Recensioni

Bambi, il trionfo della vita


Visto con Riccardo, 7 anni e Letizia, 3 anni

Bambi, il trionfo della vita

Una storia di forte impatto emotivo che riesce ancor oggi a parlare al cuore dei bambini grazie a un mix perfetto di immagini e musica

di Demis Biscaro 20/03/2014

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Uscito nelle sale americane nel 1942, il quinto Classico Disney racconta il primo anno di vita del cerbiatto Bambi, dalla nascita in primavera, fino alla primavera successiva quando, dopo aver perso la madre, incontrerà la cerbiatta Faline e diventerà padre a sua volta.
Ispirato al romanzo dello scrittore austriaco Felix Salten, il film mette in scena una storia perfettamente lineare riuscendo però a sfuggire alla banalità grazie ad alcuni punti di forza che lo rendono ancora oggi un prodotto straordinario. I disegni innanzitutto consegnano allo spettatore una natura multiforme e ricca di dettagli che non viene relegata a sfondo passivo ma scandisce il tempo della crescita del protagonista, accompagnandolo nella sua maturazione quasi come una seconda madre. Questa forte componente realistica trova un corrispettivo nel profondo senso del dramma che informa tutto il racconto. Nonostante l’antropomorfizzazione degli animali e la dimensione fiabesca della narrazione, la storia è ben calibrata, alternando scene giocose, che fanno la gioia dei più piccoli, a momenti di vera e propria tensione, che tengono desta l’attenzione anche dei bambini più grandicelli, portando sullo schermo una rappresentazione del tragico misurata ma sincera, scevra di falsi pudori e rafforzata da soluzioni stilistiche convincenti. Val la pena di ricordare ad esempio l’uso quasi espressionistico del colore durante la lotta tra Bambi e il cervo rivale o l’irrequietezza del fuoco che prende possesso della foresta come una bestia strisciante dotata di volontà propria. Anche la scelta di lasciare fuori scena la morte della mamma di Bambi ha il pregio di evitare che un momento triste, ma intimamente connesso al ciclo biologico, si trasformi in una parentesi melodrammatica fine a sé stessa. E anzi la subitanea comparsa del Grande Cervo sottolinea a beneficio dei più piccoli che questo evento segna una vera e propria svolta per il protagonista, ovvero il passaggio dall’infanzia (in cui predomina la figura materna) alla giovinezza e all’età adulta, dove il modello di riferimento diventa quello maschile.
Il cuore del film sta infatti in questa celebrazione della vita in tutti i suoi aspetti: dalla scoperta dei sensi, all’amicizia fino alle esperienze più intense come la lotta, l’amore e la morte di una persona cara. E questa prorompente energia vitale illumina letteralmente i personaggi avvolgendoli con un batuffolo di luce rassicurante che spinge ai bordi dell’inquadratura il buio e la solitudine dell’ambiente circostante. La musica poi si fonde magistralmente con le immagini, amplificandone l’effetto e arricchendo di sfumature di senso i fenomeni atmosferici e i cambi di stagione: l’esperienza maturata dallo studio Disney con la produzione di Fantasia (di soli due anni prima) è evidente, tanto che per la prima volta la colonna sonora è quasi completamente strumentale e le pochissime canzoni sono interpretate da voci fuori campo.
Ogni volta che Letizia guarda questo film è una festa. Ormai l’ha visto cosí tante volte che a ogni scena racconta in anticipo tutta eccitata quello che sta per succedere. La parte che preferisce è quella in cui Bambi impara a parlare e pasticcia con la pronuncia delle parole, proprio come di tanto in tanto capita ancora a lei con alcuni termini un po’ ostici. E come se non bastasse non appena sente qualche musica più coinvolgente si alza in piedi e comincia a ballare. Dopo un paio di visioni ha interiorizzato adeguatamente anche la morte della mamma e ha compreso che rappresenta un passaggio nella vita del cerbiatto, che da quel momento avrebbe vissuto insieme al suo papà e a Faline. Anche Riccardo ha seguito la storia con partecipazione, apprezzando il fatto che il flusso narrativo non viene interrotto da intermezzi musicali. Insomma, a 70 anni dalla sua nascita il piccolo cerbiatto dai grandi occhi dolci riesce ancora a parlare alle nuove generazioni: se non è un classico questo…

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