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Chi – Casa dolce casa, la gattina del buonumore


Visto con Marco, 4 anni

Chi – Casa dolce casa, la gattina del buonumore

Una simpatica gattina va alla scoperta del mondo in un intrigante format con episodi brevissimi di soli tre minuti

di Luca Maragno 20/03/2013

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A quale bambino non piacciono i gatti? Se, poi, sono cuccioli, teneri e simpatici è impossibile non innamorarsene, nemmeno per noi adulti. E’ senza dubbio il caso della gattina Chi, un’idea brillante rivolta ai bambini più piccoli, con grande profondità educativa e un tocco di magia che mette di buon umore.
Tratto da un manga di Kanata Konami, Chi – Casa dolce casa è composta da due serie tv da 104 episodi ciascuna prodotte nel 2008. Una gattina deve imparare a vivere in appartamento insieme al piccolo Yoei e ai suoi genitori dopo che ha perso la sua mamma. L’impianto della serie è tutto qui e dietro tanta semplicità si nasconde una grande intelligenza nel rendere le storie di Chi molto più che un semplice “animale buffo che fa cose buffe”.
Il mondo visto con gli occhi della gattina è proprio quello che vedono i bambini piccoli. Anche la più ovvia azione quotidiana per Chi diventa un’avventura: imparare a fare la pipì nella lettiera per gatti, non farsi le unghie sul divano, bere il latte nella scodella. Chi in definitiva deve capire a cosa servono gli oggetti che la circondano, comprendere le regole della famiglia in cui vive e rispettare lo spazio degli altri, proprio come devono fare i bambini più piccoli. Il format che propone episodi della durata di circa 3 minuti si sposa benissimo con i contenuti raccontati, giusto il tempo di una spiegazione o di una piccola esplorazione.
Ciò ha un duplice effetto: diverte perché lo stile con cui è presentato il serial è comico, a partire da un design caricaturale dove ogni emotività è esasperata nelle sue espressioni; e poi insegna ai più piccoli tante piccole cose secondo una “didattica del quotidiano” che si può riscontrare anche in prodotti narrativamente più elaborati (leggi Heidi, la didattica del quotidiano).
Pur essendo decisamente semplice, la serie nasconde anche aspetti “delicati”. Chi non parla ma pensa a voce alta nella stessa lingua con cui si esprimono gli altri personaggi: non è subito chiaro che lei non capisca cosa dicono gli “umani” e viceversa, ma Marco non ha fatto domande in tal senso, forse anche perché la fruizione del programma non è compromessa da questo aspetto.
Marco è invece stato colpito nel vivo dalla perdita della mamma di Chi: è una vicenda che viene narrata nel primo episodio ma che ritorna spesso a galla. Chi sogna le carezze della mamma, gratta la porta di casa per uscire e cercarla, ricorda quando beveva il latte materno. Il suo desiderio di ritornare dalla madre è forte e forte si è impresso questo aspetto nell’immaginario di Marco che in questi giorni non manca mai di chiedermi, prima di addormentarsi, “dov’è la mamma della gattina?”.
Vi sono anche delle abitudini nella famiglia che ospita Chi, che potrebbero essere in contrasto con le regole di casa vostra. In un episodio, per esempio, Yoei chiede di dormire nel lettone insieme alla mamma, permesso accordato senza battere ciglio. Marco ha ovviamente subito cercato di emulare il cartone costringendoci a deviare la questione su altri lidi…
Tutto sommato anche questi piccoli confronti con una realtà diversa credo che non possano che fare bene e che siano di stimolo per porsi delle domande.
Unico neo della serie è la sigla. Seppur simpatica, alla decima volta che la si sente partire dopo appena 3 minuti di episodio, risulta irritante, persino a Marco che ha imparato dov’è il tasto “avanti veloce” sul telecomando.

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