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Ballerina, il potere della passione


Visto con Giogio, 6 anni, e Alex, 7 anni

Ballerina, il potere della passione

Arriva al cinema Ballerina, un film che racconta sì della danza e si rivolge al cuore delle bambine, ma che usa un linguaggio universale per parlare dei sogni e di quanto sia importante lottare fino in fondo per realizzarli

di Karin Ebnet 15/02/2017

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Felicie è una bambina orfana che non riesce a stare ferma. Il suo corpo è sempre in movimento e l’unica cosa a cui pensa è la danza. Per questo un giorno fugge dall’orfanotrofio insieme all’amico Victor, che sogna di diventare un famoso inventore, per cercare di entrare nella più importante scuola di ballo di Parigi. Grazie alla sua grande forza di volontà e a qualche piccolo inganno riesce ad accedere a una selezione per danzare con la prima ballerina dell’Etoile, ma la concorrenza è spietata e dalla sua ha solo la passione. Completamente a digiuno della più elementare tecnica, dovrà imparare molto velocemente se vorrà realizzare il suo sogno. Ad aiutarla una ex ballerina finita in disgrazia, Odette, mentre a metterle i bastoni tra le ruote sono l’ambiziosa Camille e la sua arcigna e malefica madre.

Realizzato dalla canadese Atelier Animation insieme alla francese Gaumont, Ballerina è un film d’animazione sorprendente, realizzato con grande cura per ambientazioni e dettagli, un buon approfondimento dei personaggi e una vicenda capace di parlare al cuore di tutti. Nonostante il titolo e il tema della danza infatti Ballerina non è soltanto un film per bambine. La storia di Felicie che sogna di diventare una ballerina dell’Etoile di Parigi è in realtà una storia che parla di sport, di passione e di quello che si è disposti a fare pur di realizzare i propri sogni. Parla di determinazione e lealtà, di forza e coraggio, di amicizia e amore.

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Camille è la più promettente delle ballerine, la sua tecnica è perfetta, ma manca di cuore e senza una vera passione qualunque cosa si faccia è fredda, impersonale e non conquista il pubblico. Tutto il contrario di Felicie, che invece mette il cuore in tutto quello che fa.

Il film, ambientato nella Parigi del 1899, quando due delle meraviglie del mondo erano ancora in costruzione – la Tour Eiffel e la Statua della libertà – non è privo di difetti. Felicie gira per le strade con una gonna al ginocchio prima e con pantaloncini cortissimi poi, abbigliamento che stride decisamente con il periodo storico. E alcune scene sono un po’ forzate, come la vendetta finale della mamma di Camille, ma tutto è perdonatissimo in un film che parla con il cuore ed è impregnato della stessa passione che fa agire Felicie.

Tutto merito dei due registi Eric Summer ed Éric Warin capaci di dare struttura e cuore a un film dal budget ridottisimo (30 milioni di dollari), se si pensa alle mega produzioni Pixar e Disney, e di far dimenticare le prime incertezze nei movimenti dei personaggi grazie ad accurate coreografie, realizzate con l’aiuto di professionisti del settore, che fanno sognare a occhi aperti.

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Un po’ Dickens e un po’ Karate Kid, il film conquista velocemente l’attenzione tanto che anche Alex e Giorgio, due maschietti appassionati di Dragon Ball, di supereroi e di robot, sono rimasti incantati a guardare la storia di Felicie, hanno tifato per lei e per Victor, e si sono persino rispecchiati nella protagonista. Alex più del fratello: «il film parla della passione per lo sport e Felicie ama la danza come io amo la ginnastica» ha detto entusiasta. Giorgio in più si è divertito un mondo in alcune scene comiche come quando Victor sbatte continuamente la testa contro la campana dell’orfanotrofio o dice continuamente a Felicie “Tornerò”, ma anche la parlata della madre superiora lo ha fatto molto ridere.

Ottimo nel film anche il doppiaggio. Se la voce dell’etoile Eleonora Abbagnato è un po’ incerta, ma d’altronde questo non è il suo mestiere, perfette sono invece quelle dei protagonisti e Sabrina Ferilli è una azzeccatissima malvagia. Ma sopratutto l’idea di far cantare a Francesca Michielin la canzone portante del film, Tu sei una favola, è risultata una scelta vincente. Il brano entra nelle orecchie e circola nelle vene tanto che è impossibile non canticchiarla quando alla fine scorrono i titoli di coda e infili il cappotto per tornare a casa. Un po’ più sognante e un po’ più felice di quando sei entrato.

 

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