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Coco, la morte si fa bella – La recensione


Visto con Giorgio, 6 anni, Alex, 8 anni

Coco, la morte si fa bella – La recensione

Pixar ci presenta il suo capolavoro più grande in un viaggio nell'aldilà denso di pathos, che emoziona gli adulti ma che potrebbe turbare i più piccoli...

di Karin Ebnet 8/01/2018

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La morte come spunto per parlare d’amore. Pixar lo aveva già fatto con Up, realizzando uno dei film più adulti e maturi della sua storia. Con Coco si spinge oltre e affronta la morte non più come accettazione malinconica di un evento inevitabile ma come compagna del proprio cammino, emozione inalienabile e devastante che non ci abbandona mai e con la quale dobbiamo fare i conti.

La storia segue infatti i passi di Miguel, bambino appassionato di chitarra cresciuto in una famiglia dove la musica è stata bandita anni prima. Tutta colpa del bis bis nonno, fuggito di casa per inseguire sogni di gloria e mai più tornato. Per Miguel quindi non c’è altra soluzione che tentare il tutto per tutto per partecipare di nascosto a una gara musicale. Per farlo però dovrà prima rubare la chitarra del più famoso cantante di tutti i tempi dalla sua tomba. Sarà questo l’evento scatenante del più inaspettato viaggio di tutti, quello nel regno dei defunti. Per ritornare a casa Miguel dovrà però ottenere l’approvazione di un membro della sua famiglia. E chi meglio del suo bis bis nonno con cui condivide una grande passione?

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Quello di Miguel a prima vista pare un tipico viaggio di formazione alla ricerca di se stessi e del proprio posto nel mondo, in realtà quello del protagonista di Coco è molto di più. Miguel conduce infatti lo spettatore in un viaggio alla scoperta non solo di chi siamo, ma a chi apparteniamo. Noi siamo il frutto che proviene solide radici piantate dai nostri avi e la pianta che ci sorregge è la famiglia. Per scoprire chi siamo davvero e dove vogliamo andare non resta che tornare sulle orme di chi ci ha preceduto prima, comprenderne le scelte e condividerne il cammino, anche se i nostri passi ci condurranno in altre direzioni.

Inevitabile quindi parlare del grande tema che è la morte, e non solo di quella di lontani parenti che non abbiamo mai conosciuto. Miguel affronterà faccia a faccia uno dei dolori più grandi che si possano immaginare e rischierà la propria vita per poter trovare la propria strada in un crescendo di emozioni che non può lasciare indifferenti.

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Dopo Inside Out, capace di esplorare mai come prima le emozioni che mutano nel corso della crescita, ora Pixar fa un ulteriore passo avanti, mostrandoci tutta quella gamma di sentimenti che emergono a chi tocca la morte da vicino. Non pensate però che lo sguardo sul mondo dei defunti sia tragico. Pixar come sempre riesce col suo tocco delicato a mostrare il mondo dei morti con colorata allegria. Quello di Miguel infatti è anche un viaggio nella luce (incredibile la realizzazione dell’aldilà), nei colori, nella musica, nell’affetto e nell’allegria. Importante è anche il messaggio sul ricordo che ci lega ai nostri cari, alla basa proprio della festa del Giorno dei morti. Solo che tutto ha un costo, anche scoprire la verità sulla sua famiglia…

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Tutto il film infatti è velato da un mistero, ovvero chi è il bis bis nonno di Miguel, l’unico in grado di rimandare a casa il bambino dal regno dei morti prima che sia troppo tardi. Un segreto celato a lungo che riserverà non pochi colpi di scena (questa volta sì tragici) che non saranno facili da digerire, soprattutto dai più piccoli.

Coco è un film meraviglioso. Un capolavoro capace di emozionare e di toccare le corde più profonde di noi stessi. Ma nello stesso tempo è un film difficile per i bambini più piccoli, soprattutto quelli che ancora non sono in grado di codificare sentimenti così importanti. La sceneggiatura non lascia spazio al respiro o alla risata infatti. Coco per due ore tiene inchiodato lo spettatore in un crescendo emozioni che arrivano al massimo grado nel finale, tutto senza sconti di pena. Piangere fiumi di lacrime sarà inevitabile quindi munitevi di una grande quantità di fazzoletti…

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Alex, otto anni compiuti, ha adorato Coco. Lo ha accompagnato nel suo percorso con trepidazione e ha pianto lungo tutto il film fino al gran finale. Giorgio invece, sei anni appena , ha faticato molto a vedere il film. Si è molto spaventato quando ha notato che il corpo di Miguel si stava trasformando (pian piano si tramuta in uno scheletro), ed è rimasto molto turbato anche quando ha scoperto che anche i defunti possono “morire” del tutto se dimenticati. Ma è stato sopratutto il colpo di scena finale a dargli maggiori problemi, tanto che si è rifugiato in braccio e ha nascosto la testa per non guardare. Un film che riguarderemo, perché parla di amore per la famiglia, quella che esiste adesso ma anche quella che non c’è più, ma non subito. Aspetteremo un paio di anni in modo che anche Giorgio sia in grado di codificare nel modo giusto tutti i messaggi e poterci emozionare così tutti insieme in un grande abbraccio.

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