dora l’esploratrice, alla scoperta del mondo


Visto con Sara, 8 anni, e Emma, 5 anni

Dora l’esploratrice, alla scoperta del mondo

Serie tv interattiva che chiede il coinvolgimento dei bambini e insegna loro l'inglese

di Paolo Paglianti 11/08/2013

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Ogni episodio, una missione da compiere: Dora e il suo inseparabile compagno d’avventura, la scimmietta Boots, non si perdono mai d’animo, che ci sia da recuperare un oggetto, trovare un parente o battere una strega cattiva. Gli episodi di Dora hanno tutti uno schema preciso: si scopre un “problema”, si consulta la “mappa” antropomorfizzata che spiega dove deve andare Dora, e si affrontano quiz e enigmi a ogni tappa fino al finale, sempre positivo. Non c’è un briciolo di violenza, anche se alcuni personaggi sono negativi, come il troll che vuole fermare i nostri eroi quando vogliono attraversare il “suo” ponte, oppure il perfido Swiffer che ruba sempre gli oggetti di Dora e Boots.
Come nello spin-off Vai Diego (l’omonimo protagonista è il cugino di Dora), Dora affronta le sue avventure coinvolgendo i piccoli spettatori come se la TV fosse interattiva. Se trova un puzzle da ricomporre, chiede ai bambini quali pezzi deve prendere e in che ordine, così come quando deve riparare un ponte distrutto chiede un loro consiglio. Naturalmente è un trucco: Dora lascia solo un po’ di tempo ai bimbi, e poi risponde sempre in modo positivo, ringraziandoli dell’aiuto. Le mie figlie, abituate a giocare con videogame veramente interattivi, non ci sono cascate nemmeno per un minuto e hanno sempre saputo benissimo che qualunque cosa dicano o facciano, Dora risponderà invariabilmente sempre nello stesso modo. Tuttavia, durante gli episodi di Dora, stanno al gioco e rispondono alla protagonista, facendosi coinvolgere nell’interazione “simulata”.
C’è un altro motivo per apprezzare Dora l’esploratrice: il cartone nasce negli USA, dove è seguitissimo, per insegnare ai ragazzi ispanici un po’ di inglese. Nella versione italiana, viene conservato questo aspetto “bilinguistico”, cosa che funziona egregiamente: Dora e i suoi amichetti usano spesso termini anglosassoni, soprattutto quando devono compiere delle azioni come saltare, correre o scalare una montagna. In questo modo, le piccole di casa hanno imparato diversi termini inusuali, come “pagaiare” o “dar da mangiare”, e come genitori c’è di che esserne solo felici.
Mia figlia Emma, di cinque anni, continua a gustarsi Dora (e Diego) ogni volta che può: anche se ha già visto trenta volte una puntata, se la gode sempre e comunque, saltando per il salotto e rispondendo a Dora tutte le volte che le chiede di intervenire. Sara invece, ormai prossima al nono compleanno, mi sembra da qualche tempo meno coinvolta: fino a un annetto fa, come Emma, giocava con Dora, Boots e gli altri componenti dell’allegra e colorata combriccola di questo cartone immergendosi totalmente nelle sue avventure.
Da qualche tempo se può sceglie altre trasmissioni, sintomo evidente che sta crescendo e inizia a rendersi conto dei limiti di Dora, dei suoi disegni bidimensionali e delle sue animazioni piatte. Nonostante questo, quando sui canali di Sky arriva qualche puntata speciale, dove Dora combatte contro delle streghe, salva delle principesse fatine o incontra le sirenette, ritrova l’entusiasmo di un tempo, almeno per un’oretta. D’altra parte, Dora è studiato per un pubblico prescolare: non ci sono scritte di alcun genere, i puzzle sono molto semplici e spesso la “sfida” è contare fino a 10 o trovare un oggetto nascosto sullo schermo. Se i vostri figli sono tra i tre e i sette anni, si faranno conquistare dalle avventure latinoamericane di Dora, imparando pure qualche parola di inglese mentre si divertono.

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