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Dickens, come ti invento un capolavoro – La recensione


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Dickens, come ti invento un capolavoro – La recensione

Tra battute pungenti, una perfetta ricostruzione dell'epoca e un cast illuminante, il film è un viaggio nella vita, nella mente e nell'anima di Dickens

di Karin Ebnet 20/12/2017

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La storia del Canto di Natale la conoscono tutti. Non solo il famosissimo romanzo di Charles Dickens è tra i più letti nelle scuole, ma è anche fonte di ispirazione per un numero infinito di trasposizioni cinematografiche. La più amata, soprattutto tra i bambini, è senza dubbio quella di Disney con Paperon De Paperoni e Topolino come protagonisti principali, tanto che ogni Natale tanti bambini aspettano solo il momento per poter rivedere in tv il cartoon.

Ma come nasce un capolavoro? Qual è la vera storia dietro a un libro capace di incantare decine di generazioni di lettori? È quello che ha voluto mostrare Bharat Nalluri, regista indiano naturalizzato britannico, che ha preso spunto dal romanzo biografico del 2008 di Les Standiford per fare un viaggio nella vita, nella mente e nell’anima di Dickens, l’uomo che inventò il Natale, come celebra il titolo del film.

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Costretto a 11 anni a lavorare in una fabbrica di lucido da scarpe in seguito all’incarcerazione del padre per debiti, Dickens ha usato la sua esperienza giovanile per scrivere alcuni dei più importanti romanzi sociali del mondo, come Oliver Twist, David Copperfield e Tempi difficili. Ed è sempre quest’esperienza e il suo rapporto conflittuale con il padre alla base anche di Canto di Natale.

Per scriverlo, Charles Dickens ha impiegato sei settimane di ardente ispirazione e, visto che nessuno credeva in questa storia, ha dovuto indebitarsi fino al collo per autoprodurlo. Un libro che aveva il compito di rilanciare la sua carriera dopo tre insuccessi letterari e di ridare linfa economica alla sua famiglia che, al contrario di Scrooge, non si impegnava nel risparmio.

Pubblicato nel 1843, Canto di Natale e il suo avaro protagonista sono lo specchio di una società votata al profitto e all’industrializzazione, a discapito dei lavoratori, costretti a subire ore di malsano lavoro senza pause e festività (persino il Natale all’epoca veniva considerato un inutile dannoso stop per le fabbriche).

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Tra battute pungenti e una perfetta ricostruzione dell’epoca, è il cast a illuminare il film, grazie alle riuscite interpretazioni di Dan Stevens (che si è calato nei panni di Charles Dickens dopo aver svestito quelli della Bestia nel live action Disney), Christopher Plummer (azzeccatissimo Ebenezer Scrooge) e Jonathan Pryce (il padre dalle mani bucate).

Dickens, l’uomo che inventò il Natale è uno di quei film che le scuole medie dovrebbero mostrare ai ragazzi non solo per addentrarsi nella genesi di un capolavoro letterario, ma anche per rivelare gli scheletri nell’armadio (o forse sarebbe meglio dire fantasmi) che si celano dietro alle storie raccontate tra le pagine dei libri. Così come gli stimoli che uno scrittore deve saper cogliere dall’osservazione del mondo. Eventi, racconti, attimi, scorci… tutto può illuminare l’immaginazione, determinare la nascita di un nuovo romanzo e la creazione di personaggi indimenticabili.

 

 

 

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