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Capitan Harlock, pirata oscuro tra libertà e nichilismo


Visto con Riccardo, 7 anni

Capitan Harlock, pirata oscuro tra libertà e nichilismo

Drammatico, avvincente e visivamente straordinario: un Harlock gotico che esplora senza compromessi il significato della parola libertà

di Demis Biscaro 14/01/2014

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XXIX secolo, l’umanità dispersa nel cosmo sta vivendo un periodo di decadenza, le risorse scarseggiano e in molti sorge il desiderio di tornare sulla Terra. Il pianeta però non può ospitare 500 miliardi di individui: il conflitto è inevitabile e passerà alla storia col nome di “Guerra di Come Home”. L’esito sarà la costituzione di una coalizione universale, la Gaia Sanction, che stabilirà che nessuno possa far ritorno sulla Terra, trasformata in un santuario inviolabile. A un secolo di distanza da quegli eventi solo un uomo, Capitan Harlock, non crede alla bontà degli intenti della coalizione e si batte per portare a compimento il suo piano per sciogliere i nodi del tempo e restituire la Terra all’uomo.
A oltre trent’anni dalla prima serie animata il pirata dello spazio è maturato parecchio: più cupo ed enigmatico, sconta il peso di un’oscura colpa vagando nello spazio all’inseguimento di un ideale di libertà assoluto e trascendente. Temprato dal dolore e dalla disillusione, ha chiuso il suo cuore alla speranza di un cambiamento della natura umana e nella cieca dedizione alla sua missione si è trasformato in un dittatore della libertà, che conduce la sua individuale battaglia in precario equilibrio tra altruismo e nichilismo. Harlock mira a liberare l’umanità dai vincoli della Gaia Sanction ma desidera altrettanto e soprattutto liberare sé stesso dalla coscienza dell’errore commesso attraverso un processo di redenzione – di catarsi – drammaticamente universale. Ciò che gli sfugge è che per diventare un valore fondante la libertà dev’essere sorretta dalla verità, per quanto sconvolgente possa essere, e restare sempre aperta alla speranza. E’ questa la lezione che il pirata dello spazio apprende – e noi con lui – dal vero protagonista del film, Yama, un giovane dall’animo onesto che, nonostante il senso di colpa che lo opprime, riesce a guardare alla vita e all’uomo con spirito costruttivo.
Carismatico e travagliato, Harlock rimane comunque il fulcro emotivo di tutta la storia, nonostante le molte ombre (o forse proprio in virtù di esse) che si stendono sul suo passato. E’ anzi proprio l’ombra la sostanza di cui è composto il suo mondo, quella materia oscura (Dark Matter nel film) che muove l’Arcadia, la sua astronave, e permea il suo affascinante mantello nero. Il regista d’altro canto, rende al personaggio un servizio prezioso, esaltandone la dimensione titanica attraverso soggettive strettissime che mirano di volta in volta a focalizzare un dettaglio, uno sguardo o uno scarto della mano. Perché non c’è inquadratura che possa contenere interamente un mito.
Visivamente il film è uno spettacolo che toglie il fiato. A partire dal rinnovato design dell’Arcadia, passando per le ambientazioni gotiche e degradate, fino alle avvincenti battaglie spaziali in cui si alternano speronamenti e arrembaggi, tutto concorre a costruire un’esperienza visiva straordinaria, servita da una computer grafica estremamente viva e realistica. E proprio per questa sua dimensione fantastica, il film è accessibile anche a un pubblico di ragazzini, nonostante il taglio fortemente drammatico della storia. Gli scontri a fuoco sono del tutto de-umanizzati essendo i soldati sempre chiusi dentro scafandri che li rendono simili a dei robot. Per i piú pudici va segnalata solo una brevissima scena di nudo femminile di profilo.
Nonostante la sceneggiatura lasci diversi punti oscuri, la pellicola riesce nella difficile impresa di coniugare lo spirito dell’anime originale con una dimensione più moderna e spettacolare, avvicinando un’icona degli anni ’80 al gusto delle nuove generazioni. Pur non essendo un grande fan di Harlock, Riccardo ha seguito il film con entusiasmo anche se alla fine era un po’ provato da un’esperienza emotivamente impegnativa. Le battaglie spaziali gli sono piaciute tantissimo, anche se preferiva la versione blu dell’Arcadia (quella che si vede nella prima parte dell’anime) perché più simile a un’astronave classica. Qualche giorno dopo mi ha detto che gli era rimasto molto impresso lo strano uccello nero che stava appollaiato sulla spalla di Harlock e poi ha aggiunto “Mi è piaciuta anche la ragazza della sua ciurma.”
“Yuky intendi? Bionda…occhi azzurri…molto bella Yuky.”
“Sì.”
“Mi sa che ti sei un po’ innamorato, eh?”
“Sì, un pochino.”
Effetti collaterali di un mito destinato a non tramontare.

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