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Brisby e il segreto di NIMH, una mamma per eroe


Visto con Riccardo, 5 anni

Brisby e il segreto di NIMH, una mamma per eroe

Una commovente storia di coraggio e amore materno con venature horror e una colonna sonora che arriva dritta al cuore

di Demis Biscaro 12/10/2012

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La signora Brisby è una minuta topolina di campagna che vive nel prato di una fattoria con i suoi quattro figlioletti. La primavera è alle porte e il fattore a breve passerà l’aratro su tutto il prato ma per i topolini sarà impossibile traslocare perché il piccolo Timothy è costretto a letto dalla polmonite. Non rimane che tentare di spostare tutta la casa in un luogo piú sicuro, impresa titanica in cui possono riuscire solo i ratti, diventati straordinariamente intelligenti dopo essere stati sottoposti ad alcuni esperimenti nel NIMH, il laboratorio dell’Istituto Nazionale per la Salute Mentale. Il capo dei ratti, il saggio Nicodemus, dona a Brisby un misterioso medaglione rosso rubino assicurandole il loro appoggio ma l’infido Cornelius cercherà di ostacolarlo con tutti i mezzi…
Ex disegnatore disneyano alla sua prima produzione indipendente, Don Bluth porta sul grande schermo una commovente storia di coraggio e amore familiare in aperto contrasto con la sua ex casa madre (quanti lungometraggi Disney ricordate in cui l’eroina è una semplice mamma?!). Sempre curva sotto il suo scialle rosso, la signora Brisby porta su di sé tutta la faticosa gioia di farsi carico della propria famiglia e disvela una limpidezza d’intenti e una forza d’animo che non ha eguali nell’animazione occidentale. Non ci sono re leoni, né principi cerbiatti, né sirenette innamorate che diano prova di altrettanta determinazione e spirito di sacrificio. Riccardo si è affezionato molto a lei, nonostante non abbia i tratti dell’eroina classica, perché affronta con coraggio situazioni spaventose per il bene dei suoi bambini (e naturalmente anche perché indossa il luccicante medaglione rosso capace di sprigionare un’energia immensa…).
Un ulteriore elemento di distacco dalla tradizione Disney è l’atmosfera horror che si respira in alcune sequenze (la visita al Grande Gufo, l’ingresso nella tana dei ratti) e la presenza di elementi minacciosamente ambigui (l’aspetto dei ratti, gli ambienti cupi). Come immaginavo Riccardo ha molto apprezzato questa venatura inquietante anche se è rimasto un po’ disorientato dal fatto che Nicodemus (il buono) faceva piú paura di Cornelius (il cattivo).
I maggiori debiti nei confronti dell’immaginario disneyano si ritrovano nell’aspetto grafico del film, caratterizzato da un tratto morbido e rotondo (nonostante il tentativo apprezzabile di introdurre un maggior realismo), nella totale antropomorfizzazione degli animali e nella presenza di due importune spalle comiche, zia Bisbetica e il corvo Geremia, anche se è innegabile che quest’ultimo, con la sua sgangherata e demenziale ricerca dell’anima gemella, qualche sincera risata riesce a strapparla.
Uno dei punti di forza della pellicola è la colonna sonora, che si fa ricordare soprattutto per il tema principale struggente ma di ampio respiro e di forte impatto emotivo anche sui bambini: a me era piaciuto fin da subito e Riccardo si è guardato tutti i titoli di coda per ascoltarselo per bene fino alla fine.
Nonostante sia girato quasi nel rispetto aristotelico delle tre unità di tempo, luogo e azione, Brisby e il segreto di NIMH è un film che mescola avventura, mistero e divertimento nelle giuste dosi, dando vita ad una protagonista femminile difficile da dimenticare, un’umile mamma che con la sua timida determinazione riesce a realizzare l’impossibile e a far risuonare nell’animo dello spettatore delle corde che i personaggi Disney (ad eccezione forse di qualche recente produzione Pixar) da tempo non riescono piú nemmeno a sfiorare.

Postilla
Avrò avuto sì e no sette anni. A scuola, nel salone grande. Fu lì che vidi per la prima volta Brisby e il segreto di NIMH, in mezzo ad una moltitudine di grembiulini accovacciati sul pavimento. Fu una rivelazione istantanea: esistevano film a cartoni animati in cui i personaggi non si fermavano ogni cinque minuti a canticchiare insulsi motivetti, inscenando balletti imbarazzanti e uccidendo di noia lo spettatore! Detestavo i film Disney e la frustrante sensazione di aspettativa tradita che mi assaliva nell’istante in cui realizzavo che i personaggi avrebbero cominciato a cantare: perché mai dovevo sorbirmi un varietà se avevo cominciato a guardare un cartone?! Brisby e il segreto di NIMH era la prova che una strada alternativa per i film a cartoni animati era possibile!
Rivederlo oggi a quasi trent’anni di distanza e scoprire che ha resistito più che dignitosamente all’usura del tempo è stata una gioia davvero sublime.

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