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Arrietty, la potenza della poesia


Visto con Marco, 4 anni

Arrietty, la potenza della poesia

Tante tematiche profonde, dalla Morte al rispetto degli altri, in una fiaba semplice e magica firmata Miyazaki

di Luca Maragno 8/11/2012

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Una famiglia di Gnomi che vive sotto il pavimento di una casa di campagna viene scoperta dagli Uomini, a causa del rapporto di amicizia che nasce dalla minuscola adolescente Arrietty e il ragazzo Sho. Questa fiaba ha tutta la magia delle storie semplici raccontate bene. Il mondo di Arrietty sprigiona ‘poesia’ da ogni fotogramma: i disegni, le animazioni, le musiche, tutto ha una leggerezza soave, una tranquillità quasi angelica, pur raccontando anche di tensioni e affrontando tematiche profonde.
Il mondo degli gnomi è quello dei giochi dei bambini, non a caso vi è perfino una ‘casa delle bambole’ costruita appositamente per loro. Questo è l’aspetto, sommato al design molto realistico con cui vengono caratterizzati i personaggi, che ha più influito nel coinvolgimento di Marco, completamente rapito dalle immagini.
Le idee messe sul piatto sono tante e tutte universalmente condivisibili. Il rispetto della diversità dell’altro, per esempio, enfatizzato al massimo dal vivere di Sho e Arrietty letteralmente con due dimensioni differenti. La critica al consumismo: gli gnomi vivono con poco, prendendo “in prestito” le cose dagli uomini, una zolletta di zucchero, uno spillo, ecc. ecc. Il suggerimento più profondo, però, viene dall’idea che attraverso gli altri e il rapporto con le altre persone, si trova la voglia e il coraggio di affrontare la vita. Sho, infatti, deve subire un intervento al cuore da cui non sa se si salverà: prima dell’incontro con Arrietty è scoraggiato e quasi indifferente alla sua possibile morte, alla fine, dopo essere riuscito a proteggere la piccola gnoma, invece è positivo e ottimista nell’affrontare la situazione. Addirittura l’idea della morte va oltre la dimensione personale quando si parla di “specie in via di estinzione”, riferendosi agli ormai pochi gnomi rimasti.
Tutti questi sono solo sottetesti (per questo il fattore Artax assegnato è solo “3″) e sono il cuscino su cui si poggiano avvenimenti semplici e alla portata di qualsiasi età e sesso: i viaggi di Arrietty e il padre per recuperare il cibo, l’apertura di una finestra, il salvataggio della mamma chiusa in un barattolo, tutto è all’insegna dell’avventura.
L’animazione dello studio Ghibli e la firma di Hayao Miyazaki sottolineano non solo la qualità dell’opera, ma anche ormai uno stile inconfondibile nella messa in scena delle storie. Marco mi ha lasciato completamente esterefatto quando, alla fine del film, mi ha chiesto «come mai non c’era Totoro?». Primo perché non sapevo avesse visto un altro film di Miyazaki e poi, ovviamente, perché mi è sembrato sorprendente che un bambino di quattro anni potesse riconoscere una “firma”. Evidentemente, quando un autore ha una poetica talmente potente, riesce proprio a parlare a tutti a ogni livello.

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