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Danguard, nel nome del padre


Visto con Riccardo, 8 anni

Danguard, nel nome del padre

L'unico anime mecha di Leiji Matsumoto focalizza la sua attenzione sui personaggi e in particolare su un travagliato rapporto padre-figlio

di Demis Biscaro 9/01/2015

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La Terra sta esaurendo le risorse e l’umanità punta a raggiungere Prometeo, il decimo pianeta del Sistema Solare, adatto a ospitare la vita umana. La prima spedizione fallisce per un incidente apparentemente causato da uno dei piloti terrestri, il Capitano Cosmos, e per l’intervento di Doppler, uno scienziato senza scrupoli autonominatosi Cancelliere e deciso a raggiungere per primo Prometeo per riservarlo a una ristretta cerchia di uomini scelti. Riorganizzatisi con un nuovo veicolo spaziale, il Danguard, il Capitano Galax a capo della base Yasdam è pronto per ritentare ancora il viaggio verso Prometeo. Questa volta a contrastare i piani di Doppler c’è Arin, figlio di Cosmos, addestrato da un misterioso uomo col volto mascherato: il Capitano Dan.
Danguard è la prima serie televisiva giapponese trasmessa da reti locali italiane (nel 1978) e l’unico anime mecha (ossia di genere robotico) ideato da Leiji Matsumoto, papà di Capitan Harlock. A differenza dei più celebri robottoni di Go Nagai come Goldrake e i due Mazinga, l’attenzione qui è focalizzata sui personaggi e sulle dinamiche dei loro rapporti piuttosto che sullo scontro tra il robot protagonista e i mostri nemici, tanto che nella maggior parte degli episodi i combattimenti si risolvono piuttosto rapidamente. Al cuore della storia c’è il rapporto travagliato tra Arin e il Capitano Dan, abilissimo pilota fuggito dalla base di Doppler e privo di ricordi del suo passato. Diventerà l’istruttore degli aspiranti piloti del Danguard, chiamato così proprio in suo onore, sottoponendoli a esercitazioni al limite della resistenza umana. Quando recupererà la memoria e scoprirà di essere il Capitano Cosmos, padre di Arin, continuerà a mantenere segreta la sua identità per proseguire il severo addestramento del ragazzo. Inevitabile che il personaggio di Dan/Cosmos colpisca acutamente l’immaginario e l’emotività maschile, incarnando in forma volutamente amplificata la scissione interiore che vive ogni padre, combattuto tra l’istintivo moto di tenerezza verso il proprio figlio e la necessità di formarlo con fermezza alle asperità della vita. Scissione incomprensibile a tutti gli altri personaggi, che guardano a Dan con un misto di fiducia e preoccupazione.
Dal canto suo Arin vive all’ombra della memoria del padre, considerato da tutti un traditore per aver fatto fallire il primo Piano Prometeo, e sviluppa un fortissimo desiderio di riscatto, per cancellare il disonore che grava sulla sua famiglia e che gli ha procurato un’infanzia di infelicità ed emarginazione.
Con la morte di Dan e la partenza della base Yasdam alla volta del decimo pianeta, l’ambientazione si sposta dalla Terra allo spazio e la serie assume i tratti di una vera e propria space opera. Tuttavia se il filo conduttore delle avventure di Harlock è la libertà, in Danguard è invece l’amore, che si manifesta nel rapporto drammatico e commovente tra Arin e suo padre ma anche nello spirito di sacrificio degli addetti della base Yasdam verso i terrestri e nell’affetto del valoroso colonnello nemico Fritz Arkhen per Nova, molto somigliante a sua madre. Come in Harlock però anche in questo anime il male viene associato all’assenza di libertà e a un militarismo esasperato, non a caso l’organizzazione di Doppler ricorda il sistema gerarchico nazista e la sua mistica della razza superiore ed è fondato sullo sfruttamento degli uomini mascherati, persone trasformate in fantocci al servizio del Cancelliere grazie a una maschera di ferro.
Coerentemente con la vocazione cosmica delle storie di Matsumoto, il Danguard è un robot dalle dimensioni spropositate, alto 200 metri (più di dieci volte Mazinga Z!) e dotato di poche armi essenziali. Sua caratteristica peculiare è la presenza di due cabine di pilotaggio, cosicché nel caso in cui uno dei piloti perda il controllo del robot, l’altro può subentrare al suo posto. Elemento questo che enfatizza sia la difficoltà di guidare una macchina cosí complessa sia l’importanza della collaborazione per ottenere il successo, al contrario di quanto avviene tra i ranghi di Doppler dove prevale viceversa l’individualismo.
Con grande sorpresa, mio figlio si è appassionato moltissimo a questa serie, nonostante fosse abituato ai ritmi piú vivaci e ai toni scanzonati dei robottoni nagaiani. Contrariamente a quanto immaginavo, tra le fila dei cattivi non ha prestato grande attenzione al valoroso colonnello Fritz Arkhen, ma è stato invece affascinato dalla piú iconica e inquietante figura di Doppler, che con la sua passione per l’organo gli ricordava un po’ Dracula, personaggio a lui particolarmente caro. Inoltre durante la prima parte della serie era molto incuriosito dalla figura del capitano Dan e dal suo rapporto con Arin. Non sospettava minimamente che fossero padre e figlio, e quando poi la verità è venuto alla luce sono nate numerose discussioni sul fatto se fosse o meno opportuno che Dan rivelasse ad Arin la sua vera identità, tanto più che Arin la scopre proprio quando suo padre è in fin di vita. Io appoggiavo la decisione di Dan mentre Riccardo non ne comprendeva le ragioni, a ulteriore conferma del fatto che Danguard è la serie perfetta per essere vista insieme da padri e figli!

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