Recensioni

Azur e Asmar, il canto della fratellanza


Visto con Marco, 4 anni

Azur e Asmar, il canto della fratellanza

Come superare le barriere culturali con una fiaba da mille e una notte

di Luca Maragno 19/02/2013

0

http://www.movieforkids.it/wp-content/uploads/2013/02/AZUR-ET-ASMAR-10.jpg

Le diversità culturali non sono mai state così al centro dell’attenzione come in questo momento storico. Le grandi metropoli sono sempre più multietniche e genitori e bambini sono i primi ad accorgersene frequentando scuole e classi sempre più popolate da ragazzi di varie culture. Tenendo conto, poi, che nel mondo post-11 settembre i venti che soffiano sull’odio razziale e sull’antipatia verso le culture che non sono la nostra si sono fatti più forti, questo Azur e Asmar è già in partenza un capolavoro di attualità.
Vi si narra, infatti, una fiaba che ha per protagonisti due bambini: uno biondo con gli occhi azzurri, evidentemente europeo, ovvero Azur, e l’altro moro con gli occhi scuri, evidentemente africano, ovvero Asmar. La madre di Asmar fa anche da nutrice ad Azur mentre presta servizio presso il castello del padre del bimbo. I due bambini crescono come fratelli giocando sempre insieme finché, verso i 10 anni, la nutrice non viene scacciata per sempre. Divenuto adulto, Azur decide di andare al di là del mare per cercare la Fata dei Jinns di cui aveva sentito narrare nella fiabe che la nutrice raccontava quando era piccolo.
E’ il punto di partenza per un viaggio alla scoperta di un nuovo mondo, un’avventura tutta votata a raccontare come i pregiudizi siano indice di ottusità mentale più che di intelligenza.
Azur nel nuovo mondo viene trattato come reietto perché “gli occhi azzurri portano maledizioni”. Quando ritrova la madre/nutrice sono quanto mai eloquenti le parole di quest’ultima: «io conosco due lingue, due paesi, due religioni, e per questo so il doppio rispetto a tutti gli altri. Quando gli altri si fermano a un gatto nero o a un occhio azzurro, io vado avanti». Ogni pregiudizio va superato, insomma, e ogni cultura ha i suoi valori perché “il sangue è rosso per tutti”: in sintesi, un inno alla fratellanza.
Il look del film è assai originale grazie all’uso di una tecnica mista che dona al film un carattere forte. Da una parte sfondi fissi, fondali disegnati talmente ricchi di colori e dettagli da sembrare veri e propri quadri. I personaggi, invece, sono realizzati al computer in 3D, con un dettaglio scarno e un’animazione un po’ imbalsamata, ma con un design accattivante soprattutto nel rispetto dei costumi tradizionali indossati. La regia è tutta al servizio di questo mix: la camera è quasi sempre immobile per dare allo spettatore il tempo di apprezzare i preziosismi dei fondali, ma anche per ricordare certe illustrazioni statiche che corredano i libri di un tempo, La mille e una notte su tutti.
La forza del film, però, è da ricercare soprattutto nella storia: il regista Michael Ocelot, che già aveva dato prova di saper bene argomentare certe tematiche con Kirikù e la strega Karabà, mette in scena un tema attualissimo riempiendolo di decine di suggerimenti e particolari di grande stimolo intellettuale.
Si parla, per esempio, spesso in arabo, senza che venga tradotto o sottotitolato, lasciando allo spettatore l’intuizione di ciò che succede e ciò che si dice, come a significare che neanche la lingua è una barriera culturale poi così insormontabile. Azur è costretto a scoprire la nuova terra fingendosi cieco, per non rivelare i suoi occhi azzurri ed essere così allontanato dalle genti, servendo allo spettatore un altro bel suggerimento: usate tutti i sensi e non solo la vista per vivere davvero nuove esperienze. Nel finale, infine, Azur e Asmar troveranno insieme la Fata dei Jinns e questa non saprà chi prendere come suo sposo, giudicandoli entrambi meritevoli. Nemmeno chiamando in aiuto saggi, principesse e perfino madri/nutrici nessuno saprà consigliare chi dei due è migliore…
Veniamo all’aspetto più importante: ai bambini piace? Marco si è sentito molto coinvolto, tanto da richiedere di rivederlo (unico vero indice per capire il livello di apprezzamento). Merito senz’altro dell’elemento avventuroso, salvaguardato dal viaggio che Azur e Asmar intraprendono per trovare la Fata dei Jinns, ricco di prove da superare e persino con dei briganti da sconfiggere. Più che l’avventura è la ricchezza di una serie di elementi ad aver colpito l’immaginario di Marco, dal cambiamento di voce dei bambini fattosi adulti, alla simulazione della cecità, subito sperimentata in salotto. Sicuramente manca la potenza di un personaggio carismatico come Kirikù, ma qui va applaudita una scrittura perfetta su un tema delicatissimo: come spiegare a un bambino tematiche complesse che coinvolgono società, religioni e differenze culturali? E infatti Ocelot non le spiega, mette in scena l’ovvio, il semplice, quasi a dire che il “re è nudo”, e improvvisamente anche un adulto capisce che in realtà è tutto a portata di bambino.

Vai alla scheda Cinema
Vai alla scheda Home Video

© Riproduzione riservata


This entry was posted in Senza categoria on .

Inserisci un Commento