Recensioni

Arthur, eroe da giardino


Visto con Sara, 7 anni, e Emma, 3 anni

Arthur, eroe da giardino

Il secondo episodio della saga dei Minimei non delude i fan di Arthur

di Paolo Paglianti 9/11/2012

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Nel giardino di casa non ci sono solo erbacce e piante: un mondo in miniatura si nasconde tra le foglie, in cui vive il popolo dei microscopici Minimei, fra farfalle, coccinelle e principesse nei guai. Nel primo film, Il popolo dei Minimei, il piccolo Arthur scopre l’esistenza di questi esserini e diventa un loro alleato, sventando i piani del malavagio (e mostruoso) Maltazard. In questo seguito, Arthur riceve una enigmatica richiesta di aiuto dai Minimei e deve rimpicciolirsi di nuovo per correre in soccorso dei suoi mini-amici.

Il film è realizzato con una tecnica mista: il mondo “reale” di Arthur, il Connecticut degli anni ’60, è un normale film con attori in carne e ossa; quello ultrapiccolo dei Minimei è invece in animazione 3D, di buon livello anche se non raggiunge le vette dei film contemporanei a Arthur di Pixar e Dreamworks: soprattutto i visi dei Minimei risultano artificiali e squadrati, impensabili in Toy Story e soci. Le due tecniche non stonano tra loro, anzi aiutano i bambini a capire in che mondo si trova Arthur in ogni momento, visto che la sua versione miniaturizzata è realizzata in animazione 3D come tutto il resto.

Come molte trilogie, il film di mezzo è quello un po’ più sacrificato, facendo da collante tra l’inizio e l’epilogo della storia nel suo complesso. Ha davvero poco senso sedersi davanti a La vendetta di Maltazard senza aver visto Il popolo dei Minimei, e senza aver pronto il terzo film della saga (Arthur e la guerra dei due mondi), visto che termina con un bel “continua” che lascia la storia un po’ troppo in sospeso.

La trama è un po’ arzigogolata per un film destinato bambini, con tradimenti, sotterfugi e doppi giochi abbastanza elaborati e difficili da seguire per gli under 12; probabilmente qualche spiegazione dai “grandi” sarà necessaria, soprattutto verso la fine quando si smaschera il complotto di Maltazard – nel film viene spiegato con flashback che potrebbero disorientare gli spettatori più piccoli. A parte questo, nel mondo “mignon” il film funziona, con un viaggio variopinto, pieno di corse e dialoghi divertenti. Il ritmo è incalzante e non ci si annoia mai, anche se non è sempre chiaro il fine ultimo dei vari protagonisti.

Fanno da contraltare gli “adulti” del mondo reale, che sembrano più delle macchiette prese dei film con le torte in faccia di Stanlio e Olio, dialoghi surreali compresi. Pure troppo: per esempio, i due genitori vanno nel panico per una puntura d’ape, e più tardi non si accorgono che hanno in auto il cane invece che il figlio; in particolare, il papà di Arthur è per quasi tutta la trilogia il prototipo del genitore che ritiene il figlio un idiota solo perché ha dieci anni, quando invece è evidente che Arthur è più coraggioso e intelligente di tutti gli adulti del film messi insieme, a eccezione degli avventurosi nonni. Quella nel mondo reale è la parte più debole del film (e della trilogia), poco dinamica e meno avventurosa: Luc Besson corre ai ripari per questo squilibrio solo nel terzo film, un po’ più bilanciato. Ma non è un problema, considerando che il grosso del film è in animazione e tra i Minimei.

I mostri di Arthur non sono particolarmente spaventosi, e il film è adatto a ogni età: la bimba di quattro anni ha seguito il film rapita dagli eventi, quella di sette si è fatta qualche domanda in più sul finale, ma ha gradito comunque il film e la trilogia nel complesso. L’unico consiglio che vi diamo è di vedere i tre film in rapida successione: in questo modo i vostri piccoli non si dimenticheranno i fatti salienti dei vari episodi, e riusciranno a seguire meglio l’Odissea in tre parti di Arthur. Non entrerà nei grandi classici da rivedere una volta al mese, ma merita un posto nella videoteca per bimbi di ogni genitori.

 

 

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