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Dinosauri, lo spettacolo della preistoria


Visto con Riccardo, 4 anni

Dinosauri, lo spettacolo della preistoria

Il fascino dei paesaggi preistorici mirabilmente ricostruiti in CGI fa da cornice ad una storia dalla morale confusa e contraddittoria

di Demis Biscaro 11/10/2012

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Tra i tre e i quattro anni e mezzo Riccardo ha avuto il suo “periodo dei dinosauri”: in biblioteca e in libreria guardava solo libri o riviste di dinosauri, a casa giocava solo con i modellini di dinosauri e in TV voleva vedere documentari e trasmissioni sui dinosauri. Quale momento migliore dunque per guardare Dinosauri?!
Il film racconta la storia di Aladar, un giovane iguanodonte allevato da una famiglia di lemuri dopo che il suo uovo è stato trasportato lontano dal nido in seguito all’attacco di un carnotauro. Una notte Aladar e i lemuri sono costretti ad abbandonare precipitosamente l’isola in cui vivono a causa di un’improvvisa pioggia di meteore. Dopo essere sfuggiti all’attacco di un gruppo di velociraptor si uniscono ad un branco di dinosauri erbivori in migrazione verso i Terreni di cova, un luogo incontaminato in cui allevare i nuovi cuccioli. Il gruppo è guidato dal prepotente Kron e dal suo luogotenente Bruton, determinati a raggiungere la meta il piú presto possibile abbandonando i piú deboli se necessario. Durante il lungo viaggio Aladar stringerà amicizia con Baylene, un brachiosauro, Eima, un vecchio stiracosauro e Url, un anchilosauro, e instaurerà un rapporto speciale con Neera, sorella di Kron. Sulle loro tracce si muovono però due giganteschi carnotauri a caccia di prede fresche.
Dinosauri è da vedere assolutamente su uno schermo gigante: la grafica CGI è stupefacente, i dinosauri (ma anche i paesaggi) sono curati fin nei minimi dettagli, dalla macroscopica struttura fisica, alla possente muscolatura fino alle increspature della pelle. La semplicità della trama consente allo spettatore di dedicare la massima attenzione alla bellezza delle immagini e di godere pienamente di questo spettacolo mozzafiato che ha il pregio di conferire alla pellicola un notevole realismo. Unica perplessità è la conformazione delle zampe anteriori degli iguanodonti in cui è stato inopinatamente ridimensionato lo sperone artigliato che sostituisce il pollice. Riccardo è rimasto molto colpito dai carnotauri che mettono davvero paura sia per il terribile aspetto che per il potente ruggito, e per questo forse la pellicola è da sconsigliare agli spettatori piú piccoli e facilmente impressionabili.
Purtroppo del resto del film si salva davvero poco. I personaggi si inseriscono nel solco del più vieto manicheismo disneyano: i buoni sono caparbiamente buoni sempre e comunque mentre i cattivi rimangono ottusamente cattivi dall’inizio alla fine. Non c’è margine per il dubbio o la redenzione, al contrario qualsiasi tentativo di pentimento e cambiamento viene punito con la morte. Ne risulta un messaggio contraddittorio e confuso per i bambini: per un verso viene sbandierata una raccolta dei più tradizionali buoni sentimenti di casa Disney (solidarietà verso i più deboli, valore dell’amicizia, importanza della famiglia) mentre dall’altro si chiudono le porte in faccia alla possibilità di riparare al male compiuto.
L’estrema antropomorfizzazione di tutti i protagonisti inoltre cozza sonoramente con il realismo delle immagini e ne smorza parzialmente l’impatto emotivo. In particolare la scena in cui un gruppetto di iguanodonti inermi riesce a tenere a bada i due affamatissimi carnotauri a suon di muggiti (nell’ottica di un’insensata esaltazione principio de “l’unione fa la forza”) oltrepassa ampiamente la soglia del ridicolo involontario e cala come un macigno su qualsiasi aspettativa di verosimiglianza.
Quando ho visto il film con mio figlio non abbiamo prestato molta attenzione alla storia e ci siamo concentrati principalmente sulle stupende immagini e tuttora penso che questo sia il modo migliore per godersi quello che rimane solo un ottimo spettacolo per gli occhi.

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