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Arthur e i Minimei, la favola ecologista di Besson


Visto con Marco, 2 anni

Arthur e i Minimei, la favola ecologista di Besson

Il regista di Leon si dà alle fiabe per bambini con una pellicola a metà tra live-action e animazione digitale

di Luca Maragno 22/10/2012

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Luc Besson, il noto regista di Leon e Nikita, ha scritto una serie di romanzi per l’infanzia apposta per i suoi figli e naturalmente li ha poi trasformati in film. La saga offre una parte in live-action ambientata nel mondo normale e una in animazione digitale quando il protagonista entra nel mondo dei Minimei. L’idea funziona: il cambio di stile è giustificato dai due mondi diversi, che seppure convivono sono “separati” dalle dimensioni (i Minimei sono una specie di folletti minuscoli). Anche nel terzo capitolo, quando l’interazione tra Minimei e mondo degli uomini si fa più presente, fino addirittura a far diventare gli effetti speciali digitali protagonisti della pellicola attraverso Minimei giganteschi che mettono a soqquadro una cittadina, funziona tutto egregiamente dal punto di vista visivo.

Per quanto riguarda la storia, siamo di fronte a una fiaba ecologista dalla morale ampiamente condivisibile quanto scontata, che passa principalmente dal rispetto della natura: Arthur diventa Minimeo per salvare il nonno o la principessa Selenia e per trovare tesori che servono a salvare l’indebitata nonna nel mondo “umano”. L’esperienza gli servirà per scoprire un popolo che vive in armonia con la natura.
Gli si perdona anche scoppiazzature (come la spada nella roccia che solo un prescelto può estrarre – non a caso il protagonista si chiama Arthur…) e altre banalità, in fondo l’idea di potersi rimpicciolire e diventare un Minimeo per vivere delle avventure credo che faccia proprio centro nella fantasia dei bimbi. Mio figlio adorava i cartoni e ignorava i live action, fino all’arrivo di questi Minimei che sono una bella miscela delle tue tecniche. In particolare la principessa Selenia gli è entrata nel cuore, tanto da pretendere di addormentarsi solo dopo un racconto in cui lei fosse protagonista… Una nota stonata và segnalata per quanto riguarda i genitori di Arthur: davvero troppo stupidi e inutilmente “crudeli” nel loro assenteismo verso il figlio. Questo aspetto non aiuta i bambini nella convinzione che mamma e papà siano dei punti di riferimento certi. Ma forse non è poi male instillare qualche dubbio…
Il secondo e terzo episodio sono simpatici, ma esaurito l’effetto novità e non introducendo nulla di sostanzialmente diverso, risultano anche un po’ noiosetti, tant’è che Marco richiede di vedere sempre e solo il primo.

 

 

 

 

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