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Alla ricerca della Valle Incantata, l’alba del mondo tra dramma e poesia


Visto con Riccardo, 7 anni

Alla ricerca della Valle Incantata, l’alba del mondo tra dramma e poesia

Un classico racconto di formazione che tocca temi importanti alternando scene emotivamente intense a lunghe parentesi divertenti

di Demis Biscaro 1/02/2013

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Tempi duri per i dinosauri durante il Cretaceo: il cibo scarseggia e il terreno si inaridisce sempre di più. Per questo Piedino, un piccolo apatosauro, emigra insieme alla mamma e ai nonni verso un luogo prospero e lussureggiante di vita, la Valle Incantata. Purtroppo un terremoto prima e l’attacco di un T-Rex poi separano il piccolo apatosauro dai suoi cari e lo costringono ad affrontare il lungo cammino verso la Valle Incantata da solo. O meglio insieme ai suoi nuovi amici: il triceratopo Tricky, lo pteranodonte Petrie, lo saurolofo Ducky e lo stegosauro Spike.
Per il suo terzo lungometraggio, prodotto tra gli altri da Steven Spielberg e George Lucas, Don Bluth si tuffa direttamente nella preistoria, lasciando da parte i topolini indifesi di Brisby e il segreto di NIMH e Fievel sbarca in America per occuparsi dei giganteschi dinosauri.
L’incipit dà subito la misura del taglio del film: dopo due minuti di esplorazione della vita subacquea primitiva, la suggestiva musica di James Horner lascia spazio ad una voce fuori campo che introduce lo spettatore al mondo perduto dei dinosauri con un tono tra il fiabesco e l’epico. E’ evidente che il film non punta ad essere una ricostruzione scientificamente ineccepibile dell’ambiente preistorico quanto piuttosto una celebrazione appassionata e poetica del mistero della vita e della forza che si sprigiona dagli esseri viventi nei momenti di maggiore difficoltà. Il realismo è affidato alla cornice grafica che rifugge dai colori sgargianti per costruire delle ambientazioni ostili con tonalità tendenzialmente cupe, adatte ad enfatizzare la condizione di disagio dei piccoli protagonisti.
In questo senso il film si colloca a pari distanza sia dal design artificiale della serie TV Il treno dei dinosauri che dal naturalismo virtuosistico di Dinosauri. Benché la storia sia molto simile a quella del film Disney (prodotto però oltre 10 anni dopo…), l’approcio è antitetico: al posto di un rigido moralismo tutto orientato a discriminare irrevocabilmente i buoni dai cattivi, il film di Don Bluth punta a mettere in scena l’ineluttabilità di alcuni dolorosi avvenimenti con cui ogni individuo deve prima o poi confrontarsi (la morte dei genitori, la solitudine, le privazioni fisiche, la fatica, ecc.) sottolineando come sia possibile alleviare la sofferenza grazie al sostegno degli amici.
Anche gli obiettivi didattici de Il treno dei dinosauri sono estranei alla pellicola, che si affida invece ad una classica storia di formazione per toccare temi delicati come la perdita delle persone care, l’insensatezza dell’isolamento razziale e l’insostituibile valore dell’amicizia con semplicità e immediatezza, a beneficio degli spettatori piú piccoli. E’ vero che alle lunghe sequenze divertenti si alternano scene in cui la componente paurosa gioca un ruolo primario, ma il regista riesce sempre a trasmettere il senso del dramma celando con pudore i dettagli più crudi e violenti. Toccante a questo proposito è il gioco di ombre durante la lotta fatale tra il T-Rex e la mamma di Piedino.
Riccardo, che tra i 3 e i 5 anni ha avuto il suo “periodo dei dinosauri”, ha visto il film più volte tanto da aver imparato la successione delle scene a memoria. Da piccolino si era inevitabilmente affezionato a Piedino anche se naturalmente le parti che preferiva erano quelle in cui faceva la sua comparsa il terribile T-Rex. Ora che è più grandicello tende un po’ a snobbare questo film perché lo trova poco avvincente anche se le sequenze più drammatiche, come quella del terremoto o dell’eruzione vulcanica, riescono ancora a catturare la sua attenzione.
L’ultima volta che l’abbiamo visto assieme è rimasto indispettito quando gli ho fatto notare che Tricky, il piccolo triceratopo che a lui sta tanto simpatico perché ha un nome simile al suo, non è UN triceratopo ma UNA triceratopo. Magari fra qualche anno, dopo che si sarà innamorato di Guerre Stellari, gli rivelerò che l’idea che Tricky fosse una femmina è stata proprio di George Lucas e cosí forse se ne farà una ragione…
Nonostante il film sia dell’88 il suo merchandising è ancora ben vivo anche qui in Italia, a riprova del duraturo successo riscosso a livello internazionale da questo lungometraggio (non a caso a questo primo episodio hanno fatto seguito ben dodici sequel e una serie animata). D’altra parte a 25 anni dal passaggio sul grande schermo Alla ricerca della Valle Incantata rimane ancora, soprattutto per un pubblico in età prescolare, uno dei modi migliori per vivere un’esperienza spettacolare e significativa nell’affascinante mondo della preistoria.

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