Recensioni

Cenerentola, la conquista della felicità


Visto con Riccardo, 7 anni e Letizia, 3 anni

Cenerentola, la conquista della felicità

Una protagonista incantevole e dei comprimari di rilievo fanno passare in secondo piano una sceneggiatura dalla morale ambigua

di Demis Biscaro 29/08/2013

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Sguardo azzurro cielo, capelli color del miele, un figurino delizioso impreziosito da un pizzico di sensualità (siamo nel 1950: una spalla scoperta conta quanto una minigonna ai nostri tempi…): impossibile non innamorarsi di Cenerentola!
La versione di Perrault della fiaba che la vede protagonista è universalmente nota: il padre si unisce in seconde nozze con una donna dispotica che costringe la figliastra ai lavori più umili riservando agi e vizi alle sue due figlie naturali. Ma quando il re indice un ballo per trovar moglie al figlio, la fata madrina aiuta Cenerentola a parteciparvi a patto che rientri prima di mezzanotte. La ragazza si attarderà invece in compagnia del principe fino allo scoccare dell’ora fatidica e nella fuga verso la carrozza perderà la celeberrima scarpetta di cristallo che consentirà al giovane di rintracciarla e di farla convolare a giuste nozze.
Il film segue abbastanza fedelmente lo sviluppo della fiaba, con qualche inevitabile differenza. La più evidente a livello narrativo è la morte (fuori scena) del padre di Cenerentola, che consente agli sceneggiatori di dar vita ad un ambiente domestico dominato dalle donne e contrapposto al palazzo reale, in cui prevale l’elemento maschile. Una scelta vincente che trasforma la decadente dimora della protagonista in un vero inferno femminile, teatro di un confronto teso e snervante tra la ragazza e la matrigna Lady Tremaine, una cattiva non meno luciferina della Regina di Biancaneve o di Malefica, ma dai modi meno plateali. A corte viceversa si respira un’atmosfera di spensierata comicità, grazie al frizzante battibeccare tra il re e il conte Monocolao che col suo atteggiamento sussiegoso ha strappato più di una risata a Riccardo e Letizia.
Ad alleggerire la situazione ci pensano anche gli scodinzolanti amici di Cenerentola, i topolini Giac e Gas, i cui caramboleschi inseguimenti col gatto Lucifero fanno da contraltare alle desolate vicende della fanciulla e vivacizzano la pellicola, girata quasi interamente nel rispetto delle unità di tempo, luogo e azione. A Riccardo e Letizia i picoli animaletti sono proprio piaciuti tanto, Gas in particolare, grassoccio e impacciato, ha conquistato facilmente le loro simpatie. Ma anche la protagonista ha colpito nel segno calamitando col suo fascino la loro attenzione per tutto il film: d’altra parte quale bambino non si è sentito almeno una volta vittima delle “ingiuste” pretese dei genitori o dei rispettivi fratelli/sorelle?
Se da un lato è innegabile che Cenerentola subisce le angherie della matrigna con quieta remissione è pur vero che dà prova di essere ben determinata a raggiungere la serenità che le spetta e per questo ce la mette tutta per partecipare al ballo (altra importante differenza rispetto alla fiaba!) e non si rassegna a farsi rinchiudere nella sua stanza al momento di provare la scarpetta di cristallo. Perché il principe altri non è che l’incarnazione della felicità e la sua figura appena abbozzata è un palese invito ai piccoli spettatori a completarla con i loro sogni e le loro fantasie. Cenerentola infatti, al di là di certi atteggiamenti languidi caratteristici delle prime principesse Disney, non anela al grande amore ma ad una vita più appagante e il fatto che la realizzazione di questa aspirazione passi attraverso il matrimonio regale è un evento (quasi) puramente accidentale.
Purtroppo, qui come nella fiaba di Perrault, Cenerentola riesce ad emanciparsi dalla sua condizione di sottomissione solo grazie all’intervento tanto provvidenziale quanto ingiustificato di una fata madrina sbucata dal nulla. Il messaggio che ne deriva è quanto meno ambiguo: senza l’intervento di un potere superiore determinazione, intelligenza, coraggio e bellezza servono a molto poco in questo mondo.
Tuttavia, se la morale non è il punto di forza del film, alcune canzoni si fanno ancora ascoltare con piacere. Letizia ad esempio è rimasta ammaliata da “I sogni son desideri” mentre Riccardo si è divertito molto con “Bibbidi-Bobbidi-Bu”, anche grazie alle trasformazioni magiche che ne fanno da sfondo. E poi con una principessa così incantevole si può ben chiudere un occhio di fronte ad una sceneggiatura non proprio impeccabile!

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