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Coraline e la porta magica, istruzioni per (non) rimpiazzare mamma e papà


Visto con Riccardo, 5 anni

Coraline e la porta magica, istruzioni per (non) rimpiazzare mamma e papà

Una dark story dalla morale conservatrice per piccoli spettatori con il gusto del brivido

di Demis Biscaro 9/10/2012

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Capelli blu, occhioni nocciola e un caratterino tutto pepe, Coraline è una bambina un po’ strana (“weird” direbbero gli anglofoni), irrequieta, sempre alla ricerca di insolite avventure. Si è trasferita nel Michigan solo di recente e il suo unico amico è Wybie, un ragazzino ancora più strampalato, che le ha regalato un’insolita bambola, appartenuta un tempo alla sorella di sua nonna, ma molto simile a Coraline. Durante l’esplorazione della vecchia casa in cui è appena venuta ad abitare la ragazzina scopre una porticina seminascosta, apparentemente un vicolo cieco bloccato da un muro se non fosse che di notte i mattoni scompaiono e si apre un tunnel che conduce ad una casa in tutto identica alla sua, abitata da due genitori apparentemente uguali ai suoi ma con due grossi bottoni neri al posto degli occhi. La sua Altra-Madre e il suo Altro-Padre (così li chiama) sono molto attenti alle sue esigenze, la curano, la blandiscono e le prestano tutte quelle attenzioni che i suoi veri genitori non riescono a darle, occupati come sono a compilare tutto il giorno un noiosissimo catalogo di piante. Coraline potrebbe restare per sempre con questa sua famiglia alternativa se solo acconsentisse a farsi cucire anche lei dei bottoni sugli occhi. La sua indole sospettosa e diffidente la spinge a non accettare la proposta scatenando le ire della sua Altra-Madre, in realtà una strega che da tempo la spia attraverso gli occhi della bambola.
Dopo i fasti di Nightmare before Christmas Henry Selick torna allo stop motion puro (James e la pesca gigante e Monkeybone mescolavano stop motion e live action) per raccontare un coming-of-age in salsa dark sulla fragilità illusoria delle apparenze.
Coraline è una novella Alice, più disincantata e meno avvezza all’etichetta, che non ci sta a farsi intrappolare nel Paese delle Meraviglie, che poi tanto meraviglioso non è. In precario equilibrio tra l’opaca quotidianità e lo sfavillante Altro-universo, la ragazzina affronta senza guida sicura il dilemma preadolescenziale per eccellenza: rinchiudersi nel mondo dei sogni tappandosi gli occhi o guardare in faccia la grigia realtà?
Mio figlio Riccardo non ha avuto alcun dubbio al riguardo, mentre guardavamo il film mi ha detto che lui i bottoni se li sarebbe fatti mettere sicuramente: si stava troppo bene dall’altra parte della porticina! Cinque minuti dopo, quando l’Altra-Madre aveva già mostrato il suo vero aspetto, ha insistito con altrettanto vigore che lui i bottoni proprio non li voleva! “Ma scusa”, ho ribattuto io, “prima avevi detto che te li saresti fatti cucire!” “No, no, non li voglio!” “Ma prima avevi detto di sì.” “Sì ma non sapevo che la mamma finta era una strega!”. Eh, appunto. Che cos’è crescere se non riconoscere le streghe prima che possano cucirci gli occhi? Purtroppo però anche papà e mamma a volte sbagliano e finiscono vittima delle illusioni, come accade ai genitori di Coraline che, a leggere tra le righe, non se la passano troppo bene in ambito finanziario. Ecco perché si sfiniscono per completare il catalogo, trascurando pranzi, pulizie di casa e vita all’aria aperta. Coraline non se ne rende conto e protesta indispettita fino a quando i ruoli si invertono e lei deve mettersi in gioco in prima persona per liberarli, senza ricevere in cambio neppure un grazie.
Nonostante il lieto fine, il film lascia nel cuore un’ombra di amarezza per quei bambini che in passato sono caduti nella trappola della strega e che ormai privi di vita sono solo degli angioletti. A Riccardo non è sfuggito questo particolare e mi ha chiesto che fine abbiano fatto le anime dei bambini morti. “Sono andati in cielo” ho risposto dopo un attimo di incertezza, anche se il film non dà nessuna indicazione precisa al riguardo.
Sono restato invece spiazzato quando mi ha chiesto: “Ma se la strega vedeva la bambina solo attraverso gli occhi della bambola, come ha fatto a fare la bambola uguale alla bambina?” In effetti questo è un buco di sceneggiatura a cui non avevo fatto caso, chissà, forse nel romanzo di Neil Gaiman che ha ispirato il film si trova la risposta. Lì per lì ho azzardato: “Mah, avrà fatto un incantesimo…” ma Riccardo non sembrava molto convinto.
Al di là di queste perplessità il film è piaciuto molto a mio figlio, che si è spaventato di fronte alla strega e si è identificato senza tanti problemi con la protagonista, che in molte situazioni manifestava ancora dei comportamenti da maschiaccio tipici dell’età infantile.
Selick da parte sua veste con una colonna sonora efficace e un indubbio gusto visionario una storia dalla morale esplicitamente conservatrice: non ficcare il naso dove non devi e dai sempre retta ai tuoi genitori se vuoi stare fuori dai guai, perché se è vero che dietro ogni porta chiusa c’è un mondo da scoprire è altrettanto vero che quel mondo potrebbe non essere così accogliente come sembra. Nulla da stupirsi visto che svariate fiabe hanno una morale analoga (Cappuccetto rosso, Il lupo e i sette capretti, Zio lupo, Riccioli d’oro, ecc.) e che in fondo altrettanto conservatore era pure lo stesso Nightmare before Christmas (ad impicciarsi delle feste altrui si combinano solo pasticci…).
Forse però un pizzico in più di spirito trasgressivo non avrebbe guastato.

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