Recensioni

Daniel Tiger, la quotidianità vista con gli occhi di un bambino


Visto con Alessandro (5 anni) e Adriano (1 anno e mezzo)

Daniel Tiger, la quotidianità vista con gli occhi di un bambino

Un cartone morbido, come i cuscini del lettino e la panna montata sulla cioccolata calda. Dove non si affrontano pericoli insormontabili... ma solo i piccoli problemi dei più piccoli

di Luca Celoria 25/11/2014

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Vi ricordate come sembrava grande la casa dei vostri genitori quando eravate piccoli? E come sembrava complicato attraversare la strada, mano nella mano della mamma, per andare a prendere il pane in bottega?  E ancora, avete avuto almeno una volta paura di andare nella vostra cameretta da soli di notte? E la vasca da bagno? Era immensa. Ci potevamo sguazzare in lungo e in largo come se fossimo immersi nell’oceano Atlantico. Questi (e molti altri) sono tutti momenti di vita quotidiana che abbiamo in comune con i nostri figli, ma che viviamo con una prospettiva diversa. Ed è proprio qui che la serie Daniel Tiger focalizza le sue storie, dal mondo osservato dal punto di vista dei bambini piccoli.
Daniel è un cucciolotto di quattro anni che vive in un paesino abitato sia da animali che da uomini. Una cittadina che è in fondo come migliaia di altre, e anche la famiglia di Daniel è simile a quelle della nostra realtà. E il vero tesoro, l’ingrediente vincente di tutto il cartone animato, sono le piccole cose quotidiane che il protagonista vive giorno dopo giorno. Le avventure di Daniel si sviluppano in salotto, dove il mare è una coperta blu e la sabbia è l’asciugamano giallo. Se fuori piove e tuona, si stringe forte il cuscino del divano e si beve la cioccolata calda; se è tempo di fare il vaccino si deve pensare a cose belle, perché la puntura passa in un secondo. In questa serie non esistono nemici invincibili o pericoli insormontabili. Ci sono solo i piccoli problemi di un piccolo bambino. E tutto si risolve sempre bene!
Ogni puntata del cartone animato è rinchiusa nella stessa “gabbia”: non mancano mai le canzoniil tormentone (Grrrrandioso), il giochino si fa finta che si è… e, alla fine, la canzoncina del commiato. Di questi, il segmento più interessante è il giochino si fa finta che si è, la base per i giochi di tutti i bambini. È l’Apriti sesamo! delle porte della fantasia, è la linfa vitale dell’immaginazione, è la stella polare che ci orienta verso le storie più incredibili che la nostra testa può far immaginare. Da questa frase comincia tutto il mondo dell’infanzia e solo quando si dimentica come usarla non si è più bambini. Non  a caso, il si fa che si è è anche un esercizio di improvvisazione teatrale usato molto di frequente in tutte le Accademie di Recitazione nazionali. Tutti i grandi attori sono passati da questa frase, da Mastroianni a Robert de Niro.
Con Daniel Tiger l’emittente Nick Jr tenta di far spostare l’attenzione dall’onnipresente Peppa Pig attraverso un tigrotto disegnato in modo semplice, con colori sgargianti e occhi molto grandi. Il tratto ricorda la serie Arriva Sandrino di Richard Scarry, e in alcuni tratti del fondale si intravede l’uso della computer grafica. Alessandro (5 anni)  e Adriano (1 anno e mezzo) lo guardano ognuno per determinati motivi. Per Alessandro, Daniel è un coetaneo che condivide avventure simili alle sue; per Adriano, invece, vedere quelle grosse faccette simpatiche che si muovono e cantano è sinonimo di gioia e tranquillità.
Mi permetto solo di dissentire sulla scelta dei testi nelle canzoncine. Capisco che bisogna usare termini semplici con melodie orecchiabili, ma se in una canzone per rispettare la metrica, si chiude sempre con dai, tu, o io significa che non ci si è proprio messi d’impegno nell’adattare il pezzo in italiano; questo non lo dico solo io, lo ribadisce anche Alessandro, che non a caso sbuffa quando partono alcune canzoni della serie. In questo campo si può – e si deve – sicuramente migliorare.
Per il resto Daniel Tiger è un bel cartone animato da guardare perché è morbido, come i cuscini del lettino, come il gattino sul tappeto che fa le fusa, o come la soffice panna montata che si gusta sulla cioccolata calda d’inverno. Manca solo il profumo dei biscotti appena sfornati, e poi c’è tutto.

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