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Ben 10, la celebrazione del gadget


Visto con Marco, 3 anni

Ben 10, la celebrazione del gadget

Ottima animazione e ritmo serrato delle storie. Ma manca un percorso educativo per il personaggio.

di Luca Maragno 24/09/2012

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Ben 10 è la storia di un ragazzino di 10 anni, Ben, che trova un bracciale alieno, il quale gli consente di trasformarsi, a seconda di cosa si seleziona, in 10 creature diverse, ognuna con delle peculiarità. Sono degli alieni-mostri, alcuni che corrono veloci, altri che volano tipo insetti, altri ancora che vanno sott’acqua, uno fatto di fuoco, un altro forzuto, e così via dicendo. Ben si troverà quindi a usare il bracciale per combattere in ogni episodio ingiustizie e uomini malvagi. I nemici variano, c’è per esempio uno scienziato pazzo che inventa una macchina per animare e ingrandire qualsiasi animale o dei cacciatori in cerca di catturare una creatura acquatica in un lago. Ottima animazione, ritmo serrato delle storie, disegni e colori allegri e anche una grande intelligenza nel mostrare ambienti e oggetti di uso comune tra i bambini: location come un supermercato o il museo di storia naturale sono ambienti che anche i bambini più piccoli conoscono molto bene per esempio. Insomma Ben 10 è un prodotto di grande qualità. Due sono, però, gli elementi che non me lo fanno promuovere a pieni voti.
Innanzitutto Ben non ha fatto nulla di particolare per meritarsi il bracciale alieno. Di per sé è un ragazzino come tutti gli altri e ciò che lo rende speciale è quindi solo il bracciale, ovvero un gadget, che funziona proprio come le tecnologie elettroniche che sempre più ci circondano. Il bracciale ha una “batteria” che si scarica, proprio come un telefonino, al termine della quale interrompe la trasformazione di Ben facendolo tornare un normale ragazzino. Questo escamotage dà un sacco di spunti narrativi, ma è chiaro che il messaggio che passa è che si può essere speciali e bravi solo con delle “cose”.
Il secondo elemento riguarda i conflitti dei personaggi: non ve ne sono, o sono blandissimi. Ben non ha un percorso che gli insegna ad essere migliore, ha solo un gadget che lo fa diventare più forte o più veloce a seconda delle situazioni. L’assenza di una crescita o di conflitti rende Ben 10 un intrattenimento un po’ vuoto.
Basta pensare a personaggi come l’Uomo Ragno, dove abbiamo un Peter Parker che all’inizio addirittura vuole usare i suoi poteri per divenire una star della Tv, o alla cultura pop americana figlia della intuizione della Marvel di creare “supereroi con superproblemi” per comprendere al volo come possano esserci esempi di grande intrattenimento in grado di veicolare anche messaggi più “educativi”.
Marco, tre anni, si è innamorato della serie e continua a imitare le trasformazioni di Ben 10 nei vari alieni e a simulare i combattimenti. Ovviamente ha subito chiesto come regalo di compleanno l’Omnitrix… Il suo episodio preferito è “L’ultima risata”, con un inquietante clown che “ruba” l’anima agli spettatori di un circo: gli fa un po’ paura, ma esercita anche, evidentemente, un fascino ipnotico.

 

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